Tre giorni di celebrazioni e di intensa spiritualità a Tagliacozzo per l’arrivo della reliquia di San Camillo de Lellis
TAGLIACOZZO – Tre giorni di intensa spiritualità a Tagliacozzo con la presenza dell’insigne reliquia del cuore di San Camillo de Lellis, patrono d’Abruzzo, dei malati e degli operatori sanitari.
Grazie all’iniziativa del parroco don Ennio Grossi, la Provincia dell’Italia meridionale dell’Ordine dei Ministri degli Infermi, ha accordato la Peregrinatio dell’insigne reliquia del Santo.
In definitiva è un ritorno a Tagliacozzo, poiché quando San Camillo, vissuto a cavallo tra il XVI e il XVII, secolo, dismise i panni militari, volendo entrare nell’ordine dei frati francescani Cappuccini, dopo una prima esperienza a San Giovanni Rotondo in Puglia, chiese di essere ammesso al noviziato nel Convento della Trinità in Tagliacozzo “…alle falde del Monte Aurunzo, a due chilometri da Tagliacozzo, e nel locale detto “Capocroce”, a contatto della strada mulattiera che porta a Petrella e Cappadocia…” (G. Gattinara, Storia di Tagliacozzo, p. 98).

Tuttavia, durante la permanenza del Santo nel nostro Territorio, che verosimilmente dovette intercorrere tra il giugno e l’ottobre 1579, una piaga alla gamba, di cui soffriva da tempo e per cui aveva dovuto interrompere la sua presenza nel convento pugliese, tornò a causargli problemi.
Questa la testimonianza scritta del Superiore del Convento tagliacozzano quando dovette relazionare per la reiterata impossibilità di tenerlo tra i Cappuccini: “…di lì a pochi giorni il Padre Guardiano, me Vicario di casa, con tutti gl’altri frati Professi del detto luogo si congregarono per discorrere intorno al particolare dell’infermità della gamba di Fra’ Christofaro, che così fu posto nome a detto Padre Camillo mentre era novitio de i Cappuccini, e fu risoluto da detti PP. di renderli li panni, e di non farli fare professione, […] in questa Religione per la detta indisposizione della sua gamba, e così fu eseguito, poiché fu licenziato, et esso Fra Christofaro ne mostrò grandissimo dispiacere, e disgusto, ma obedì alla licenza datali…” (dal Libro “Tagliacozzo ancora… fatti, personaggi, frammenti di vita fra cronaca e storia” di G. Blasetti – edizione 2021).

Quindi San Camillo, dopo quest’ultimo tentativo di far parte della famiglia dei frati francescani Cappuccini, si recò in Roma poiché la provvidenza aveva disposto che lui stesso fondasse un ordine religioso preposto alla cura e all’assistenza dei malati.
La reliquia del suo cuore, incorrotto, è arrivata a Tagliacozzo nel pomeriggio del 21 novembre, accolta dal Parroco d. Ennio Grossi, dal Sindaco Vincenzo Giovagnorio e dalla Presidente del Consiglio comunale Anna Mastroddi; erano inoltre presenti i Confratelli della Confraternita di Sant’Antonio Abate guidati dal Priore Massimo Chicarella e le associazioni laicali dei Carabinieri in congedo, degli Alpini e della Croce Rossa Italiana. In serata si è svolta una veglia di preghiera guidata dal parroco di Carsoli d. Umberto Di PasqualeNella giornata di sabato la Reliquia è stata condotta per la venerazione nel Monastero delle monache benedettine di clausura del Santi Cosma e Damiano, nella Casa Famiglia Anffas “Dopo di noi” e tra i pazienti ricoverati nei reparti della struttura ospedaliera della città.

Quindi, oggi, domenica 23, in occasione della Solennità di Cristo Re, S.E.R. Mons. Giovanni Massaro ha presieduto la celebrazione della santa Messa. Durante l’omelia, il Vescovo ha invitato a lasciarci toccare il cuore da Cristo Re che regna amando. Poiché da Cristo, il cui esempio è stato seguito da San Camillo, dobbiamo trarre l’insegnamento a piegarci per fasciare, per curare e per accompagnare il cuore sofferente del prossimo bisognoso.
“Quel cuore – ha concluso il Vescovo parlando della Reliquia – parla ancora e ci dice che anche noi possiamo avere un cuore nuovo trasformato dalla grazia; ci dice che ogni uomo ferito è un fratello, ci ripete ancora l’esportazione di San Camillo: Abbiate più cuore in quelle mani!”.
