Ma la notte…No!

“Escursioni notture”: un’invasione dell’ultimo ambito rimasto agli orsi… la notte

di Paolo Tele

Faccio da 35 anni escursionismo a piedi, in sci, a cavallo, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e nella Zona di Protezione esterna, ed anche nelle altre montagne e foreste d’Abruzzo. In tutti questi anni nelle mie escursioni ho cercato anche di vedere il contesto intorno a me con gli occhi, le orecchie, il naso degli animali. La domanda che spesso mi sono posto durante le mie escursioni: come pensa un orso, un lupo, un cervo, un cane, un cavallo? Il rapporto tra noi umani e gli animali e’ un elemento essenziale per noi umani. Basti pensare alle pitture nelle pareti delle caverne da 35.000 a 10.000 anni fa.

Io ho fatto tanti viaggi per andare vedere i dipinti e le incisioni paleolitiche e mesolitiche nelle caverne dell’Europa occidentale. Il principale soggetto sono gli animali. Ci sono anche segni astratti (linee, punti), rare raffigurazioni molto semplici di umani, delle firme (le mani impresse) ma il tema principale di tutta l’arte paleolitica e mesolitica sono gli animali. Il rapporto con gli animali è uno dei pilastri della nostra cultura di umani sapiens. Per me le escursioni nelle montagne e foreste abruzzesi sono anche un modo per costruire un rapporto con gli animali. Non tanto un rapporto diretto, di contatto, ma soprattutto un rapporto di ideale immedesimazione. Quindi una mia riflessione ricorrente e’ stata: come pensano gli animali? Una delle principali conclusioni alla quale sono arrivato è l’importanza della distinzione notte/giorno per gli orsi. Sono degli animali ormai crepuscolari e notturni. Non è stato sempre così, si sono dovuti adattare alla presenza umana sempre più massiccia. Hanno dovuto restringere il loro areale alle zone più impervie, alle foreste e alle montagne, e alla notte, lasciando il giorno agli umani.

Negli ultimi 7-8.000 anni in Italia c’è stata la progressiva marginalizzazione degli orsi ad aree ristrette, e alla notte. Fino a 7-8.000 anni fa l’Italia era popolata da cacciatori raccoglitori con una densità di 40-50-60 umani ogni 1.000 km quadrati. Poi sono arrivati, via mare, gli agricoltori ed allevatori provenienti dall’Anatolia (i nostri principali progenitori, insieme ai successivi invasori indoeuropei arrivati 5-6.000 anni fa), che hanno popolato il territorio con densità’ multiple (fino ad arrivare agli attuali 200.000 italiani ogni 1.000 km quadrati), occupando tutti gli spazi che in precedenza erano anche degli orsi.

Gli orsi si sono ritirati nei territori più difficili per gli umani, ed hanno incominciato a vivere soprattutto nelle ore crepuscolari e notturne. Nella loro mente c’è lo schema: 1) stare alla larga dagli insediamenti degli umani 2) restare nelle foreste e in montagna e non girare di giorno, ma la notte sì. Di conseguenza noi umani che vogliamo rispettare gli orsi, consentirgli di sopravvivere come specie, dovremmo specularmente evitare di andare in montagna e nelle foreste nelle ore crepuscolari e notturne (MA LA NOTTE NO), per evitare di disturbare gli orsi (e i selvatici in genere) nel loro ultimo rifugio (la notte). Negli ultimi dieci anni si sono però sviluppate nel Parco Nazionale d’Abruzzo le escursioni crepuscolari e notturne (specialmente organizzate dalle Guide) e sono nati una serie di rifugi per i pernotti. Questo secondo me è un enorme disturbo per gli orsi, è un’invasione del loro ultimo rifugio. Andare nel Parco in montagna e nelle foreste nelle ore crepuscolari e notturne e pernottare nei rifugi (cucinandoci) rappresenta UN’INVASIONE dell’ultimo ambito rimasto agli orsi: la notte. Ritengo che l’Ente Parco dovrebbe disciplinare (a mio avviso vietare) le escursioni crepuscolari e notturne e il pernotto nei rifugi. Sui sentieri del Parco si va di giorno, MA LA NOTTE NO.

foto Pnalm

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