Quando si “inceppa” l’orologio: ovvero gli svizzeri, il Caso Crans Montana e il crollo di un mito. Evidentemente effimero
“C’è del marcio in Danimarca” dice Marcello mentre scorta Amleto verso il fantasma del re sugli spalti di Elsinore.
In verità il marciume pare esserci anche in Svizzera dopo quanto avvenuto a Crans Montana. In quel rogo non è solo bruciato un esercizio pubblico ma anche l’intera credibiità Svizzera.
L’immagine di precisione, oculatezza, sistematica serietà è avvampata incenerendo quello che si è dimostrato essere un presepe di cartapesta.
Le autorità lungi dal gestire con “precisione svizzera” diremmo (ma non lo possiamo più) l’organizzazione della cosa pubblica, s’è tutta dedicata in prima istanza a nascondere sotto al tappeto il sudiciume della sua incapacità. Il cucù s’è arrestato col suo verso bloccato nella strozza e difficilmente riprenderà a cantare come prima.
IL FATTO
La notte dell’ultimo dell’anno in un locale del paese di Crans Montana: “Le Constellation”, è divampato un incendio alimentato dai rivestimenti del locale che non risultavano essere ignifughi, anzi autoinstallati dal proprietario secondo le sane regole del “fai da te” (quindi senza certificazioni di idoneità) come si faceva cinquanta anni orsono nelle nostre cantine, quando, da giovani, le insonorizzavamo con i cartoni delle uova per dare qualche festicciola.
I camerieri razzolavano allegramente per il locale tenendo alte sopra la testa bottiglie di spumante sormontate da bengala accesi. Inutile dire che il soffitto s’è incendiato avvolgendo con le sue fiamme il locale che, oltretutto, ospitava in quel momento dalle trecento alle quattrocento persone invece delle duecento consentite.
Estintori? E perché mai…? Uscite di sicurezza? Jamais! Dovevano essere chiuse per non far entrare dei portoghesi: si risparmiavano soldi e la gente se ne stava al calduccio! Naturalmente s’è scatenato il putiferio con il risultato di quarantuno morti e oltre cento feriti.
LA REAZIONE DELLO STATO
Immediata la reazione delle autorità locali che trovandosi nei guai si son detti: “Ohibò siamo in Svizzera: giochiamo ai quattro cantoni e vediamo se ci salviamo la ghirba”.

Così il Sindaco di Crans Montana Nicolas Féraud s’è dato da fare “lento pede” e alla fine così giustifica l’operato della sua amministrazione: “verdammt! abbiamo solo omesso per anni i controlli sulla sicurezza cosa volete ci sia di male?”. Il responsabile alla sicurezza del comune si trincera dietro un: “ma che ne so io: non ho mai fatto un cours de sécurité“ (a che scopo era, allora, retribuito?).
Al Primo Cittadino Di Crans Montana va, però, dato atto della sua onestà intellettuale e integrità morale. Alla richiesta di dimissioni ha risposto: “Siamo stati eletti e non vogliamo abbandonare la nave“. Con queste eroiche parole degne del comandante del Titanic s’è inchiavardato sulla poltrona che gli vale duecentomila euro l’anno, più del Presidente del Consiglio italiano.
I PROPRIETARI ADDOLORATI

I proprietari del locale, i coniugi Moretti, hanno giustamente osservato che la tragedia non poteva addebitarsi a loro: nessuna autorità comunale aveva fatto una ispezione per verificare la sicurezza del locale, cosa che andava fatta ogni anno, insomma un po’ come quello che si buttò da un grattacielo lamentandosi successivamente della mancanza di avvisi sulla pericolosità del gesto… .
Ma poi quei camerieri con i bengala in testa che stavano combinando? Non lo sapevano che poteva bruciare tutto? Alla fine della fiera ai due proprietari non restava, giustamente, che darsela a gambe, pare, con la cassa, allo scopo di evitare un ulteriore reato perchè la distruzione di danaro lo è, laggiù poi… !
L’ORGANIZZAZIONE SVIZZERA
Le quattro anime svizzere si sono subito messe all’opera all’unisono per affrontare quello che pareva loro essere il solo problema: come parare il fondo schiena? Poi, la nazione delle cliniche ha mostrato le sue capacità organizzative. Che diavolo la sanità Svizzera è conosciuta in tutto il mondo, la stessa Croce Rossa ha avuto i suoi natali a Ginevra e infatti… sono arrivate ben due ambulanze, qualche coperta, alcune tende e per il resto tutti all’addiaccio.
DI ROGO IN ROGO
Il gran cuore e l’elvetico acume non cessano mai di stupirci e così la gente, addolorata, cosa ha mai pensato? Trasmettere la loro testimonianza d’affetto e cordoglio verso le vittime affastellando fiori incellofanati e foglietti di carta.
Potevano mancare tante candele accese? Mai! è un must e assieme a queste gli immancabili peluche (quando ci sono giovani ammazzati di mezzo, ci si disfa sempre di questi simpatici pupazzetti).
Bella manifestazione d’affetto ma… il fuoco assieme a carta, pupazzetti e cellophane sortisce un pessimo effetto et le voilà il tutto s’è trasformato in novello incendio aggiungendo rogo al rogo. Le autorità? Naturalmente nulla: vai a pensare che potesse prendere fuoco qualcosa… .

ALLA FINE?
Cosa resta ora della Svizzera? Un paese dei campanelli”. Ricordate l’operetta di Lombardo e Ranzato? Quei sonori ammennicoli che suonavano in ogni dove quando un coniuge tradiva l’altro? A Crans Montana hanno tradito mezza Europa, laggiù ci sarà un fragore assordante… .
Bisogna, però, dirla tutta: il paese delle casseforti e delle banche ha mostrato il suo cuore di cioccolata e ciascuna vittima sarà risarcita con cinquantamila franchi, come dire? Argent de poche.
Tutto è bene quel che finisce bene: quattro soldi e le coscienze sono tacitate. Non venite più a parlarmi di Svizzera: ne abbiamo dette tante sui partenopei ma quelli sono più organizzati e vispi dei nostri confinanti ma soprattutto hanno un cuore!
Un saluto
