Tartufai accusati di aver causato la morte di un orso: la parola al presidente Pignatelli degli “Amici del tartufo d’Abruzzo”

SCANNO – La questione dei tartufai accusati dall’Aidaa di aver causato la morte dell’orso deceduto alla Montagna Spaccata del Parco Nazionale d’Abruzzo, nel territorio confinate tra Scanno e Rocca Pia, è un tema molto delicato che sta suscitando numerose polemiche.

Per avere una visione più chiara della situazione, abbiamo ascoltato le parole del presidente Gaetano Pignatelli dell’associazione tartufai “Amici del tartufo d’Abruzzo”.

Il presidente dell’associazione ha affermato che le accuse rivolte ai tartufai sono spesso esagerate senza tener conto delle pratiche e delle regole eseguite dai professionisti del settore.

Ha sottolineato che i tartufai sono in genere persone rispettose della natura e degli animali e che adottano misure specifiche per evitare danni alla fauna durante la ricerca dei tartufi.

Inoltre, ha evidenziato come la stragrande maggioranza di loro segua un codice etico che promuove la sostenibilità e il rispetto dell’ambiente.

Ciò nonostante, il presidente Pignatelli, ha anche riconosciuto che si possono verificare dei casi isolati di comportamenti scorretti da parte di alcuni individui.

Questi atteggiamenti, ha spiegato, sono condannati fermamente dall’associazione che collabora con le autorità per identificare e penalizzare i responsabili.

Non dimentichiamoci infatti che il signor Gaetano Pignatelli – che fa parte della commissione provinciale d’esame per il rilascio dei tesserini abilitanti alla ricerca e alla raccolta dei tartufi – è stato il comandante del supercarcere di Sulmona, docente nella scuola di polizia penitenziaria, segretario sindacalista penitenziario delle regioni Abruzzo e Molise e, nel corso della sua carriera, ha anche acquisito la nomina di Cavaliere della Repubblica ed è stato insignito di molteplici e pregevoli conferimenti che hanno segnato brillantemente il suo percorso lavorativo, quindi la sua predisposizione a favore della legge lo accompagna da sempre con molta dedizione e criterio di analisi.

Pertanto, ha ribadito l’importanza di non generalizzare e di distinguere le azioni di pochi individui con quella della comunità dei tartufai nel suo complesso.

Il presidente ha poi concluso invitando le persone ad evitare sentenze affrettate e opinabili sull’episodio dell’orso deceduto, poiché attualmente non si hanno delle prove tangibili di colpevolezza e si resta in attesa dell’esito dell’esame autoptico.

Inoltre, qualora si trattasse di qualche tartufaio criminale resterebbe comunque un caso isolato perché sarebbe inconcepibile danneggiare la reputazione di un’intera categoria di lavoratori che amano fortemente gli animali e che, insieme ai loro fedeli amici a quattro zampe, si divertono esponenzialmente giocando sui monti.

Tuttavia, portando in risalto l’amore che i tartufai nutrono per gli animali, rendiamo pubblico un episodio accaduto proprio al presidente dell’associazione “Amici del tartufo d’Abruzzo” il quale ce lo racconta – per mezzo intervista – lasciandoci riflettere sull’umanità adoperata verso ogni essere vivente.

Gentilissimo presidente, la ringraziamo per la sua disponibilità di esposizione, ci racconta cosa le è accaduto un giorno mentre era in montagna con i suoi cani da tartufo?

“Certo… e vi ringrazio per la cortese attenzione avuta in merito. Mi trovavo ai confini del Parco Maiella quando ho visto una poiana ferita alla bocca e con un’ala dolorante vicino ad una rete di recinzione, mi sono avvicinato e l’ho presa con le dovute cautele per soccorrerla, informando immediatamente i carabinieri che hanno risposto da Castel di Sangro e che mi hanno detto di portare la poiana alla Asl di via Rainaldi in Sulmona, cosa che ho fatto immediatamente”.

Quando vede un animale in sofferenza la sua reazione è quindi sempre molto istintiva oppure cerca di essere riflessivo?

“Certamente sono più riflessivo, ma riesco tempestivamente a trovare la soluzione a mio avviso più appropriata, nelle dovute accortezze verso l’animale in pericolo o in difficoltà”.

Vista la sua premura e sensibilità nei riguardi degli animali, nell’ipotesi che non si trattasse di un tartufaio ad aver ucciso l’orso deceduto alla Montagna Spaccata, la vostra associazione come pensa di agire?

“Sicuramente ci costituiremo parte civile sia contro il responsabile che contro chi ci ha pubblicamente denigrato”.

Purtroppo quando accadono fatti così spiacevoli anche per noi giornalisti è molto triste doverli apprendere, ma sperando nella sensibilità pubblica ci auguriamo che le cose vadano per il meglio e siamo lieti di averla intervistata al fine di chiarificare questo argomento.

“Come presidente dell’associazione e a nome del direttivo sono onorato di darvi tutte le spiegazioni possibili sulle attività che svolgo e anche in futuro sarò a vostra completa disposizione qualora fosse necessario”.

Ringraziandola, desideriamo concludere questa difficile pagina sociale con un pensiero del noto scrittore Ignazio Silone al fine di infondere ai nostri cuori una grande consapevolezza che dovrebbe emergere in ogni dove, nel rispetto dell’umanità globale:

Sopra un insieme di teorie si può costruire una scuola e una propaganda, ma soltanto sopra un insieme di valori si può fondare una cultura, una civiltà, un nuovo tipo di convivenza tra gli uomini”.