Teramo. Successo per l’incontro degli operatori della comunicazione con il direttore di Rai Parlamento Antonio Preziosi

TERAMO – Nella mattinata di lunedì 9 dicembre, presso la sala conferenze della curia vescovile di Teramo, si è tenuto l’interessante incontro dal titolo “Rai Parlamento: un modello di pluralismo. La crisi del giornalismo e la necessità di far fronte alla “nuova povertà” dell’informazione”. L’incontro in questione è stato promosso dall’ufficio regionale per le comunicazioni sociali della Ceam (Conferenza Ecclesiale Abruzzese-molisana) e dedicato ai direttore degli uffici per le comunicazioni delle 11 diocesi della regione Ecclesiastica Abruzzese-molisana.

Hanno partecipato a tale evento il direttore di Rai Parlamento Antonio Preziosi, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo Stefano Pallotta e mons. Claudio Palumbo vescovo di Trivento e vescovo delegato per la CEAN alle comunicazioni sociali moderatore dei lavori è stato don Claudio Tracanna incaricato per le comunicazioni sociali della Ceam. La conferenza è iniziata con il saluto di mons. Leuzzi vescovo della diocesi di Teramo-Atri successivamente c’è stato il prezioso intervento del direttore Rai Parlamento Antonio Preziosi.

“Coltivare il dubbio come metodo per mettere a nudo la manipolazione dei fatti, guardare alla realtà con spirito di ricerca socratico, accertare le fonti di informazione con scrupolo e umiltà – ha evidenziato il direttore Antonio Preziosi – costituisce un lievito vitale per il futuro della democrazia liberale. Occorre – ha proseguito Preziosi – rendere intelligibili a tutti le attività delle istituzioni rappresentative, bersaglio frequente della propaganda populista. Con un linguaggio chiaro e immediato, capace di trasmettere il ritmo dei cambiamenti politici, occorre far comprendere il ruolo e le dinamiche del Parlamento e degli Organi di governo europei”.

Dopo l’intervento del direttore Preziosi, c’è stato quello di Stefano Pallotta presidente dell’OdG Abruzzo che, commentando le parole di Antonio Preziosi, ha ribadito la necessita del recupero del metodo, ovvero quello della critica delle fonti, che i giornalisti devono necessariamente fare. “Se noi giornalisti abdichiamo a questo metodo che è l’essenza stessa della nostra professione, non abbiamo diritto di esistere. Abbiamo bisogno anche noi giornalisti – ha continuato Pallotta – di fare una salto di qualità che passa anche attraverso il recupero di una capacità di saper aggiornarsi culturalmente ed essere pronti alle sfide del tempo che è difficile e complesso. Dovremmo essere, infatti, i semplificatori della complessità. Senza la coltivazione del dubbio metodico finiremo anche noi di incappare nelle maglie della disinformazione che non è mai fine a se stessa ma ha sempre un obiettivo: politico, economico, pubblicitario”. Nella conclusione del suo prezioso intervento, il presidente Stefano Pallotta ha affermato che:“la formazione di coloro che vogliono svolgere la professione giornalistica non possa prescindere da un percorso accademico. Non è più possibile, a mio parere, permettere che un giornalista non sia adeguatamente preparato”.

L’ultimo intervento è stato affidato al vescovo di Trivento mons. Claudio Palumbo. Egli ha iniziato il suo intervento parlando del pluralismo religioso: “Garantire la molteplicità, la ricchezza, la circolazione, il dibattito di tesi e opinioni politiche e religiose – ha rimarcato il vescovo delegato della Conferenza episcopale abruzzese molisana per le Comunicazioni Sociali, ricordando come troppe volte i media trasmettano in forma approssimativa e superficiale tutto ciò che coinvolge il mondo ecclesiale, confermando attraverso parole gridate e allusive, stereotipi e pregiudizi. La fede dovrebbe essere raccontata nel suo rapporto con la ragione e con la giustizia, nell’incontro con le altre confessioni, nella comprensione reciproca, nel dialogo ecumenico promosso dal Concilio Vaticano II. Insomma, si dovrebbero rendere in modo più comprensibile e interessante, la fede, le religioni, il rapporto con la ragione”.

Citando Papa Francesco, il Vescovo delegato Ceam ha sottolineato non solo il necessario rispetto della dignità della persona umana coinvolta nel processo comunicativo ma anche “l’urgente bisogno di notizie comunicate con serenità, precisione e completezza, con un linguaggio pacato, in modo da favorire una proficua riflessione; parole ponderate e chiare, che respingano l’inflazione del discorso allusivo, gridato e ambiguo”.

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