Si ipotizza una corsa auto contro moto alla base della morte di Andrea Tabacco: il Gup di Avezzano rimanda gli atti in Procura
AVEZZANO – Si ipotizza una corsa auto contro moto, quel pomeriggio del 16 luglio 2020, nella zona industriale di Avezzano, in Via Pertini, che costò la vita al 27enne Andrea Tabacco di Avezzano.
Il Gup del Tribunale di Avezzano, Francesca D’Orazio, nel corso dell’udienza preliminare celebratasi ieri, ha infatti deciso di rinviare gli atti alla Procura della Repubblica per riqualificare e rideterminare il capo di imputazione da omicidio stradale, in quello di gareggiamento, previsto e punito dall’articolo 9, comma ter, del Codice della Strada.

I fatti sono noti. L’attuale imputato, Gianluca Savina, figlio dell’imprenditore Berto, a bordo di una Corvette, e Tabacco, a bordo di una potente motocicletta Yamaha, stavano sfrecciando nella zona industriale di Avezzano, sul rettilineo di Via Pertini. Improvvisamente, però, più o meno nell’area davanti al Crua di Avezzano, auto e moto entrarono in violento contatto.
Andrea tabacco perse il controllo della moto, fu sbalzato dalla stessa e andò a sbattere contro un palo della pubblica illuminazione posto nello spartitraffico centrale. Nonostante gli immediati soccorsi del 118 e dei medici, per Andrea Tabacco non ci fu nulla da fare e il 27enne avezzanese morì praticamente sul colpo.
Dopo sei anni di un procedimento tortuoso accidentato, ieri le parti si sono trovate davanti al Gup D’Orazio e la difesa di Savina, rappresentato dall’avvocato Leonardo Casciere, aveva chiesto il rito abbreviato. Il Pm Luigi Sgambati, e le parti civili rappresentate dall’avvocatessa Rosita Di Lorenzo, hanno invece portato perizie, fotogrammi, testimonianze e relazioni delle forze dell’ordine che in qualche modo andavano a rilevare l’inesattezza del capo di imputazione inizialmente contestato, ovvero l’omicidio stradale.

La Gup D’Orazio, sulla scorta dei documenti e delle testimonianze portate in giudizio da Pm e Parte civile, ha quindi deciso di sospendere il giudizio e rimandare gli atti alla Procura di Avezzano perché riformulasse, rideterminasse e riqualificasse il capo di imputazione a carico di Gianluca Savina, contestando, invece, il reato di gareggiamento come previsto dal Codice della Strada.
Una imputazione più grave di quella contestata inizialmente, visto che, nel caso dell’art. 9 comma ter del Codice della Strada, è previsto il dolo da parte dell’imputato e una pena che parte da un minimo di 6 a una massimo di 10 anni di reclusione.
«A distanza di sei anni abbiamo ottenuto la giusta e reale ricostruzione dei fatti su cui basare un nuovo capo d’imputazione – ha dichiarato l’avvocato Rosita Di Lorenzo -. È stato un percorso molto faticoso. Oggi siamo soddisfatti. La nostra ricostruzione fattuale è stata condivisa dal giudice perché rispecchia la verità di quanto accaduto quel nefasto giorno», ha concluso la legale delle partici civili.
