Medicina Omeopatica. Intuizione geniale o pseudoscienza? Seconda Parte. Le Radici dell’omeopatia in Italia

TERAMO – Sappiamo che la medicina convenzionale, nell’ultimo mezzo secolo ha fatto passi da gigante ed ha sviluppato uno schema standardizzato di validazione scientifica dei dati, ed in funzione di questo schema guarda spesso ai rimedi omeopatici come ad una ciarlataneria priva di fondamento scientifico.

Bisogna, a questo punto, andare ad annotare negli annali della storia del 1800 che coloro che si sono salvati dall’epidemia di colera a Napoli, ed in altre zone d’Italia, grazie all’operosità di un certo numero di medici che pionieristicamente seguirono l’insegnamento Hahnemanniano, si sono salvati grazie ad un “effetto placebo”. Non essendo stata riscontrata a distanza di più di duecento anni nessuna validazione scientifica dell’omeopatia.

Ricordiamo, infatti, che la città partenopea nel corso del diciannovesimo secolo è stata interessata più volte da epidemie di colera, così come anche altre città dell’Italia pre-unitaria, e anche dell’Europa. Fu proprio in occasione di questi flagelli che l’omeopatia ebbe modo di dare prova della sua efficacia, anche a causa della scarsità dell’armamentario medico del tempo e degli insuccessi della Medicina di allora, che, ricordiamolo nuovamente, era ancora molto arretrata.

Il dottor Lodispoto in un testo di “Storia dell’omeopatia” riferisce che nel 1834 si contavano in Italia almeno 500 medici omeopatici, che rappresentavano un numero cospicuo per quei tempi, soprattutto tenendo conto che la diffusione dell’omeopatia era limitata alla Campania, alla Sicilia, al Lazio e all’Umbria.

In particolare esistono fonti documentate del 1854, anno in cui a Napoli il dottor Rocco Rubini, medico teramano, grazie ad una preparazione omeopatica di canfora riesce a ridurre la mortalità dal 50 -70% (media europea) al 6%. Le cronache riportano le casistiche del Reale Albergo dei poveri di Napoli, dove si registra la guarigione di 367 casi.

Questo non vuol dire che la scientificità si possa ancorare ad un certo numero di casi concreti, seppure abbiano risposto positivamente. Occorre ancorarla, invece, a qualcosa di più “solido”. Focalizzando, infatti, proprio sul punto cruciale della scientificità, sembra, in realtà, che esista una certa bibliografia a supporto, di cui si consiglia la lettura al seguente link http://www.informasalus.it/it/articoli/omeopatia-veramente-acqua-fresca.php
 

Rocco Rubini

Vi ricordate quando abbiamo supposto che, procedendo nella “ultradiluizione”, non si agiterebbe altro che acqua? Il famoso tallone di Achille dell’Omeopatia!  Ecco, appunto, è proprio l’acqua che potrebbe rivelarsi la chiave di volta. C’è chi afferma, infatti, che l’acqua possieda la capacità di ricordare e di trasmettere, divenendo quindi “veicolo” di trasporto/informazione di ciò che in essa viene immerso/disciolto.

Possedendo delle caratteristiche biofisiche, chimiche ed elettromagnetiche tali da non potere essere più considerato come un semplice ed “ingenuo” liquido inerte. Forse il padre dell’omeopatia ha intuito con largo anticipo qualcosa che ancora oggi fà fatica ad affermarsi nel mondo scientifico che conta?

Hanno condotto studi e si sono espressi a sostegno della teoria della “Memoria dell’acqua” il premio Nobel per la Medicina Luc Montagner, ma anche scienziati italiani di fama internazionale come il fisico teorico Emilio Del Giudice e il fisico Giuliano Preparata. Solo per volerne citare alcuni.

Ma la posizione ufficiale della comunità scientifica è la stessa che si afferma per l’omeopatia: nulla di scientifico e validato, solo congetture. E se lo dicono loro…..

Seguirà un ultimo approfondimento sul tema “Omeopatia”. Arrivederci alla prossima.

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