L’ombra di “Frate Lupo”: tra paura ancestrale, custode dell’ecosistema e la violenta ignoranza degli “avvelenatori seriali”
“... E santo Francesco gli parlò così: “Frate lupo, tu fai molti danni in queste parti, e hai fatti grandi malifici, guastando e uccidendo le creature di Dio sanza sua licenza, e non solamente hai uccise e divorate le bestie, ma hai avuto ardire d’uccidere uomini fatti alla immagine di Dio; per la qual cosa tu se’degno delle forche come ladro e omicida pessimo; e ogni gente grida e mormora di te, e tutta questa terra t’è nemica. Ma io voglio, frate lupo, far la pace fra te e costoro, sicché tu non gli offenda più, ed eglino ti perdonino ogni passata offesa, e né li uomini né li cani ti perseguitino più”. E dette queste parole, il lupo con atti di corpo e di coda e di orecchi e con inchinare il capo mostrava d’accettare ciò che santo Francesco dicea e di volerlo osservare.”
Questo ci narra Tommaso da Celano nei “Fioretti”. È una parte della narrazione del celebre brano che narra l’incontro di San Francesco col terribile lupo di Gubbio. Vogliamo mettere in dubbio l’esistenza di San Francesco? Spero di no e allora dobbiamo comprendere per quale motivo ci comportiamo da lupi nei confronti di questi canidi selvatici.
CHE DOVREBBE FARE UN POVERO LUPO?
Il lupo fa il lupo e che altro potrebbe fare? Noi dovremmo comportarci da esseri umani nel rispetto delle leggi della natura e se il lupo si comporta da tale, noi civilmente dobbiamo prendere le opportune precauzioni che non passano per l’avvelenamento di massa della specie soprattutto se viviamo in Abruzzo, su quella terra benedetta che di foreste e monti ne ha a iosa e di conseguenza animali selvatici che si comportano come da natura.
Non ci sentiamo sicuri? Vogliamo avvelenare tutti gli orsi marsicani e tutti i lupi? Poi? Vogliamo passare al tosaerba tutto il parco nazionale d’Abruzzo e renderlo simile a un lunapark biologico? Non si può fare.
L’UOMO E IL LUPO
L’Abruzzo sta vivendo una vera emergenza: tra metà aprile e l’inizio di maggio 2026, sono stati rinvenuti oltre 20 lupi morti. La causa principale accertata dalle autorità e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale è l’avvelenamento tramite bocconi letali sparsi sul territorio. Gli episodi si sono concentrati tra Alfedena, Pescasseroli, Bisegna e Barrea
L’ODIO
Mentre negli anni ’70 l’Abruzzo salvava il lupo dall’estinzione, oggi la crescente prossimità tra fauna e centri abitati sta riaccendendo vecchie paure e tensioni legate alla pastorizia e alla sicurezza percepita.
Frequentare l’Appennino oggi significa accettare che non è più uno spazio solo umano, ma un ecosistema dove grandi carnivori e orsi stanno riconquistando i loro spazi. Secondo Legambiente e il WWF Italia, questa strage è frutto di un “clima di odio” che declassa il lupo a minaccia, invece di promuovere strumenti di prevenzione (come recinzioni elettrificate e cani da guardiania).
RESPONSABILITÀ E DANNI COLLATERALI
La morte di questi lupi è un attacco non solo a una specie, ma al sistema di valori dell’Abruzzo “Regione Verde d’Europa”. Il soprannome “Regione Verde d’Europa” o anche “Polmone Verde d’Europa” è stato coniato in quanto oltre un terzo del suo territorio è protetto da parchi nazionali, regionali e riserve naturali. Con tre Parchi Nazionali (Gran Sasso, Maiella, Abruzzo Lazio e Molise), un parco regionale e numerose riserve, ospita un’immensa biodiversità, rappresentando una delle aree più incontaminate del continente, cosa che alcuni abruzzesi, che definirli “scriteriati” pare poca cosa, non sembrano aver compreso bene.
GLI INCONVENIENTI DEL MESTIERE
Gli imbelli che si sono dilettati ad avvelenare qua e là il Parco non considerano che dal punto di vista giuridico gli avvelenamenti possano integrare più fattispecie penali tra cui l’uccisione e il maltrattamento di animali, aggravati dalla reiterazione. Qualora venga accertata una compromissione significativa e misurabile dell’ambiente, trova applicazione anche il delitto di inquinamento, con pene che arrivano fino a sei anni di reclusione, oltre alle aggravanti previste per i fatti commessi in aree protette.

L’uso del veleno è una pratica cieca. Oltre ai lupi, sono state trovate morte anche volpi e poiane, dimostrando che il “metodo” colpisce l’intera catena alimentare e la sicurezza pubblica. Non essendo selettivo, il boccone avvelenato uccide anche cani da pastore, animali domestici, volpi, tassi e rapaci protetti (come aquile o grifoni).
Un animale morto per veleno diventa una carcassa tossica. I necrofagi che se ne nutrono muoiono a loro volta, innescando una strage silenziosa che risale la catena alimentare, non solo: i veleni possono persistere nel terreno e nelle falde acquifere, danneggiando l’ecosistema.
Uccidere un lupo a caso in un branco può destabilizzare la gerarchia sociale, portando i membri superstiti a disperdersi e paradossalmente, ad attaccare più frequentemente il bestiame perché non più coordinati per la caccia selvatica.
COSA FARE?
A volte ce la prendiamo con i cacciatori ma non tutti sono bracconieri sebbene quest’ultimi sono o sono stati cacciatori.
Quanti Cacciatori, però, hanno denunciato un bracconiere? Attenzione perché chi tace è colpevole per omissione, cioè (cito testualmente): “ il mancato compimento di un‘azione che il soggetto aveva il dovere giuridico di compiere.”
