“Quando i poeti muoiono”. Storia dell’influenza spagnola tra cultura ed attualità

MAGLIANO DEI MARSI- “Cominciava con una febbre intensa, un malessere diffuso e crescente: il malato aveva, in pochi giorni, una progressiva perdita di funzioni con momenti di delirio; infine entrava in uno stato di incoscienza. Un decorso violento che lasciava sgomenti quanti gli erano vicini. L’angoscia era accresciuta dalla singolarità di un male che colpiva esclusivamente adolescenti e giovani.” Queste parole del professor Lucio Villari uno dei maggiori storici italiani ci possono accompagnare all’interno delle sensazioni che i nostri nonni ed i nostri bisnonni hanno provato nel solo sentire quella parola “Spagnola”.

Attualmente siamo nel pieno della pandemia da Covid-19 e sul web, ma non solo, si leggono dei paragoni storici davvero forzati e certe volte privi di senso, come la riscoperta delle tesi ambigue del Nostradamus. Ma ci sono anche tanti studi che mettono in risalto alcuni aspetti di similitudine tra le due epidemie. In un recente articolo di un noto mensile di scienza italiano, si illustrano quattro aspetti davvero interessanti che lo si posso riscontrare ancora oggi: il pericolo della polmonite, nessuno è immune alla malattia, prende di mira diverse fasce della popolazione e soprattutto si pone l’importanza dei sistemi sanitari pubblici. Ma adesso cominciamo il nostro viaggio nella storia dell’Influenza Spagnola.

Tutto iniziò in quel 1918, il Mondo era ancora immerso nell’ultima quanto brutale fase della Grande Guerra: nessuno poetava sapere, che da li a poco i soldati ma anche i civili dovessero affrontare un nemico davvero mortale. Sull’origine di tale epidemia si è discusso molto: alcuni vogliono la sua origine nella contea di Haskell nel Kansas, altri affermano come l’epidemia si fosse sviluppata nel campo militare americano di Étaples in Francia altri ancora vogliono l’origine in Cina e che poi il virus mutò a Boston per poi arrivare in Europa. Nonostante questa sorta di diatriba storico-scientifica, molto probabilmente l’Epidemia arrivò in Europa intorno al 1917 con l’arrivo del contingente americano che andò ad affiancare la Triplice Intesa. Allora perché si chiama “Spagnola”? Con la censura di guerra, le notizie dell’epidemia in atto venne messa a tacere dagli organi d’informazione. Però in Spagna, nazione che non era impegnata nel Primo conflitto mondiale, uscì questa notizia e per questo venne chiamata “Influenza Spagnola”: anche re Alfonso XIII venne colpito, ma sopravvisse.

Nei due anni di epidemia (ottobre 1918- dicembre 1920), il morbo provocò la morte di circa 50milioni di persone: uccise più della Peste del Trecento e più della Grande Guerra. Le ondate della Spagnola furono due: la prima aveva i sintomi di una influenza stagionale ma la seconda ondata fu devastante. Vi furono anche delle zone del Mondo che restarono immuni dall’epidemia: ad esempio nella Nuova Caledonia francese riuscirono a prevenire l’arrivo dell’epidemia adottando un severo protocollo di quarantena. Ma in Italia? La Spagnola venne scoperta, se così si può dire, a Sossano (Vicenza) nel settembre del 1918 e provocò, in tutto lo Stivale, circa 600.000 morti. Tra le zone più colpite vi furono il Lazio, gli Abruzzi, il Piemonte, la Lombardia, le Marche ed il Veneto.

Infine, nella giornata di ieri, abbiamo sentito della triste notizia della morte del grande scrittore cileno Luis Sepúlveda a causa delle complicanze dovute al Covid-19: una grave perdita per la cultura mondiale. Anche nei tempi della generazione della spagnola, il mondo perse dei scrittori e degli artisti davvero molto importanti. Tra di loro c’era il poeta francese Guillaume Apollinaire , che di ritorno dal fronte, dopo esser stato ferito in modo serio e salvato da un intervento chirurgico davvero fenomenale, venne contagiato dalla spagnola e morì all’età di 38 anni. Ricordiamo anche poeta e drammaturgo francese Edmond Rostand l’autore di Cyrano de Bergerac, reso famoso anche dall’omonima canzone di Francesco Guccini. Tra le vittime ricordiamo anche il sociologo tedesco Max Weber ma anche il pittore austriaco Egon Schiele e molto probabilmente anche il celebre Gustav Klimt.

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