Un Cioccolatino Storico. “Storia del martire Sebastiano”, tra vigili urbani, scongiuri contro epidemie e “panette”
SAN SEBASTIANO DEI MARSI- Buongiorno carissimi lettori ma soprattutto benvenuti al consueto appuntamento con i racconti del Cioccolatino Storico. Oggi celebriamo la memoria di uno dei santi più venerati dell’intera cristianità, e stiamo parlando di San Sebastiano Martire: la cui festa si riversa anche all’interno della nostra secolare cultura, ma su questo ci arriveremo più tardi.

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Ma chi era questo Martire? Nel rispondere a tale domanda ci piacerebbe usare le parole di quel geniaccio di Blaise Pascal: “Gli esempi delle morti eroiche di Spartani e di altri, non ci commuovono: invero, che mai ce ne viene? Invece, l’esempio della morte dei màrtiri ci commuove, perché sono «nostre membra!». Abbiamo con loro un vincolo comune; la loro fermezza può ispirare la nostra”. Dopo duemila anni circa i nostri martiri e i nostri santi patroni sono ancora le nostre membra che ci permettono di vivere bene. Tralasciando Pascal vediamo chi era San Sebastiano.

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Nativo di Narbona, cittadino milanese, alto e stimatissimo ufficiale della guardia pretoriana di Diocleziano e Massimiano, Sebastiano era il comandante della prima coorte pretoriana, di fatto la guardia del corpo imperiale, tanto stimato da Diocleziano e da Massimiano, che i due regnanti ne reclamano continuamente la presenza. Ma nessuno di loro sapeva che era un devotissimo cristiano.

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Si racconta che una volta – e questo ce lo scrive Jacopo da Varagine, nella “Leggenda Aurea” – che l’ufficiale Sebastiano si trovò nello stesso carcere ore erano tenuti prigionieri i gemelli Marco e Marcellino, condannati a morte a causa della loro professione di cristianesimo. I genitori dei gemelli fecero di tutto per dissuaderli dall’abbracciare la strada del martirio, ma Sebastiano lì invitò nell’affrontare il martirio con più forza e determinazione.

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Le altre guardia allora scoprirono che Sebastiano era un cristiano fu prontamente denunciato all’imperatore. Diocleziano, che stimava e ammirava Sebastiano, si adirò vedendo nella religione del suo ufficiale qualcosa di negativo e pericoloso: viceversa, Sebastiano gli disse che pregava quotidianamente Dio e i Santi affinché proteggessero Roma. Ma l’imperatore non volle sentire scuse e condannò l’ufficiale a morte per mano degli arcieri in mezzo al Campo di Marte (siamo a Roma).

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Il suo corpo tutto trafitto di frecce fu abbandonato sul terreno e dato naturalmente per morto; ma pochi giorni dopo, l’imperatore, stupefatto, se lo vide comparire dinanzi, aspramente rimproverante tutto il male fatto ai cristiani. Catturato nuovamente, Sebastiano fu frustato a morte: successivamente il suo copro venne buttato nel Tevere. La notte successiva apparve in sogno alla matrona Lucina, le additò il luogo ove giaceva, e le disse che voleva essere seppellito nelle catacombe, alla bocca della grotta degli Apostoli. Lucina eseguì religiosamente il comando.

Foto Americo Tangredi
San Sebastiano è patrono di molte città d’Italia e protettore della polizia municipale, dei sofferenti e dalle epidemia ma è anche ispiratore di molte tradizioni popolari. Ad esempio il grande antropologo abruzzese Gennaro Finamore scrisse nel suo testo sulle credenze e gli usi abruzzesi così:
“È padrone della puntura (pleurite, pleuropolmonite). In Lanciano, dove siffatta malattia non è infrequente, è grande la devozione pel santo; e se ne celebra con qualche solennità la festa, la quale è osservata come una delle maggiori. A Navelli, nel di del santo, che è il protettore del comune, i deputati della festa fanno preparare una grande quantità di polenta, che le giovani più di recente spose sono incaricato di distribuire a tutte le famiglie, che la mangiano per devozione”.
Nella vicinissima San Sebastiano dei Marsi (frazione di Bisegna) il 19 gennaio si onora la memoria di questo santo e la tradizione vuole che una famiglia del luogo -per adempiere a un voto o per semplice devozione- si offre per organizzare la festa. Quest’ultima è detta delle “panette” pani costituiti da otto palline di pasta lievitata e cotti al forno a legna. Durante la vigilia della festa del santo, queste panette vengono portate in processione dalle giovani donne del paese in grandi ceste coperte da un drappo rosso fino alla chiesa del santo vicino al fiume dove dopo i vespri si procede alla distribuzione delle pagnottelle.

Foto Pro Loco di San Sebastiano dei Marsi
Anche nel giorno della solennità del santo si ripete la processione nelle strade del paese. I costumi delle ragazze che sfilano sono rossi in ricordo del sangue versato dal Martire che insieme al drappo che ricopre le panette. Mentre la processione delle ragazze procede lungo il paese, a metà strada si incontra la processione degli uomini che reca la statua. Dopo i saluti tutti insieme si recano in chiesa dove al termine delle liturgie il parroco benedice le panette e le ragazze fanno ritorno alla casa dell’organizzatore. Dinanzi all’abitazione viene acceso un grande fuoco con legna e frasche ed ha inizio la distribuzione dei pani rituali, la famiglia ospitante provvede anche ad offrire ai presenti vino e dolci.
Un Abbraccio Storico
