Via Papacqua, ovvero come Avezzano “costruisce” una discarica a cielo aperto

AVEZZANO – “Grazie a Dio gli uomini non possono ancora volare e sporcare i cieli così come fanno con la terra!” così scriveva Henry David Thoreau nell’800.

Vedendo certe scene nel 2021 (più di 200 anni dalla sua nascita) potremmo intitolargli un monumento, sempre che non si trovi già nel cumulo di monnezza di cui parleremo.

Avevamo già segnalato una prima volta la situazione, una seconda volta si era parlato di Via Sant’Andrea, altro punto nevralgico dell’inquinamento avezzanese a pochi passi da Via Papacqua.

Ma tanto parliamo di periferia, quindi lontano dagli occhi, lontano dal cuore, diceva il saggio.

Nonostante questo, la cocciutaggine ci spinge a parlarne ancora, ed a fare un appello (di nuovo) alle autorità: la situazione della periferia avezzanese continua a deteriorarsi.

E mentre noi facciamo concerti, eventi culturali ed affini, il pattume cresce.

Dobbiamo davvero aspettare che arrivi al nostro naso? O che si inquinino le zone limitrofe in maniera non più trascurabile? O magari che qualcuno, stremato (ma non per questo giustificato) trasformi la zona in una vera e propria Terra dei Fuochi in miniatura? Dove è posto il punto di non ritorno?

È questa la domanda che ci si pone passando per questa piccola strada di periferia: quando e come si penserà coscientemente “Adesso basta”? Per noi la risposta era in questi due momenti:

Ad oggi, invece, la situazione è ben esplicata nelle foto: sanitari, borsoni da calcio, indumenti, arredamenti, prodotti agricoli, scatole di mangimi, passeggini, sacchi di cemento, sacchi di mangimi per animali, articoli sportivi, copertoni (senza contare ovviamente plastica, vetro, carta e metalli a profusione).

Questo senza inoltrarci nella fitta vegetazione dove vengono buttati i rifiuti. Tutta roba posta lì, nell’attesa di marcire ed infiltrarsi nel terreno. Uno scenario raccapricciante.

Difatti, nonostante l’intervento dei ragazzi di Fare Verde, e nonostante l’appello di Giorgio Fedele (M5S), purtroppo l’inciviltà di pochi, richiede interventi ancora più duri.

Proprio per questo, infatti, ci sentiamo di proporre a chi di dovere 3 alternative:

  • ripulire la via e porre in essere delle foto-trappole, per sanzionare l’inciviltà di pochi che danneggia tutti;
  • raccogliere le firme e cambiare intestazione alla strada: da “Via Papacqua” a “Via della Terra dei Fuochi”, di modo che eventuali avventori non restino sorpresi da cosa troveranno;
  • voltarsi dall’altra parte, fare finta di niente ed aspettare che il problema diventi totalmente ingestibile.

Noi, ovviamente, saremmo entusiasti della prima opzione, ed aspettiamo riscontro dalle autorità (verso le quali ci offriamo come “guide”, qualora avessero in mente un sopralluogo, ma non conoscessero molto la zona) per nuovi sviluppi.

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