L’omissione può sfociare nel favoreggiamento personale, quando, cioè, il “non agire” o il ritardo nel riferire alle autorità serve ad aiutare l’autore del reato a eludere le indagini o a sottrarsi alle ricerche.
ALCUNE NORME
Bisogna anche essere parte attiva usando piccole accortezze perché, spesso, facendo piccole cose si ottengono grandi risultati. Per chi vive in zone limitrofe ai parchi è opportuno che non lasci ciotole di cibo per animali domestici all’esterno durante la notte, utilizzi contenitori dei rifiuti anti-orso/anti-selvatico o conferendoli secondo gli orari stabiliti per evitare di attirare predatori, se lascia i cani in giardino, si assicuri che le recinzioni siano integre e sicure.
Dare da mangiare agli animali selvatici è vietatissimo in Abruzzo. In alcuni comuni, le povere bestie, sono attirate dal cibo dei cassonetti ed ecco che ci strappiamo i capelli urlando: “Al Lupo! al Lupo!” quando siamo noi per primi ad attirarli.
Qualora si voglia denunciare (anche anonimamente) bracconaggio, esche avvelenate o animali feriti ad Avezzano, per esempio, è possibile contattare i Carabinieri Forestali chiamando il 112 (o il 1515) per denunciare. Il Comune mette inoltre a disposizione uno sportello Telematico con procedure specifiche per segnalare il ritrovamento di carcasse o presunti maltrattamenti di animali.
IL LUPO FA BENE
Mettiamocelo bene in testa: il lupo fa bene all’uomo perché è un pilastro fondamentale dell’ecosistema da cui dipendiamo. La sua presenza genera benefici a cascata, sia ecologici che economici. Mi sembra di sentire lo spargitore di veleno: “vurria vidé a tte se tte magnene na pècura” e la sua filosofia finisce lì.
Essendo, il lupo, principale predatore di cinghiali, cervi e caprioli, in sua assenza queste popolazioni crescerebbero a dismisura, causando danni alle colture, incidenti stradali e il degrado dei boschi. I troppi erbivori mangiando i germogli impedirebbero alla foresta di rigenerarsi.
Quando il lupo controlla gli erbivori, la vegetazione cresce più rigogliosa attirando più insetti, uccelli e piccoli mammiferi e incrementando la biodiversità complessiva. In ecologia si dice che il lupo è una specie chiave: la sua rimozione farebbe crollare l’intero sistema.
IL PROFILO DELL’AVVELENATORE

Senza scomodare Lombroso, possiamo affermare che è un imbecille, ma dovendo scrivere seriamente di cose serie ecco le motivazioni che spingono l’imbelle a fare cotali atti. Gambe in spalla mi sono recato da un amico che si occupa di questo ed è consulente per diversi bioparchi.
Come immaginerete è un intellettuale, animalista e “verde”, strettamente vegano, segaligno e certamente sofferente di stipsi. Mi ricorda Bonelli: mite, gentile con modi composti. Il mio amico ritiene che alzare la voce sia un segno di debolezza. Poi, magari, torna a casa e picchia la moglie, un po’ come Edmondo De Amicis, quello del libro “Cuore”. Ma torniamo al profilo dell’avvelenatore che mi è stato suggerito.
Spesso è legato al mondo dell’allevamento e dell’agricoltura e vede l’animale selvatico come predatore. Per lui è una minaccia economica o un “parassita” da eliminare. Pensa di proteggere in tal modo il suo bestiame e il suo reddito ma non calcola che i pochi animali uccisi non hanno intaccata l’intera massa di predatori.
Il tizio giustifica l’atto come una “difesa necessaria” e spesso prova frustrazione verso le istituzioni. Le percepisce assenti (forse per risparmiargli una pecora dovrebbero intervenire con il lanciafiamme e carbonizzare l’intera foresta) o troppo lente nei risarcimenti. Nella sua missione utilizza spesso pesticidi agricoli (fitofarmaci) di cui ha facile disponibilità legale.
IL BIO ROBIN HOOD
Ecco un ulteriore eroe: Questo individuo agisce spinto da un distorto senso civico. Ritiene che eliminando certi animali stia rendendo il territorio più sicuro. Vuole eliminare le specie che ritiene pericolose, infestanti o “in eccesso” (lupi, ma anche cani vaganti, cinghiali e poi i temibili orsi)… .
Ha un forte bisogno di potere e controllo sull’ambiente circostante. Si ritiene come colui che risolve un problema che gli altri ignorano.
IL CATTIVONE
Poi c’è il “cattivone” (che non manca mai). Per costui l’avvelenamento non ha uno scopo utilitaristico, ma deriva da una patologia comportamentale.
Gratifica il suo ego attraverso la sofferenza altrui. È caratterizzato da una profonda mancanza di empatia e talvolta, da tratti di disturbo antisociale della personalità. Attenzione: la letteratura criminologica indica che la crudeltà verso gli animali può essere un indicatore precoce di queste tendenze verso gli esseri umani.
PER CHIUDERE
Alla fine perchè certa gente deve agire in modo così sconsiderato.
In fondo la sorte del lupo in Abruzzo non è che il riflesso della nostra capacità di abitare il mondo. Superare la violenza dettata dalla paura significa non solo riconoscere l’immenso valore ecologico di questo predatore, ma anche accettare la sfida di una convivenza matura. Proteggere le nostre case con consapevolezza e guardare al bosco con rispetto sono gesti che ci nobilitano. Solo salvando il lupo dal nostro pregiudizio potremo dire di aver davvero imparato a custodire l’anima selvaggia e resiliente della nostra terra.
Un Saluto
