Trasporti in Abruzzo, sostenibilità tra annunci e criticità. In arrivo 40 nuovi bus Tua a metano, Di Carlo: “Contribuisce al riscaldamento globale”
PESCARA – Proprio oggi l’azienda regionale di trasporto Tua ha annunciato l’acquisto di 40 nuovi autobus a metano, definendo l’operazione un intervento a favore della sostenibilità ambientale.
Una valutazione che, alla luce delle evidenze scientifiche, apre tuttavia interrogativi sull’effettivo impatto climatico di questa scelta.
“Il metano – sottolinea il professore ordinario di Fisica dell’Atmosfera e Climatologia dell’Università d’Annunzio di Chieti-Pescara, Piero Di Carlo – se emesso in atmosfera contribuisce al cambiamento climatico e, se si calcola il suo potenziale di riscaldamento globale (GWP), che tiene conto della concentrazione, della forzante radiativa e della permanenza in atmosfera, il metano su 25 anni ha un GWP 72 volte maggiore dell’anidride carbonica, su 100 anni 25 volte maggiore e su 500 anni 8 volte maggiore”.

Pur producendo meno emissioni allo scarico rispetto ai carburanti tradizionali, il metano contribuisce anche alla formazione di inquinanti secondari come ozono e particolato atmosferico, elementi che incidono sulla qualità dell’aria, soprattutto nei contesti urbani.
L’annuncio si inserisce in un quadro già complesso per la mobilità abruzzese.
Da 1°gennaio 2026 i biglietti del trasporto pubblico locale sono aumentati del 2,1% e alcune corse del treno sono state soppresse, in particolare sulla tratta universitaria Chieti-Pescara, con ricadute su studenti e pendolari.
“Per rendere credibili le politiche di riduzione delle emissioni – osserva Di Carlo – è necessario puntare su un trasporto pubblico efficiente e su tecnologie che riducano in modo sostanziale l’impatto climatico e sanitario. Soluzioni transitorie rischiano di rallentare il raggiungimento degli obiettivi”.
Alle difficoltà del Tpl si aggiunge il ridimensionamento degli incentivi alla mobilità elettrica. Alcuni comuni, tra cui Pescara, hanno revocato la gratuità dei parcheggi per le auto elettriche, una misura che fino a poco tempo fa rappresentava uno dei pochi segnali concreti di sostegno alla transizione. Una scelta che mette queste città in controtendenza rispetto ad altri grandi centri italiani come Bologna, Roma e Milano, dove restano in vigore agevolazioni e riduzioni tariffarie.
“Le auto elettriche non servono solo a ridurre la CO₂ – sottolinea Di Carlo – ma sono fondamentali per abbattere ossidi di azoto e particolato fine, responsabili di centinaia di migliaia di morti premature ogni anno in Europa. Disincentivarle significa anche peggiorare la qualità dell’aria”.
Secondo l’esperto, il nodo centrale resta la mancanza di una visione integrata: “trasporto pubblico, mobilità elettrica e pianificazione urbana dovrebbero procedere insieme. Interventi scollegati, o addirittura regressivi, rischiano di svuotare di significato gli impegni climatici dichiarati”.
