Precari della Giustizia stabilizzati. Ma in 358 rischiano di restare fuori dalle assunzioni. Mancanza di fondi o di volontà politica?

Si tratta di ex tirocinanti e militari che non rientrerebbero in un paio di parametri indicati dal Parlamento

AVEZZANO – Precari della giustizia stabilizzati, non tutto ciò che luccica è oro e l’emendamento approvato in Senato pare aver dimenticato qualcuno.

Anche più di qualcuno, visto che parliamo di 358 persone, che hanno lavorato negli uffici giudiziari italiani per coprire le ataviche carenze di personale, e che non rientrerebbero nella stabilizzazione.

Si tratta, in massima parte, di ex militari ed ex tirocinanti che, però, non avrebbero maturato un paio di requisiti, o che per lo meno nella lettura dell’emendamento si troverebbero in quella situazione, per poter rientrare nella stabilizzazione.

Per tutelare i propri diritti, e delle loro famiglie, ma anche per evitare che un grosso numero di uffici giudiziari italiani ricada nell’immobilità e nella paralisi amministrativa, i 358 interessati al problema si sono organizzati nel gruppo “Operatori Giudiziari Precari Esclusi” e, motivando dettagliatamente il problema, hanno chiesto che il Parlamento ci ripensi e faccia in modo di ovviare all’attuale discriminazione.

Il Senato ha approvato un emendamento che stabilizza i 3/4 dei precari della Giustizia e lascia fuori questo gruppo

Ma cosa è accaduto in realtà.

«Nell’emendamento vengono computati in periodo di lavoro – scrive il gruppo del Precari Eslcusi – , svolto alle dipendenze dell’amministrazione giudiziaria, e vengono citati tutti i tirocini che erano richiesti anche come requisito di partecipazione al concorso 1000 operatori giudiziari, mentre i requisiti del concorso 1000 operatori giudiziari al punto 2, lettere e, f (e. i volontari in ferma breve e ferma prefissata delle Forze armate, congedati senza demerito o nel corso di ulteriore rafferma; f. gli ufficiali di complemento che hanno completato senza demerito, la ferma biennale, la ferma prefissata o la ferma contratta), riferiti al servizio svolto come militari, non sono menzionati nell’emendamento 17.0.1, di fatto escludendo tutti gli operatori giudiziari ex militari.

Inoltre – precisano – il bando prevedeva, come da legge, anche la riserva del 30% dei posti messi a concorso da destinare ai militari congedati senza demerito.

I 358 interessati hanno hanno costituito il “Gruppo Operatori Giudiziari Precari Esclusi”

Per quanto concerne gli ex tirocinanti, poi – spiegano i Precari Esclusi – , considerando solo gli operatori assunti a novembre 2021 e gennaio 2022, per i quali al momento non sono previste proroghe di contratto, questi ultimi hanno svolto periodi di tirocinio di 12 o 18 mesi.

Anche se gli venissero riconosciuti e computati i precedenti anni di tirocinio svolti presso il Ministero della Giustizia, sommati agli attuali mesi di servizio arriverebbero ad un massimo di 30 mesi di servizio presso l’amministrazione giudiziaria, anziché i 36 previsti dall’emendamento.

Tutti e 358 si ritroverebbero ex tirocinanti esclusi dall’emendamento. 358 ex tirocinanti tutti laureati con votazione non inferiore a 105/110».

Chiedono a Parlamento e Governo d fare uno sforzo per modificare l’emendamento approvato e trovare la copertura finanziaria

Una situazione che, di fatto, mette alla porta circa 358 persone e che priva 358 famiglie di uno stipendio, a questo punto, più che meritato.

Il gruppo osserva e si chiede come mai il Parlamento non si sia accorto di questa evidenza, se davvero non sia stato possibile fare un ulteriore sforzo, sia economico che normativo, per tutelare queste 358 persone.

Persone che, ribadisce il gruppo Operatori Giudiziari Precari Esclusi, hanno garantito il corretto funzionamento della Giustizia, consentendo al Governo e al Paese di rispondere alle necessità dei cittadini, garantire un servizio essenziale e soddisfare le richieste pressanti che arrivano dalla Ue, finalizzate peraltro ad ottenere i finanziamenti del “Recovery Fund”.

Tutto parrebbe evidenziare, a nostro avviso, che il problema possa ricondursi a due elementi: una questione probabilmente di errore nella scrittura dell’emendamento stesso, ma anche, ancor più probabile, un problema di copertura finanziaria, ovvero il solito “Bambole non c’è una lira!”, articolo occulto ma sempre in vigore della Costituzione Italiana.

Le richieste del “Gruppo Operatori Giudiziari Precari Esclusi”

Alla luce di tutto ciò, quindi, il “Gruppo Operatori Precari Giudiziari Esclusi” presenta le segueti richieste:

«Noi chiediamo che:

  1. Che venga fatto un ulteriore piccolo sforzo dal parlamento affinché si trovino altri fondi atti a coprire e garantire l’assunzione di noi altri circa 358 operatori giudiziari esclusi dall’emendamento così da autorizzare il Ministero della Giustizia ad assumere 1558 Operatori giudiziari anziché 1200. Operatori Giudiziari che con l’assunzione andrebbero a colmare parzialmente le scoperture organiche e quindi non assunti in sovrannumero.
  2. Che vengano riformulati i requisiti dell’emendamento 17.0.1 (testo2) affinché anche noi circa 358 operatori giudiziari esclusi possiamo beneficiarne e rientrare nei requisiti.
  3. Che le figure apicali del Ministero della giustizia o referenti del parlamento sulle materie della giustizia ci diano una risposta e si esprimano sulla problematica sopra esposta e ci facciano capire le loro intenzioni riguardo il futuro lavorativo presso il Ministero della Giustizia di noi circa 358 operatori giudiziari.

Queste unità, come le altre, sono state ritenute necessarie per coprire le carenze di organico e per velocizzare la Giustizia

Fiduciosi nel lavoro e nell’operato del Parlamento tutto e dei nostri superiori al Ministero della Giustizia, i quali siamo certi che non vogliano escludere e perdere noi circa 358 Operatori giudiziari rimasti al momento esclusi, Vi porgiamo i nostri distinti saluti».

Anche noi di Espressoen24 ci auguriamo che venga trovata, e al più presto, una soluzione per queste 358 persone, lavoratori, in ogni caso, che hanno garantito e stanno garantendo il funzionamento di quello che, forse solo dopo la sanità, può essere considerato il servizio pubblico più importante.

Come si sono trovati fondi in pochi minuti per fare certe “operazioni internazionali” di solidarietà, vogliamo sperare che il “Governo dei Migliori” possa risolvere la questione in un battibaleno.

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