Morto Luciano Ventrone, pittore iperbolico

L’apprezzatissimo artista, romano di nascita ma marsicano di adozione, si è spento stamane nella sua casa di Collelongo

Quando, nel 1948 a sei anni, ebbe in regalo una scatola di colori chissà se Luciano Ventrone avrebbe mai immaginato di impegnare la sua vita nella pittura fino a diventare un artista di fama internazionale, scoperto da Federico Zeri ed espositore nei più importanti musei e gallerie d’arte.

Viveva a Collelongo dal 1995 e lì è morto a causa di un disgraziato incidente che ha privato l’arte italiana e internazionale  di uno dei suoi massimi rappresentanti.

Partendo dalla fotografia, da cui però si distacca quasi subito, manipola luce e colore e li considera come fondamentali elementi della pittura che, dosati opportunamente, danno forma e linee ad uno spazio nel cui interno emerge l’oggetto rappresentato e così sosteneva che “ la pittura non riguarda la mera rappresentazione di un oggetto, ma il colore e la luce. Le giuste proporzioni tra questi due elementi formano una forma all’interno dello spazio. Il soggetto non può essere visto così com’è ma come un elemento astratto”

Le sue prime produzioni hanno temi di arte contemporanea, successivamente approda al Realismo, gradualmente avvicinandosi  all’arte figurativa e, in particolare, alla rappresentazione di nature morte, mettendo a frutto la sua lunga ricerca dei vari aspetti della natura, supportato in questo, dai disegni dal vero, che aveva curato per il testo di Anatomia umana –  Sistema nervoso centrale, prodotti per l’Università Cattolica di Roma.

Caravaggio del XX secolo”, come lo definì Zeri,  nelle sue nature morte, si dedica alla ricerca di particolari sempre più dettagliati, giungendo quasi alla rappresentazione dell’invisibile. Le sue opere, prodotte con una tecnica di successive sovrapposizioni di colore, pone all’attenzione visiva i suoi vegetali che come scrisse Zeri “sono definiti da una luce sapientemente violenta, che non è di un sole di agosto, ma piuttosto quella dei teatri di posa dove viene realizzata l’immagine cinematografica”. Le sue nature morte si pongono come  attimi immobili, sospesi e incandescenti, di una realtà oggettiva definita da una luce implacabile che emerge da scuri fondali.

La sua ultima personale – “Luciano Ventrone. La grande illusione” al MART MUSEO di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto –  aveva da pochi giorni chiuso i battenti e a breve, curatore Vittorio Sgarbi, sarebbe stata allestita presso il Palazzo Ducale di Urbino, un altro evento “Luciano Ventrone. Il pittore dell’iperbole”.

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