Spogliatoi chiusi nelle aziende. Rifondazione Comunista scrive al Prefetto e alla Procura

La Marelli di Sulmona (Foto ANSA)

SULMONA – “La chiusura degli spogliatoi dello stabilimento Magneti Marelli sono in palese contrasto con i protocolli di sicurezza, il Dpcm 26 aprile 2020 e il “Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro” D. LGS. 81/2008”.

Lo ha scritto in una lettera inviata al Prefetto, alla Asl e all’ispettorato del lavoro, il segretario del partito Rifondazione Comunista, Marco Fars. Missiva che è stata inviata per conoscenza alla Procura della Repubblica. Gli spogliatoi dell’azienda sulmonese erano stati chiusi alla riapertura di due settimane per evitare assembramenti in azienda. Il gruppo torinese, infatti, aveva aderito al protocollo della riapertura sicura firmando una partnership con Lifenet Healthcare focalizzata sul progetto “BackOnTrack”, un insieme di attività di consulenza tecnica e medico-scientifica mirate alla ripartenza sicura delle aziende italiane e che vede fra i consulenti anche il contributo del virologo Roberto Burioni. “La diffusione del virus covid-19 – scrive Rifondazione Comunista – determina per tutte le aziende un rischio biologico e l’aggiornamento del Documento di Valutazione del rischio. In tutte le attività nelle quali si evidenziano rischi di natura biologica, il datore di lavoro deve assicurare che i lavoratori dispongano dei servizi sanitari adeguati. La corretta gestione dello spogliatoio è uno degli elementi fondamentali nella gestione del rischio biologico, viceversa la chiusura dello stesso aumenta e aggrava i potenziali rischi”. Infatti il D.LGS 81/2008 prevede per gli ambienti di lavoro in cui esiste un rischio di natura biologica, che gli indumenti di lavoro debbano essere “tolti quando il lavoratore lascia la zona di lavoro, conservati separatamente dagli altri indumenti, disinfettati, puliti e, se necessario, distrutti. È assurda l’indicazione di recarsi in azienda direttamente con gli indumenti da lavoro e di fare ritorno alla propria abitazione con i medesimi abiti insudiciati dopo una giornata di lavoro fuori casa, senza poter usufruire degli spogliatoi – continua Rifondazione Comunista -. Così non solo si lede la dignità personale, ma si mette in pericolo la salute del lavoratore e dei propri famigliari. Il caso Magneti Marelli non è isolato, per questo invitiamo le autorità preposte e la Regione Abruzzo a vigilare, procedendo a controlli, basta con l’arroganza padronale e la subalternità istituzionale a Confindustria. Lavoratori e parti sociali facciano valere protocolli e normative, denunciando le irregolarità. Lo spogliatoio in fabbrica non è una gentilezza degli imprenditori, ma il frutto delle lotte del movimento operaio, oggi codificato dentro specifiche norme. Indietro non si torna, non si può più barattare la salute con il lavoro. Siamo persone non carne da macello”.

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