Terzapagina – Guareschi oggi

Tornando dalla prigionia nel lager nazista dove era stato inviato “perché non aveva voluto disobbedire al Suo Re…” Giovanni Guareschi, detto Giovannino, scrisse che “…voleva cercare di capire se gli Italiani fossero cambiati e, invece, dopo un po’ di tempo si accorse che in realtà non erano cambiati affatto…e questo gli procurò un po’ di tristezza…”

Rara immagine di Guareschi internato in Germania (foto di repertorio)
Immagine di Guareschi nel 1945, al ritorno in Patria, come Lui scrisse, smagrito e immalinconito
(L’immagine è di repertorio)

L’Autore di Mondo Piccolo, con le avventure di Don Camillo (all’anagrafe Camillo Tarocci), parroco di un paese della Bassa (identificato per certi versi con Brescello), e il Sindaco dello stesso paese Giuseppe Bottazzi, al secolo Peppone, passava per uno di Destra, forse per aver inventato il “trinariciuto“, ovvero aver caratterizzato il “comunista” con un piccolo segno grafico sotto il naso nelle sue vignette del Candido. Il fatto venne ripreso da esponenti del MSI che in vari comizi definivano i loro avversari per l’appunto trinariciuti e, in fin dei conti, fu avallato proprio da un dirigente comunista che, durante un comizio, persa la pazienza, dichiarò “tre volte imbecille il giornalista che aveva avuto la trovata della terza narice“.
Guareschi in fondo, pur sembrando diversamente, non faceva politica, ma si limitava a raccontare di quella gente della Bassa, “…rude e ruvida, malgarbata, ma con un cuore grande così…”, che in realtà di passione politica ne aveva tanta, ma anche tanto sale nella zucca e che quindi sapeva poi trovare la strada di strane mediazioni che, in fin dei conti, somigliavano moltissimo al compromesso storico quello di Berlinguer ed il Professore che andò in voga negli anni ’70, proprio mentre il paese sprofondava negli anni di piombo, con l’assassinio proprio di “un professore“.
Ebbene, Guareschi ebbe in fondo un singolare dono, quello cioè di riuscire con la sua scrittura a fissare i vizi di una classe politica che sopravvivono, per molti versi, ancora oggi e apparirà chiaro proprio da alcune risuonanti invettive lanciate da Don Camillo, proprio quello che la Maestra Cristina aveva ribattezzato “prete bolscevico“, un giorno in Chiesa durante la omelia, che all’epoca si teneva dal pulpito, quando, dopo l’ennesima soperchieria dei rossi di Peppone, tuonò dicendo: “…Ascolta popolo, il verbo dei tuoi capi, essi ti insegnano la vera saggezza, essi ti insegnano che per punire il calzolaio esoso, tu devi tagliarti i piedi…” e più avanti continuò nello stesso tono “…Ringraziamo l’Altissimo per aver collocato il sole ben alto nel cielo, altrimenti qualcuno, per dar fastidio al suo vicino, venditore di occhiali affumicati, lo avrebbe già spento…
Ora a leggere avvenimenti, fatti e dicerie e detti di questo nostro tempo, che Giovannino avrebbe ben definito sgangherato, sembrano le sue battute perfettamente attinenti, soprattutto perché oggi che la politica manca di sano argomentare per difetto proprio di chi dovrebbe argomentare, nel trasformismo e nella folle ricerca del consenso, i toni, della politica, sono proprio quelli della estremizzazione, del punitivismo, dell’aggressione, del giustizialismo, e dell’inventare cose pur di dare fastidio all’avversario politico, di ridicolizzarlo, di aggredirlo verbalmente e fisicamente, oltre che nelle questioni personali, pur di ottenere consenso, voti e affermarsi sulla scena politica, al di là dei propri meriti, delle proprie conoscenze (in genere scarse) e solo per andare al potere, sedere al posto di comando, da dove guidare i propri affari che, guarda caso, son proprio quelli di vendere occhiali affumicati così le persone non possano vedere…
Più attuale di così!

Guareschi e Fernandel (quest’ultimo nei panni di Don Camillo)
(Immagine di repertorio)
Guareschi con Gino Cervi e Fernandel
(Immagine di repertorio)
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Il francobollo celebrativo di Guareschi
(Immagine di repertorio)
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