Te la do io l’America! Il sogno diventato incubo fra dazi, mire di espansione e voglia di medioevo. La storia della strana coppia “Donald&Elon”

Quella mattina si sentiva soddisfatto, si stiracchiò le braccia, calzò le pantofole (anche lui le portava) e si affacciò dall’ampia finestra della torre.

Sotto di lui il brulicare del popolo sembrava un andirivieni di formiche. Guardò soddisfatto la stanza invasa dai raggi del sole e tra sé pensò “Sul mio regno non tramonterà mai il sole!.

Dopo le quotidiane abluzioni nell’acqua lustrale indossò l’armatura, poi il suo casco di legno rosso a foggia di parrucca.

Non era sir Lancillotto del Lago e non era nemmeno Sir Parsifal alla ricerca del Graal perchè lui stesso era il Graal. A dir la verità non era nemmeno re Artù o uno dei cavalieri della Tavola Rotonda perché lui era Artù, Cavalieri, tavola rotonda, e pure Camelot. Era forte, lungimirante e a prova di proiettile.

Si rimirò nello specchio trovandosi persino belloccio, fece due piroette su sé stesso e pensando alla moltitudine di regni che stavano aspettando le parole che avrebbe pronunciate di lì a poco, si disse tra sè: “E mò so’ dazi vostri…” e scese dalla torre.

Quando si cacciava per il capo una cosa non c’era verso di fermarlo perché lui non era il dubbioso principe di Elsinore, lui tirava dritto fino alla meta: era sir Donaldo il Rosso!

Non era chiaro come l’avrebbe messa col codice dei Cavalieri della Tavola Rotonda:

  1. Mai oltraggiare o compiere omicidio.
  2. Evitare l’inganno.
  3. Evitare la crudeltà e concedere pietà a chi la chiede.
  4. Soccorrere sempre le dame e le vedove.
  5. Non abusare mai di dame e vedove.
  6. Mai ingaggiare battaglia per motivi sbagliati quali amore e desiderio di beni materiali.

Oddio, col punto numero 4 pure, pure ci stava, ma con gli altri? Il 5, poi, gli era quasi costata la ghirba… il resto era riuscito a mancarlo praticamente tutto.

Era giunto il Liberation Day. Quale novello capitano Achab al timone della Pequod avrebbe affrontato le mille procelle dell’economia mondiale, anzi l’avrebbe sfidate e ribaltate! Per tutti sarebbero stati “dazi amari”. Voleva prendere i fuochi di Sant’Elmo per la coda ma forse, il destino gli fece pigliare lucciole per lanterne.

Era un suo compagno d’armi. Nella vita aveva avuto tutto e tutto possedeva forse persino il regno di Avalon. Si presentò nella Stanza Ovale e:

Buongiorno Sir Donaldo cosa ci fai dietro la mia scrivania?-

Questa non è la tua scrivania ma quella dei re di Avalon qui nel bianco castello – replicò Sir Donaldo il Rosso

Errore –  Rispose Sir Ilono il Teslano ridacchiando e battendo le manine come un gioioso Forrest Gump – l’ho comprata un paio di giorni fa per metterla in cucina: mi mancava un piano d’appoggio per affettare gli insaccati –

Detto questo Sir Ilono spiccò un saltello, roteò sulle punte delle sue scarpette facendo baluginare il suo tutù pieno di strass che si riverberarono sui muri della stanza come l’effetto di una sfera a specchi in una discoteca. Poi aggiunse con tono melodrammatico e un ampio sorriso:

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginare: è tempo di tagliare, vado a licenziare i dipendenti del Pentagono: è illogico pagare tutta quella gente quando si può sostituire con degli schiavi, lunga Vita e Prosperità

Sir Donaldo appoggiò i gomiti sulla sua ex scrivania, mise la testa tra le mani e pianse disperatamente: aveva assunto il comandante Spock!

I suoi progetti erano vasti, di enorme portata. Rendere grande Avalon, questo gli premeva ma in pochi giorni era solo riuscito a far aumentare l’insofferenza del mondo nei suoi confronti. Insomma era diventato simpatico come una mantide religiosa durante l’accoppiamento.

