Nuova Inchiesta sulla Sanità Regionale. Ospedali in difficoltà e liste di attesa. Mali antichi e tante zone d’ombra

Ospedale Avezzano

C’è una immagine del 2015 che si ricollega meravigliosamente bene alla situazione delineata nell’articolo precedente ed è la foto che segue.

Immagine del 2015 risalente alla Sala della Giunta Regionale (immagine di repertorio)

Siamo all’epoca del piano triennale 2016-2018 che avrebbe dovuto ridisegnare la mappa dell’assistenza e della rete ospedaliera. Con D’Alfonso a Bruxelles, in realtà Paolucci, pur sollecitato a più riprese, aveva preferito sorvolare su alcuni punti chiave, in particolare su declassamenti e possibili chiusure, concedendo semplicemente un’apertura sull’applicazione «non rigida» del decreto Lorenzin e un invito a un «confronto di merito» collegiale.

In realtà l’opzione era ancora quella dei tagli e la eliminazione di hub e ospedali ritenuti minori?

L’arrivo della pandemia avrebbe azzerato questa visione pur senza vederla sostituita da un’altra più efficace.

Gianni Chiodi

Secondo una dichiarazione di repertorio dell’ex-presidente Gianni Chiodi Nel 2013 e nel 2014 il Crea aveva inserito l’Abruzzo nel novero delle regioni con performance sanitarie accettabili mentre negli ultimi 3 anni siamo ripiombati nella cosiddetta “area critica”, addirittura alle spalle della Campania. Di fronte a questi dati inconfutabili, faccio fatica a comprendere i motivi di soddisfazione da parte dell’assessore Paolucci che piuttosto dovrebbe spiegarci perché la sanità abruzzese, che con il governo di centrodestra aveva raggiunto la sostenibilità economica ed era stata classificata tra le quattro regioni in utile, oggi risulta essere tra le quattro regioni in deficit.

Infine vorrei ricordare all’Assessore Paolucci che i Lea erano tornati a livelli accettabili già nel 2014 come era stato evidenziato nel corso dell’ultimo Tavolo di monitoraggio al quale avevo partecipato in qualità di Commissario ad acta. E’ inspiegabile come si possa parlare di risultati eccezionali quando siamo di fronte a un vero e proprio peggioramento di quanto ereditato; basti pensare che nel 2013 – conclude Chiodi – il Crea Sanità aveva collocato l’Abruzzo all’ottavo posto mentre oggi abbiamo perso ben dieci posizioni finendo al diciottesimo posto.

Questa serie di dichiarazioni e notizie, chiaramente oggi hanno una veste puramente storico-documentale in quanto la situazione, come si diceva a seguito dei due ultimi anni di pandemia è evoluta in maniera assai critica.

La ricostruzione storica della sanità abruzzese dall’era Chiodi fino a Ncoletta Verì

Il 16 novembre 2021 è apparso un disavanzo di oltre 100 milioni di euro nel bilancio della sanità abruzzese relativamente ai primi tre trimestri 2021, riguardante il tutto, in particolare, alla spesa sanitaria, farmaceutica e per il personale; il ‘deficit’ sarebbe di oltre 38 milioni per la Asl 1 (L’Aquila-Avezzano-Sulmona).

Silvio Paolucci

A lanciare l’allarme fu il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Silvio Paolucci, già assessore alla Salute nella passata legislatura, che inviò al presidente Fabrizio Montepara richiesta di “convocazione urgente di una seduta della prima Commissione Bilancio”, il 23 novembre, subito dopo il Consiglio, o comunque prima dell’avvio della sessione di Bilancio.

Sempre secondo questi dati la perdita di esercizio del sistema sanitario al terzo trimestre 2021 sarebbe stata pari a 101 milioni di euro. Nello stesso periodo, i costi sostenuti (e documentati) per l’emergenza Covid sarebbero ammontati a 107 milioni di euro, ovvero, al netto dei costi per la gestione della emergenza della pandemia, il sistema non solo sarebbe in equilibrio, ma presenterebbe un avanzo di circa 6 milioni”: questa sarebbe l’interpretazione dell’assessore Verì. Inoltre, per la gestione dell’emergenza, la Regione avrebbe ricevuto (sempre al terzo trimestre 2021) circa 28 milioni di trasferimenti statali, a fronte di costi sostenuti dalle Asl per 135 milioni.

