Meloni: “L’Italia non vuole entrare in guerra. Più tasse a chi specula sui carburanti”

ANSA/ANGELO CARCONI

ROMA – Quarantacinque minuti per ribadire che l’Italia non prenderà parte all’intervento statunitense e israeliano in Iran, una crisi “tra le più complesse degli ultimi decenni che impone di agire con serietà”. E per assicurare che il governo non è “complice di decisioni altrui, né tantomeno isolato in Europa, né colpevole di conseguenze economiche che la crisi può avere su cittadini e imprese”. Giorgia Meloni interviene in Parlamento sulla situazione in Medio Oriente. L’occasione sono le comunicazioni alle Camere in vista del Consiglio Europeo.

“Noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”, scandisce la premier, che, rivolgendosi alle opposizioni, chiede “spirito costruttivo e di coesione”, domandando di “sottrarre la discussione a una polarizzazione politica che, banalizzando – sostiene – non aiuta nessuno a ragionare con profondità”. “Qui non c’è un governo che si sottrae al confronto parlamentare”, aggiunge, rivolgendosi alle minoranze, che, però, l’applaudono solo quando chiede che siano accertate le “responsabilità” della “strage delle bambine nel Sud dell’Iran”.

“È in questo contesto di crisi del sistema internazionale nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano“, ammette Meloni, in Aula al Senato, con al fianco i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini.

“Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e al venir meno di un ordine mondiale condiviso“, ribadisce. Questo ha un “punto di svolta ben preciso”, sottolinea, ovvero l’invasione russa dell’Ucraina, “l’anomalia della invasione di una nazione vicina da parte di un membro permanente del consiglio di sicurezza dell’Onu, proprio di quell’organismo che del diritto internazionale dovrebbe essere il primo garante. La destabilizzazione globale che ne è derivata ha avuto le sue ripercussioni anche in Medio Oriente.”

(AGI)