Non parliamo, poi, dei piani di guerra divulgati in un modo tanto stupido da far invidia alla genialità d’una medusa. Come se non bastasse Sir Ilono aveva anche annunciato il grande piano del Doge (Dipartimento per l’efficienza governativa): sostituire i dipendenti con l’intelligenza artificiale.

Tutti questi incidenti facevano del rosso condottiero una sorta di Falstaff nelle allegre comari di Windsor. Pensandoci, era, poi, valsa la pena di beccarsi un proiettile in un orecchio per essere successivamente preso in giro a causa dei babbei che lo contornavano?

Ultimamente aveva abbracciato la religione di Putinius da Moscovia. Il monaco che, ora, aveva la guida di quello che era stato il Gran Principato di Mosca e diffondeva il verbo del suo credo al grido di: ”Ma Dio lo vuole?”

Invidiava la decisione con cui Putinius salvava i popoli. I suoi ideali di libertà e eguaglianza lo ammaliavano, il monaco li proteggeva da sé stessi facendone un tutt’uno col suo, integrandoli, amalgamandoli e seppur tetragoni ai suoi ideali, unendoli nel suo abbraccio dal quale mai più si sarebbero sciolti tanto erano forti i suoi principi.

Se nella storia sassone era esistito un Guglielmo il Conquistatore, non poteva esserci anche un Ronaldo con lo stesso titolo?

“Annettere o non annettere questo è il dilemma” si chiedeva spesso perché le sue terre avrebbero dovuto estendersi ovunque, oltre l’orbe terraqueo, anzi per dirla con Star Trek doveva andare “…alla ricerca di nuove forme di vita e di nuove civiltà per arrivare coraggiosamente là dove nessuno è mai giunto prima! (E lì annetterle tutte)”.

Ecco cosa voleva Sir Ronaldo: intendeva abbracciare popoli anche lui e non lasciarli mai più. Alla stessa stregua del suo idolo Putinius da Moscovia con l’Ucraina, sognava di annettere la Groenlandia e il Canada e conquistare lo stretto di Panama.

Oggi i dazi, domani il mondo” soleva fantasticare e forse era a un passo dal riuscirci… .

Ma lasciamo Sir Donaldo ai suoi pensieri e vediamo un po’ assieme la storia dei dazi.

Trump ha annunciato i dazi reciproci, reazione necessaria perché “Gli Stati Uniti sono stati razziati, saccheggiati, devastati e stuprati“. I dazi partono dal 10%, per poi aggiungere una quota che varia da Paese a Paese: 32% per Taiwan, 10% per Brasile, 34% per la Cina, 20% per l’Unione europea- Ma questi risultati da dove spuntano? Ma da chat GPT ne sono certo.

Sono un’imposta che si pone sulle merci in arrivo da un paese straniero. Dovrebbero servire a proteggere la produzione di una nazione dalla concorrenza estera. Sono indicati con un valore percentuale del prezzo di vendita e di solito li paga l’importatore quando i beni entrano nel paese.

Facciamo un esempio molto attuale. Le auto elettriche dell’azienda cinese BYD pagano un dazio imposto dalla UE del 17 per cento. Se una autovettura costa 20mila euro, il grossista italiano che la compra dovrà sborsare alla dogana 3.400 euro di dazio: quella macchina portata nel nostro paese gli è costata 23.400 euro, escluse le spese di trasporto. Dovrà venderla non meno di quella cifra altrimenti ci rimetterà. Può anche vendere il prodotto a un prezzo maggiorato facendo ricadere l’onere del dazio sul consumatore che pagherà quindi un prezzo maggiore ma siamo certi che lo farà?

Il concetto di dazio consiste nella convinzione che rendendo più cara la merce estera i consumatori sceglieranno di comprare quella nazionale: nel nostro caso auto elettriche europee.