Nicoletta Verì

Nel dettaglio, per il personale sarebbero stati spesi circa 47 milioni di euro (per il reclutamento immediato di almeno cinquemila diverse figure professionali), per la spesa farmaceutica specifica poco più di un milione di euro, per la medicina di base 9 milioni di euro (per la sottoscrizione degli accordi per le vaccinazioni anti Covid – in realtà i medici di base non sembrerebbero aver partecipato alle campagne di vaccinazione in maniera massiva), per l’esecuzione dei tamponi circa 22 milioni (per oltre un milione e mezzo di molecolari processati dall’inizio dell’emergenza – con i problemi già discussi in precedenza).

Alla data odierna del 25 gennaio 2022 giunge il provvedimento del Presidente della Giunta Regionale per decongestionare gli ospedali che prevede la presa in carico dei pazienti covid meno gravi nelle case di cura private accreditate ed, ovviamente, si parla dei pazienti che hanno sì bisogno di ospedalizzazione, ma non con necessità di terapia intensiva o sub-intensiva. 

E a tal fine le Asl possono «rimodulare e adeguare temporaneamente, per il periodo dell’emergenza, gli assetti organizzativi delle strutture accreditate coinvolte nell’assistenza Covid, allo scopo di garantire l’assistenza ai pazienti Covid e contestualmente mantenere, ove possibile, l’offerta sanitaria già oggetto degli accordi negoziali e nei limiti dei tetti di spesa, anche presso diverse sedi erogative, a garanzia dei livelli essenziali di assistenza».

La fotografia attuale dopo lo sconvolgimento provocato dal Covid-19

L’intervento appare congruo ed interessante ma ci si chiede perché giunga solo ora. Infatti, già nel maggio 2020 era stata avanzata l’ipotesi di potenziare la “linea di difesa sanitaria primaria” con una struttura organizzativa, almeno per l’area marsicana, così formulata:

  • Pazienti risultati positivi asintomatici con gestione domiciliare (forse solo in parte attuata con il raggruppamento USCA);
  • Pazienti a basso rischio inviati presso le strutture sanitarie private delle cliniche disponibili sul territorio;
  • Pazienti a medio rischio nelle strutture degli ospedali di Pescina e Tagliacozzo;
  • Pazienti ad alto rischio inviati ad apposito reparto potenziato presso l’ospedale di Avezzano.
  • Questa azione avrebbe consentito una notevole flessibilità oltre a garantire la effettuazione delle altre cure per i pazienti non CoViD19.

Infatti, abbiamo registrato le dichiarazioni di diversi medici che indicano le rispettive criticità:
a Medicina (D.D.) (settembre 2020) “…l’area grigia doveva servire come polmonazione in attesa dell’invio a reparto dei pazienti con un quadro chiaro dello stato e della patologia…”;

a Otorinolaringoiatria (2021) “…abbiamo seri problemi per effettuare le consulenze interne nei reparti dove son presenti pazienti positivi, ma quel che è anche peggio esistono difficoltà per le visite specialistiche delle persone affette da varie patologie…“;

Urologia (2021) “…esistono pazienti che son finiti sostanzialmente in lista di attesa perché il CoViD19 ha bloccato tutto e questo è stato inammissibile perché esistono pazienti con patologie gravi che non possiamo seguire in maniera efficace…”;

infine alla Dialisi (2021 e 2022) alcuni pazienti hanno riferito che l’accesso di eventuali positivi non sia facilmente gestibile così come per le persone che siano venute a contatto con positivi che dovrebbero venire al reparto già con un tampone fatto (L.R.).

Abbiamo registrato alcune notizie poi da diversi utenti presso il CUP di Via Monte Velino ad Avezzano: (R.L.) “…debbo prenotare una visita neurologica per mia figlia di cinque anni, ma mi han detto che posso andare solo a Sulmona a settembre del 2022 o ad Avezzano a febbraio del 2023 (sic!)…“; (G.D.) “…non posso fare una analisi specifica qui ad Avezzano e dovrei andare all’Aquila ma ho problemi per recarmici perché non posso camminare…Altrimenti debbo attendere maggio o luglio…“; “L.M.) “…sono qui con una impegnativa del mio medico ma dicono che è errata e quindi debbo tornare venerdì perché oggi il mio medico non sarà in ambulatorio…

Restano anche le lamentele degli utenti verso il proprio medico di base perché per accedere alle prenotazioni per i vaccini non hanno ricevuto adeguate indicazioni.

Come si vede il quadro è assai complesso, forse ora si sta muovendo qualcosa come mostra il provvedimento odierno, ma resta da capire perché non esista un quadro programmatico d’azione ben strutturato ed evidente!

(SEGUE V).

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