Sta bene l’orso marsicano Libero ad un mese dalla rimozione di un laccio d’acciaio al collo
PESCASSEROLI – Sta bene l’orso marsicano Libero ad un mese dalla rimozione di un laccio al collo, intervento che gli ha salvato la vita.
A darne notizia è il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
“A distanza di un mese siamo riusciti a documentare la presenza dell’orso Libero e abbiamo finalmente potuto tirare un respiro di sollievo.
L’operazione di rimozione del laccio, portata avanti quella notte nel territorio del Comune di Civitella Roveto, era stata estremamente delicata, perché le ferite provocate dal laccio d’acciaio erano profonde e il decorso non era né certo né scontato. Soprattutto per un animale selvatico, che non può essere monitorato dai veterinari giorno dopo giorno, come si farebbe con un animale domestico.
Per questo rivederlo, attraverso le immagini della fototrappola, ci ha dato una gioia profonda che vogliamo condividere con tutti voi.
Libero sta bene.
E questa è una bellissima notizia, soprattutto se pensiamo che solo un mese fa Libero portava ancora al collo un laccio d’acciaio. Un maschio di circa 10-12 anni, del peso di 193 kg, gravemente ferito, a cui la squadra di cattura del Parco ha deciso di dare un nome che portava già dentro una storia: Libero.
Ancora grazie a chi ha lavorato con professionalità, lucidità e con un carico di responsabilità non indifferente. Con gli animali selvatici non si improvvisa: interventi come questo richiedono competenza, esperienza e sangue freddo.
In queste situazioni, soprattutto fuori dai confini del Parco e nelle zone di espansione dell’orso, è fondamentale anche la collaborazione con le Associazioni. In questo caso Salviamo l’Orso e Rewilding Apennines hanno fatto la differenza perché di fatto sono parte di una rete di attenzione e presenza sul territorio. In luoghi vasti e complessi, dove ogni presidio sul campo e ogni segnalazione possono essere determinanti, l’unione fa davvero la forza. E questo è un bel risultato raggiunto insieme.
Purtroppo, resta il fatto che esistono ancora persone che ricorrono a metodi illegali per “contenere” la fauna che provoca danni, dimenticando che il patrimonio naturale appartiene alla collettività, cioè a tutti noi, non solo a chi è chiamato a difenderlo e tutelarlo ogni giorno.
Nel 2026 è ancora difficile accettare che tutto questo continui a essere vissuto come una “conflitto” tra esseri umani. Una contrapposizione sterile, che rende difficile far comprendere un concetto semplice: la conservazione non è un capriccio di chi viene comunemente definito “ambientalista” o di chi ha il mandato istituzionale della tutela. La conservazione non dovrebbe essere un tema polarizzante, perché è la condizione essenziale per la vita di ogni essere vivente sul Pianeta, compresi noi. Si dovrebbe, invece, discutere, individuare e soprattutto applicare le soluzioni più idonee per coesistere.
La sfida, solo apparentemente semplice, è costruire coesistenza lavorando proprio con le comunità che vivono i territori. Ma niente potrà mai giustificare la violenza, l’illegalità e la mano vile di chi continua a colpire la fauna selvatica.
Lunga vita a Libero”, conclude il Parco.
