Salvò professore ebreo dai nazisti: la Comunità Ebraica di Roma ha consegnato a Vincenza Di Girolamo ad Avezzano il riconoscimento per l’eroismo della madre Giovanna Martorelli
AVEZZANO – Un passo indietro nella storia di 84 anni quando l’Italia oltre che in guerra era occupata dai Nazisti e divisa a metà fra la parte liberata, in mano a partigiani e Alleati, e l’altra metà, ancora sotto l’oppressione nazifascista.
E, come è ben noto, all’interno della grande Storia, ci sono le piccole grandi storie di umanità ed eroismo civile, atti di singoli cittadini che a rischio della propria vita hanno salvato quella degli altri.

Questa è la storia che alla base del riconoscimento che la Comunità Ebraica di Roma ha voluto attribuire, postumo, alla memoria di Giovanna Martorelli, donna di Santo Stefano di Corvaro che fra il ’42 e ’43, ospitò il professore Ugo Bassan, di Roma, ebreo, letteralmente strappato alle retate che le truppe delle SS naziste facevano in quei drammatici mesi.
Giovanna prese in casa sua il professore e, aiutata dalla popolazione, organizzò una vera e propria rete per fare in modo che le truppe hitleriane non lo trovassero. Lo spacciò persino per il proprio marito, morto anni prima, malato e allettato, facendo in modo, così, che i tedeschi passassero oltre.



A Santo Stefano di Corvaro e paesi vicini, anche nella Marsica, con queste reti di cittadini, furono slavati non solo ebrei, ma anche tanti soldati allo sbando e partigiani che dovevano attraversare le linee.
Il professor Basson riuscì a salvarsi, la guerra finì e questa storia, per decenni, rimase solo nella memoria di chi l’aveva vissuta. Fino a quando il giornalista e scrittore Pierluigi Felli, ricostruì e ripercorse questi fatti e mise la storia di Giovanna Martorelli nel suo libro “Non chiusero le porte. Storie di accoglienza e solidarietà ai prigionieri di guerra e agli ebrei”.

La storia di Giovanna, quindi, è arrivata all’attenzione della Comunità Ebraica di Roma che ha rintracciato ad Avezzano la figlia della Martorelli, Vincenza Di Girolamo, 93 anni, vedova, madre di quattro figli, che quelle vicende visse in diretta, ricordandole ancora oggi perfettamente, avendo, all’epoca dei fatti, fra gli 11 e i 12 anni.
A lei, ieri, nella sua abitazione di Avezzano, alla presenza della consigliera comunale Patrizia Gallese, la Comunità Ebraica di Roma ha voluto consegnare un riconoscimento alla memoria per il coraggio e l’altruismo dimostrato dalla madre Giovanna Martorelli.


Ma non solo. La Comunità Ebraica è intenzionata a proporre il nome della Martorelli per farlo inserire nello Yad Vashem a Gerusalemme, il cosiddetto “Giardino dei Giusti tra le Nazioni”, dedicato proprio a chi ha dato o rischiato la propria vita per salvare quella dei perseguitati ebrei e di ogni perseguitato sulla terra.
Un riconoscimento importante che ha fatto emozionare non solo la signora Vincenza, ma anche i suoi figlie familiari intervenuti per starle vicino in questo momento decisamente unico della sua vita.

Una storia di 84 anni or sono, nata nel terreno bagnato dal sangue e concimato con l’odio, che, soprattutto di questi tempi, dovrebbe insegnare a tutti, persecutori e perseguitati di ieri e anche di oggi, che dalla guerra, dalla violenza e dall’oppressione, nascono solo le future guerre, la futura violenza, le nuove oppressioni. Da un atto di solidarietà e di pace, al contrario, possono germogliare solo giustizia, pace e libertà.
