Presunta violenza sessuale ad Avezzano. La ragazza scagiona l’indagato davanti ai Carabinieri: “Ero consenziente, nessuno stupro”
AVEZZANO – Clamorosa ed inattesa svolta nel caso della presunta violenza sessuale ad Avezzano che ha portato all’arresto di un giovane 21enne di origine egiziane.
La ragazza indicata negli atti, e nel famoso video girato da una donna che abita nelle vicinanze del luogo dove la presunta violenza sarebbe avvenuta, ha infatti in pratica scagionato il giovane.
I fatti, come noto, risalgono alla sera del 4 giugno scorso quando, su chiamata della donna e di altre persone residenti in quel punto di Avezzano, sono intervenuti i Carabinieri e il 118 che portarono la ragazza 16enne in ospedale e il giovane egiziano dapprima in caserma e poi, su indicazione del magistrato, in stato d detenzione nel carcere di Avezzano.

Il girono seguente, quando la ragazza era più tranquilla e lucida, in una stazione dei Carabinieri della Marsica, condotta una Marescialla dell’Arma, è stata sentita la 16enne che, nel rispondere alle domande che le sono state poste, avrebbe risposto senza indecisioni che il rapporto con il 21enne era del tutto consenziente, che fra loro c’è una conoscenza di oltre due anni e, ora, una relazione che dura da oltre due mesi.
Una dichiarazione che, ieri mattina, ha contato e non poco nella decisione del Gip del Tribunale di Avezzano di convalidare l’arresto, l’evidenza del momento infatti giustificava tale provvedimento, ma di non disporre alcuna misura cautelare a carico dell’indagato per assoluta mancanza di elementi che giustificassero l’emanazione di qualsivoglia misura cautelare, men che meno detentiva, poiché le risultanze delle indagini conducevano a tutt’altro rispetto all’ipotesi accusatoria.
Sulla vicenda interviene il difensore di fiducia del 21enne, l’avvocato Luigi D’Ignazio, subentrato al difensore d’ufficio Antonello Santilli: “In merito alla vicenda giudiziaria che sta interessando l’opinione pubblica, prima di tutto non posso che invitare alla cautela e al rispetto delle garanzie processuali.

Dalla prima lettura degli atti d’indagine emerge che il rapporto sessuale risulta descritto come consenziente. Si tratta di una ricostruzione iniziale che resta, come di dovere, soggetta alle necessarie verifiche da parte dell’autorità giudiziaria. Ogni valutazione definitiva in questa fase è pertanto prematura”.
Il difensore richiama con forza l’attenzione sul fatto che la vicenda coinvolge due ragazzi entrambi giovanissimi: “Questo elemento accresce la delicatezza del caso sia sul piano umano sia su quello giuridico, e impone una gestione prudente della comunicazione per evitare una dannosa esposizione mediatica dei soggetti coinvolti”.
L’avvocato D’Ignazio mette inoltre in guardia dal rischio di strumentalizzazioni politiche: “Un procedimento penale così sensibile non può e non deve diventare terreno di scontro tra opposte fazioni o argomento di propaganda. Viene infine ribadito il valore supremo del principio di innocenza, garantito dalla legge fino a sentenza definitiva di condanna.
Anticipare giudizi di colpevolezza nello spazio pubblico viola la dignità personale dei giovani, l’equilibrio del processo e le stesse garanzie difensive”.
Il legale rivolge quindi un fermo invito alla cautela mediatica a istituzioni, commentatori e organi di informazione, chiedendo “di rispettare i tempi dell’indagine, di attenersi ai soli dati processuali e di evitare letture semplificate o ideologiche di una vicenda che deve essere affrontata esclusivamente nelle sedi giudiziarie competenti”.
Un’analisi e richieste che non possiamo che sottoscrivere, condividendo tutte le osservazioni, a partire dal fatto che questa è una vicenda delicata e che comunque coinvolge due ragazzi, a prescindere da qualsiasi altra, e spesso becera, considerazione. Ora si lascino lavorare i magistrati e gli avvocati, chiamati a analizzare e indagare, e quindi poi a decidere, su fatti concreti e non su stucchevoli e quantomai retrive dichiarazioni di sempre più presunti “giustizieri” della notte.
Concludiamo riprendendo la frase che chiude lo splendido film di Federico Fellini, “La Voce della Luna”: «Se ci fosse un po’ più di silenzio, se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse qualcosa potremmo capire…».
