Santiago: nel giorno dedicato a San Giacomo il divulgatore Valentino Pisegna racconta il significato più autentico del Cammino
Mentre i fuochi d’artificio illuminano Plaza do Obradoiro e il maestoso Botafumeiro attraversa la navata della Cattedrale, Santiago de Compostela celebra oggi, 25 luglio, il suo “día grande”. È la festa di San Giacomo Apostolo, patrono della Spagna, e il Día de Galicia, il momento più intenso dell’anno per una città che da oltre mille anni rappresenta una delle grandi mete del pellegrinaggio cristiano. Dietro il fascino delle celebrazioni, però, si nasconde una storia fatta di spiritualità, incontri e trasformazione personale. Un patrimonio che continua ad affascinare migliaia di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.
A raccontarne il significato è Valentino Pisegna, divulgatore e Delegato per l’Abruzzo della Confraternita di San Jacopo, profondo conoscitore della tradizione jacobea. «Il 25 luglio rappresenta il punto di convergenza di una storia che attraversa i secoli», spiega Pisegna. «L’Europa è cresciuta lungo le vie dei pellegrinaggi e Santiago continua a essere molto più di una meta geografica. La Galizia è una terra che accoglie e trasforma. Chi percorre il Cammino rivive, in forme diverse, la stessa esperienza dei pellegrini medievali: la fatica, il silenzio, l’incontro con l’altro e la scoperta di una comunità capace di far sentire ogni viandante a casa.»
Negli ultimi anni il Cammino di Santiago è diventato un fenomeno internazionale, spesso raccontato attraverso fotografie, statistiche e sfide personali. Per Pisegna, però, il rischio è quello di perdere di vista l’essenziale. «Oggi molti vivono il Cammino come una performance sportiva o come una tappa da condividere sui social. L’ossessione per la Compostela rischia di trasformare un pellegrinaggio in un semplice trekking. In realtà il Cammino è un ecosistema di simboli, natura, relazioni e riflessione. Anche nel giorno della grande festa, il pellegrino autentico trova il tempo per fermarsi, guardarsi dentro e ringraziare per ogni passo compiuto.»

C’è poi un sentimento che accomuna quasi tutti coloro che arrivano a Santiago: la cosiddetta “santiaghite”, quella nostalgia che si prova tornando alla vita quotidiana. «È il desiderio di una vita più essenziale, dove tutto ciò che serve entra in uno zaino», racconta il divulgatore. «Ma il vero miracolo non avviene davanti alla Cattedrale: comincia dopo. Tornare significa portare nella propria quotidianità ciò che il Cammino insegna: pazienza, ascolto, essenzialità e apertura verso gli altri. La vera sfida è diventare pellegrini del quotidiano.»
Mentre Santiago celebra il suo giorno più importante e migliaia di pellegrini raggiungono la piazza della Cattedrale, il messaggio del Cammino resta sorprendentemente attuale.
Per Valentino Pisegna, la forza di questa esperienza non risiede soltanto nella storia o nella fede, ma nella sua capacità di parlare ancora all’uomo contemporaneo. «Il Cammino non finisce a Compostela», conclude. «Continua nella vita di ciascuno di noi, ogni volta che scegliamo di camminare con più consapevolezza, incontrare davvero l’altro e dare valore all’essenziale.»
