Strage sulla statale 123: morti quattro braccianti agricoli di Canicattì

Foto Ansa

Lavoravano nei campi per la raccolta delle olive. La loro Fiat Punto si è scontrata con un autoarticolato nel territorio di Naro. Le vittime avevano tra i 54 e i 64 anni. Proclamato il lutto cittadino. Si riaccende il dibattito sulla sicurezza stradale e sulla tutela dei lavoratori agricoli.

NARO – Doveva essere una normale giornata di lavoro nei campi, dedicata alla raccolta delle olive. Per quattro braccianti agricoli di Canicattì, però, il viaggio verso il luogo di lavoro si è trasformato in una tragedia. Un grave incidente stradale, avvenuto poco dopo le 7 lungo la strada statale 123, nel territorio di Naro, in provincia di Agrigento, è costato la vita a tutti gli occupanti di una Fiat Punto, che si è scontrata con un autoarticolato.

A perdere la vita sono stati Antonio Agrò, 64 anni, Diego Giordano, 54 anni, Antonino Di Vincenzo, 60 anni, e Gioacchino Ferrigno, 63 anni. L’impatto è stato violentissimo e non ha lasciato scampo ai quattro uomini. Alla guida del mezzo pesante si trovava un 43enne di Campobello di Licata, rimasto illeso. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è quella di un sorpasso, ma la dinamica dell’incidente è ancora in fase di accertamento.

Il cordoglio della comunità di Canicattì

La notizia ha profondamente colpito la comunità di Canicattì. Antonio Agrò era stato compagno di scuola del sindaco Vincenzo Corbo, che ha raggiunto il luogo dell’incidente per esprimere la propria vicinanza alle famiglie delle vittime.

Il primo cittadino ha proclamato il lutto cittadino per mercoledì, in occasione dei funerali, interpretando il dolore di un’intera comunità davanti a una tragedia che ha spezzato quattro vite.

Sul luogo dello schianto sono intervenuti i vigili del fuoco, i carabinieri e gli agenti della Polizia stradale di Agrigento e Caltanissetta. Le indagini sono coordinate dal pubblico ministero Carola Bisanti, che ha disposto gli accertamenti necessari a ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. Le salme sono state successivamente restituite ai familiari.

Un’altra tragedia sulle strade dell’Agrigentino

La morte dei quattro braccianti riporta alla memoria un altro grave incidente avvenuto all’inizio dello scorso marzo, lungo la statale 410 Naro-Camastra. In quell’occasione, uno scontro con un camion provocò la morte di due lavoratori agricoli albanesi, il 24enne Flori Topalli e il 39enne Tili Pilinci, mentre altri cinque lavoratori rimasero feriti.

Due episodi che riaccendono l’attenzione sulle condizioni della viabilità nel territorio agrigentino, in particolare sulle strade percorse quotidianamente dai lavoratori diretti nei campi nelle prime ore del mattino. Le criticità della rete stradale e la necessità di maggiori garanzie di sicurezza tornano così al centro del dibattito pubblico.

Le reazioni della politica e dei sindacati

La tragedia ha suscitato numerose reazioni dal mondo politico e sindacale. L’assessore regionale Giusi Savarino ha espresso vicinanza ai familiari delle vittime, mentre la parlamentare del Movimento 5 Stelle Ida Carmina ha sollecitato interventi urgenti da parte dell’Anas e delle istituzioni per migliorare la sicurezza della viabilità agrigentina.

Anche le organizzazioni sindacali hanno ribadito la necessità di misure concrete. Cgil, Flai Sicilia e Ugl hanno richiamato l’attenzione sull’importanza di strade sicure, controlli rigorosi e maggiori tutele per chi lavora in agricoltura.

Alla tragedia stradale si aggiunge, inoltre, un altro incidente mortale sul lavoro avvenuto nel Brindisino, dove un operaio di 51 anni ha perso la vita all’interno di un’azienda agricola, schiacciato da un macchinario.

Due drammi diversi, accomunati dalla morte di lavoratori durante la loro attività professionale o negli spostamenti legati al lavoro. La strage sulla statale 123 lascia quattro famiglie nel dolore e riporta in primo piano una questione che non può essere ignorata: garantire condizioni di sicurezza adeguate a chi ogni giorno si alza all’alba per raggiungere i campi e guadagnarsi da vivere.