Migranti a L’Aquila come “terra promessa”: ai problemi legati all’accoglienza, si aggiunge l’esplosione della polemica politica

I migranti davanti alla Prefettura di L'Aquila (foto Ansa Abruzzo)

L’AQUILA – Quando le porte del Palazzo di Governo si aprono per l’ingresso del personale, loro sono già lì: zaini, buste di plastica, giubbotti leggeri contro il freddo del mattino.

Hanno passato la notte su panchine, pensiline e altri ripari improvvisati, spesso negli stessi punti in cui, nelle scorse settimane, avevano dormito altri migranti poi trasferiti in Calabria. Un segno evidente di passaparola: chi è arrivato prima indica il luogo a chi sta arrivando ora, una sorta di mappa orale che viaggia attraverso messaggi, chat e social.

“Sono arrivato da qualche giorno. Ho 19 anni. Sono venuto da solo, con autobus e treni”, racconta M., giovane afghano. Mostra sul telefono gli screenshot dei trasferimenti in denaro inviati da un parente: poche centinaia di euro alla volta, abbastanza per proseguire verso quella che qualcuno, sui social, ha indicato come una meta possibile: L’Aquila.

Il gruppo è composto da persone di diversa provenienza, quasi tutte in attesa di formalizzare una richiesta di protezione internazionale.

“Nessuno ci ha portati qui”, ripete un altro ragazzo. “Ci hanno consigliato di venire a L’Aquila”. Mostra un video diffuso su TikTok in lingua pashtu, in cui un influencer, nel parlare di documenti e patente in Italia, indica il capoluogo d’Abruzzo come possibile meta per richiedere asilo. Nei commenti utenti chiedono come sia possibile arrivare.

Quello che fino a poche settimane fa era un episodio isolato ora sembra un flusso alimentato dal passaparola digitale e da una solidarietà che viaggia tra connazionali lungo la rotta balcanica. Dinamiche diverse dall’ipotesi ventilata dal sindaco Pierluigi Biondi, che ieri ha parlato di “migranti depositati sotto la Prefettura dai soliti sciacalli che mercanteggiano esseri umani come fossero oggetti”.

Nel pomeriggio di ieri si è tenuto un vertice convocato dal prefetto Giancarlo Di Vincenzo con Comune e forze dell’ordine. Alla riunione hanno partecipato anche l’assessore alla Protezione civile e Sicurezza urbana, Fabrizio Taranta, e l’assessore alla Polizia locale, Laura Cucchiarella. È stato disposto un rafforzamento dei controlli nei punti sensibili.

Ma la gestione dei migranti presenti in questi giorni davanti alla Prefettura dell’Aquila, ovviamente, accende lo scontro politico: dopo le dichiarazioni del sindaco Pierluigi Biondi, che ha parlato di persone “depositate dai soliti sciacalli” e di “squallidi personaggi che lucrano sulla disperazione”, sono diverse le reazioni tra le forze politiche cittadine.

In una nota, il movimento L’Aquila Coraggiosa afferma di leggere “con costernazione e crescente preoccupazione” le parole del sindaco e dell’assessore Francesco De Santis, che aveva parlato di “permessi di soggiorno facili” e di associazioni che “farebbero arrivare decine di disperati”.

Il gruppo consiliare sostiene che, se esistono elementi su presunti traffici, il Comune debba denunciarli formalmente. “Se ci sono sciacalli, vadano indicati con nomi e cognomi. Altrimenti si alimenta paura senza informare la città”.

Sulla stessa linea il Pd e l’ex rettore Ferdinando Di Orio. Il Pd dell’Aquila chiede di sapere “se il sindaco ha informato prefetto e questore” in merito alle sue affermazioni e se il Ministero dell’Interno sia stato coinvolto. “Se L’Aquila è sotto attacco con una regia precisa, lo si denunci”, scrive avvertendo che in caso di mancati riscontri “si rischia il procurato allarme”.

La replica arriva dal capogruppo di maggioranza L’Aquila Protagonista, Alessandro Maccarone. “L’accoglienza non può trasformarsi in improvvisazione o propaganda. Il Comune opera nel rispetto dei programmi di accoglienza previsti e delle quote assegnate”.

Maccarone ricorda il progetto ‘Invisibili’, promosso dall’amministrazione, come esempio di assistenza immediata alle persone senza dimora. “La vera accoglienza si basa su regole chiare ed equilibrio tra umanità e responsabilità istituzionale”, conclude.

Sulla vicenda interviene anche Ferdinando Di Orio, ex rettore dell’Università dell’Aquila e presidente dell’associazione ‘Veronica Gaia Onlus’. “Sono sempre stato dalla parte degli ultimi”, spiega, chiedendo spiegazioni su “chi li avrebbe inviati” e sugli “sciacalli” citati dal sindaco. Da parte sua, qualora servisse supporto concreto, sarebbe disponibile a contribuire alle attività di accoglienza attraverso la sua associazione.

Sulla questione interviene, in polemica col Sindaco Biondi, il gruppo cittadino e provinciale di Avs – Sinistra Italiana: “Apprendiamo che il sindaco Biondi, di fronte all’arrivo di circa 30 migranti a L’Aquila, parla di manovre oscure, di qualcuno che “li chiama”, di complotti da scoprire. Bene, allora lo prendiamo in parola: proponiamo ufficialmente al sindaco di recarci insieme in Questura a sporgere denuncia contro chi starebbe lucrando o manovrando su queste persone disperate.

Ci dica chi è che noi siamo pronti ad aiutarlo. Perché se davvero qualcuno “li manda”, come sostiene Biondi, “usciamo” i nomi e cognomi: non bastano allusioni e sospetti. Servono fatti, non fumo. Già che ci siamo, proponiamo al sindaco di proseguire la giornata con un piccolo tour nella città reale, non quella raccontata nei video con musichette accattivanti che girano sui social.

Dopo la Questura potremmo passare per il Progetto CASE, dove il degrado avanza e spesso è proprio il degrado a chiamare i disperati. Bisogna dare un senso, lì dove è possibile, a tutto quel patrimonio edilizio e smantellare ciò che non può essere riqualificato e, quindi, usato.

Poi, una tappa all’ASM, che naviga tra le acque torbide di una gestione sull’orlo del fallimento e all’Agenzia delle Dogane, declassata e simbolo di una città che perde pezzi e funzioni pubbliche.

Ecco, forse, lì troveremo alcuni dei veri problemi dell’Aquila.

Intanto non possiamo che ironizzare sull’assurdità della situazione: nell’Italia della “sicurezza” a chiacchiere di Meloni e Piantedosi, 30 persone riescono a entrare nel Paese, attraversarlo da nord a sud, arrivare fino all’Aquila senza che nessuno, in tutto questo tragitto, le fermi, le identifichi o semplicemente se ne accorga.

Un paradosso che dice molto più di mille proclami. Fortuna che sono 30 poveri cristi in cerca di una possibilità…

Ci chiediamo: chi può avere un vantaggio a portarli qui, in una città dove le strutture di accoglienza sono già sature e dove ogni giorno la solidarietà si regge sul volontariato? Forse, oltre a cercare “chi li chiama”, il sindaco dovrebbe chiedersi chi non fa il proprio dovere, dovrebbe interrogarsi su un sistema che non funziona e, non funzionando, produce danni.

Un sindaco, in fondo, dovrebbe affrontare i problemi, non abbaiare alla luna. Certo, un sindaco…”.