Metanodotto di Sulmona. La Regione come Pilato. Acerbo (Prc): «Traditi i cittadini peligni». Di Girolamo (M5S): «Marsilio abbia il coraggio di dire Sì»

SULMONA – Scoppia la bomba, per fortuna solo metaforica visto l’argomento, sulla questione annosissima del “Metanodotto Foligno-Sulmona”.

La bomba è arrivata a conclusione di una riunione, non si comprende bene fino a che tecnica e fin dove invece decisionale, fra enti e società interessate alla cosa, per capire se questa infrastruttura sia utile e si possa fare.

Per la Regione Abruzzo non c’erano esponenti della Giunta Marsilio, ma un tecnico del settore competente che, riportando in pratica quanto deciso dalla competente politica, non avrebbe espresso parere negativo né favorevole, ma lasciando intendere che per la Regione Abruzzo al momento non c’è nulla che osti al progetto.

Marco Marsilio

Una volta diffusa la notizia sono saltati in aria, ancora una vota metaforicamente, Comitati, Hub No Gas e oppositori politici storici a questo progetto.

Fra i primi a reagire Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, che accusa Marsilio di tradimento dei cittadini, e la senatrice pentastellata Gabriella Di Girolamo, che chiede a Marsilio di avere il coraggio di annunciare pubblicamente il suo “Sì” al metanodotto.

Il “J’Accuse” infuocato di Maurizio Acerbo

Maurizio Acerbo

Questa l’infuocata dichiarazione del segretario del Prc, Acerbo: «Il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio di Fratelli d’Italia ha dato il parere favorevole al metanodotto Snam Sulmona – Foligno pugnalando alle spalle i cittadini della Valle Peligna che da 15 anni si mobilitano contro un’opera devastante e inutile.

La scelta di Marsilio è gravissima perché contraddice le ripetute deliberazioni del Consiglio Regionale, della Provincia dell’Aquila e dei comuni della Valle Peligna.

Ridicolo che si dica che lo studio sismico sia rinviato a dopo l’autorizzazione.

Si cerca di giustificare il progetto con la guerra in Ucraina ma si tratta di una colossale truffa perché la rete di trasporto interno del gas nel nostro paese è ampiamente sovradimensionata.

La realtà è che si tratta di un appetitoso progetto da due miliardi di euro che poi saranno i cittadini a finanziare con le bollette.

Questa è la realtà della destra della Meloni: il populismo si sostanzia nel razzismo, per il resto al servizio di lobby e poteri forti come il PD.

Continueremo la lotta al fianco dei Comitati cittadini per l’ambiente e del Coordinamento No Hub del Gas.

Invece della transizione ecologica si continua sulla strada del fossile e dei mega-appalti».

La Di Girolamo vuole chiarezza e onestà intellettuale da Marsilio

Così, invece, la senatrice del Movimento Cinquestelle, Gabriella Di Girolamo:

Gabriella Di Girolamo

«È semplicemente vergognoso che il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio e tutta la sua Giunta continuino a non mettere la faccia sul metanodotto Linea Adriatica che rischia di avere un impatto disastroso sull’Abruzzo interno, andando a interessare aree percorse dall’orso bruno marsicano, siti di interesse archeologico e, in generale, un territorio altamente sismico.

Già un mese fa fui costretta a denunciare pubblicamente il disinteresse di Marsilio per i nostri territori.

Oggi, come nella scorsa riunione convocata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il presidente Marsilio ha di nuovo mandato un funzionario del genio civile a esprimere parere favorevole ad un’opera dissennata, in contrasto con tutti gli atti precedentemente assunti dalla stessa Regione Abruzzo.

Il presidente Marsilio non può ignorare bellamente la continuità amministrativa dell’Ente regionale che presiede senza neanche il coraggio di dire pubblicamente il suo Sì al metanodotto Snam. Vuole il metanodotto?

Approvi una nuova delibera che annulla gli atti regionali precedenti e venga a spiegarla in Valle Peligna.

Nascondersi dietro un funzionario regionale non riduce le sue responsabilità in questa triste vicenda».

Qualche nostra semplice considerazione

Ci sia consentito di dire la nostra.

Questo dibattito, in realtà, è talmente vecchio da superare in età, forse, gli stessi idrocarburi fossili.

La guerra Russo-Ucraina non può essere presa a pretesto per giustificare questa emergenza.

Sono decenni, per non dire oltre mezzo secolo, che si parla di rinnovabili, di energie sostenibili, di allarme clima e quant’altro.

Cosa si è fatto fino ad ora?

Si è continuato ad estrarre petrolio e gas, formare impressionanti holding energetiche, mandare bollette sanguisuga ai cittadini e praticare una politica verde che di verde ha solo il colore della faccia delle persone dopo la lettura delle sopracitate bollette.

In Italia poi, siamo all’assurdo.

Il resto d’Europa programma piani energetici fra i 20 e i 25 anni. Noi, quanod va bene, copriamo una stagione alla volta.

E allora facciamo una domanda a Regione Abruzzo, politici nostrani e a tutti i coloro che in questo ramo hanno una qualche competenza, intesa come potere decisionale, per capirci.

Avete mai sentito parlare di centrali solari termodinamiche? Di impianti Ewicon? Di Turbine eoliche senza pale? Di centrali per la produzione di Idrogeno Verde? Per non parlare delle mini centrali, a carattere aziendale e non mega impianti, di cogenerazione a biomasse? Immaginiamo di no.

Beh, esiste internet. Documentarsi è gratis. Le bollette di gas ed energia elettrica nonché i costi delle mutazioni climatiche, no.

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