Questi sono, però, conti senza l’oste rappresentato dall’acquirente nostrano. Le preferenze dei consumatori non considerano solo il prezzo. Possono acquistare una vettura, chessò, cinese perché più performante o perché l’Europa fornisce un ventaglio d’offerte scarno oppure semplicemente per il fatto che quelle locali costano care. L’efficacia di un dazio varia a seconda del prodotto e dall’interesse che suscita: tanto più un prodotto è voluto o necessario, tanto più i consumatori vorranno acquistarlo, sopportando anche il sovrapprezzo del dazio.

Dazi e frontiere “spiegati” dal mitico duo Benigni e Troisi in “Non ci resta che piangere”

A dirla proprio tutta la teoria dei vantaggi comparati di Ricardo, con questa faccenda va a farsi benedire. Le aziende dei Paesi interessati agli aumenti dei dazi, per vendere i loro prodotti negli Usa, dovranno versare una tassa aggiuntiva. A questo punto le cose sono tre:  o dovranno alzare i prezzi (col rischio di vendere poco), o dovranno pagare di più per esportare e quindi ridurre i loro profitti. Oppure…? Non produrre per gli americani e trovare nuove piazze.

Il giornalista economico James Surowiecki, analizzati i dazi afferma che la formula di calcolo prevede la divisione del deficit commerciale di un paese con gli USA per il totale delle sue esportazioni verso gli Stati Uniti. Dimezzando, poi, questo valore, si ottiene una percentuale che corrisponde ai dazi dichiarati dalla Casa Bianca. Un esempio: l’Unione Europea (dazio del 20%). Il deficit commerciale dell’UE con gli USA è di 235,6 miliardi di dollari. Dividendo questa cifra per il totale delle importazioni degli Stati Uniti dall’Ue, (605,8 miliardi), otteniamo 0,39 come risultato, quindi 40% arrotondando. La cifra, dimezzata, porta esattamente al 20%. Un po’ come prendere mele e pere e moltiplicarle per le banane.

Per ora c’è poco da ridere per gli USA. L’effetto dei dazi sulle imprese e sull’economia globale ha ridotto la fiducia degli investitori toccando il punto più basso degli ultimi due anni. Wall Street va a picco. L’indice S&P 500 è ora in calo del 2% mentre il Nasdaq del 2,7%. Tutte le borse mondiali sono in picchiata: erano questi i risultati attesi? Forse si e ve lo dico dopo.

I settori che più ne risentono sono quello automobilistico, tecnologico e del commercio al dettaglio, Molte le aziende che hanno subito un calo dei propri titoli tra cui Walmart, Ford, General Motors ed Apple a causa dell’aumento dei prezzi. Tesla non è da meno con un crollo delle azioni di oltre il 50% in meno di tre mesi.

Mi pare strano che il Presidente USA abbia sbagliato i conti. Se così fosse andrebbe esautorato immediatamente. Ma le cose potrebbero stare in un modo diverso. Il Presidente deve rientrare di molto danaro per mettere una pezza al deficit americano che non è basso. Cosa fare? Intimorire i mercati usando l’arma della tassazione. Seguirà un periodo di trattative con la speranza (per lui) di trattare singolarmente con ogni nazione e non con l’intera Unione Europea in blocco. Otterrebbe, trattando stato per stato, due effetti: il primo di dividere l’unità della UE (divide et impera), il secondo di trattare amichevolmente con ciascuno stato imponendo un minore dazio a fronte di qualche concessione… .

In commercio si fa così: “se sono in posizione di vantaggio ti strozzo“, non si fanno prigionieri. Nel nostro caso, però, non si tratta di mere transazioni economiche, ma fare i conti con i diversi stati sovrani che potrebbero anche riservare delle spiacevoli sorprese. Vuoi o non vuoi, però, il risultato sarà raggiunto. Seppure Trump dovrà trattare una diminuzione della tassazione, avrà comunque introitato più danaro di quanto ne incamerava prima.

Si apre una nuova prospettiva dove l’America non è più madre, ma matrigna e tutto ricomincia. Si dovrà diffidare dal popolo d’oltreoceano e quasi certamente ricostruire una Europa più forte e disincantata. Purtroppo ci vogliono le teste; mi chiedo se nell’UE ce ne siano.

Un saluto LEO Vito