Armocromia al potere: il giuramento del governo più fluido della storia. Fantapolitica e gioco di ironia. Ma mica tanto…
Nota dell’autore: Il presente articolo è un’opera di pura fantapolitica e non intende esprimere alcuna preferenza, critica o posizionamento partitico. Oddio l’attuale politica porge il destro all’ironia e non sono riuscito a sottrarmene: “Perché non provare?” mi son detto ed ecco il risultato.
IL GIURAMENTO DEL “CAMPO XL”: CRONACHE DAL PRIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI IN PALETTE

Nessun analista geopolitico, nemmeno il più visionario, avrebbe potuto prevedere il Grande Reset burocratico che ha preceduto le ultime elezioni. In un panorama fantapolitico dominato dal caos dei sondaggi, l’Italia è finalmente riuscita a risolvere un grande enigma: scoprire a quale nazionalità appartiene Elly Schlein. Dopo anni di dispute transatlantiche tra Washington, Berna e Roma, una commissione parlamentare d’inchiesta è giunta all’incredibile verdetto: la Premier possiede una cittadinanza quantistica. È ufficialmente svizzera quando c’è da moderare il dibattito, americana quando organizza le primarie e italiana quando si tratta di fare opposizione interna.
Risolto il mistero dei tre passaporti, il protocollo del Quirinale è potuto iniziare, ma non sarà mai più lo stesso. Con l’insediamento del nuovo esecutivo guidato dal “campo progressista, inclusivo e intersezionale”, l’Italia entra ufficialmente nella Terza Repubblica: quella “ecocentrica e, soprattutto, molto serale”. L’aria di cambiamento si è respirata sin dal giuramento. Un corteo di monopattini elettrici d’ordinanza e cargo-bike ha sostituito la classica sfilata delle auto blu . Ecco come si è svolto il primo, storico Consiglio dei Ministri.
ELLY SCHLEIN: LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO A TEMPO INDETERMINATO (E ANCHE INDETERMINATO)
Il discorso d’insediamento della Premier Elly Schlein è iniziato alle nove del mattino ed è terminato nel tardo pomeriggio. Il motivo? La Presidente ha declinato ogni singolo sostantivo al maschile, al femminile, al neutro e al collettivo indeterminato, onde evitare micro-aggressioni linguistiche ai danni dei microfoni.
Invece del classico campanello d’argento per dare la parola ai ministri, Schlein ha introdotto una fidata armocromista di Palazzo Chigi. Da oggi, i decreti-legge non si votano: si approvano solo se la copertina è in palette con la Costituzione.
“Non siamo qui per approvare leggi calate dall’alto”, ha spiegato Schlein in una conferenza stampa magistralmente destrutturata. “Siamo qui per tessere ponti di dialogo fluido e perimetrare un campo largo, anzi larghissimo, un Campo XL, dove la transizione ecologica incontri il salario minimo garantito per chiunque riesca ad ascoltare un mio sub-emendamento senza addormentarsi. Ma anche no. Cioè, sì, ma approfondiremo nei tavoli tecnici”.
SIMONA BONAFÈ AL LAVORO: TUTE BLU E TACCHI A SPILLO

La prima vera prova del fuoco per la tenuta del governo si è consumata al Ministero del Lavoro. Simona Bonafè, si è reacata a Taranto per gestire la delicatissima crisi industriale. Il suo arrivo al tavolo delle trattative con i sindacati dei metalmeccanici è già storia. La Ministra si è presentata davanti ai delegati sindacali in tuta blu rigorosamente abbinata a un paio di scarpine Jimmy Choo tacco dodici. Di fronte agli operai inferociti che chiedevano tutele sul futuro dello stabilimento, Bonafè ha sfoggiato il suo miglior sorriso riformista. “Ragazzi- ha detto- capisco perfettamente il vostro disagio, ma vi assicuro che la vera difficoltà è riuscire a fare tre rampe di scale al ministero su questi tacchi senza perdere l’equilibrio della concertazione. Troveremo una sintesi: voi mi garantite la produttività, e io vi garantisco che il prossimo ammortizzatore sociale sarà griffato e con la suola laccata”. I sindacalisti, abituati a ben altri tavoli, sono rimasti talmente ipnotizzati dal riflesso del cristallo sulla scarpa da firmare l’accordo senza nemmeno leggerlo.
ANGELO BONELLI ALL’INTERNO: IL VIMINALE A EMISSIONI ZERO

Il passaggio di consegne ha visto il neo-ministro Angelo Bonelli entrare al Viminale con una pianta di ficus sotto al braccio e un rilevatore di polveri sottili. La sicurezza nazionale ha finalmente una nuova priorità: l’impatto ambientale della malavita. La prima circolare del ministero ha abolito le volanti della Polizia a motore termico. D’ora in poi i presidi sul territorio si faranno esclusivamente su biciclette con il cestino di vimini. La riforma riguarda anche l’ordine pubblico. Le cariche di alleggerimento durante le manifestazioni non vedranno più scudi e manganelli ma il lancio terapeutico di semi di papavero e abbracci collettivi agli alberi dei parchi cittadini.
Ai posti di blocco, la consueta richiesta di “patente e libretto” è considerata archeologia industriale. Gli automobilisti fermati devono rispondere alla perentoria domanda: “certificazione d’impatto ambientale degli pneumatici della vettura!”. I blocchi stradali, inoltre, non usano più le transenne, ma file di fioriere di basilico a chilometro zero.
NICOLA FRATOIANNI ALLA DIFESA: L’OBIEZIONE DI COSCIENZA STRATEGICA

La vera svolta geopolitica arriva però dal Ministero della Difesa, affidato a Nicola Fratoianni. Il pacifismo radicale entra ufficialmente nello Stato Maggiore, con sommo sconcerto dei generali della NATO.
Primo atto ufficiale la conversiione del piano di riarmo in un piano di “smantellamento creativo”. Per finanziare una rete di centri sociali autogestiti e ciclofficine popolari, i caccia F-35 sono stati messi in vendita su Vinted . I carri armati dell’Esercito Italiano, invece, hanno ricevuto un restiling completo con i colori dell’arcobaleno e riconvertiti in giganteschi furgoni per la raccolta differenziata porta a porta. Perfino l’inno delle forze armate “4 Maggio” non ha avuto scampo: sostituito dall’arrangiamento della canzone “Mettete dei fiori nei vostri cannoni“. La strategia militare italiana in caso di minaccia straniera o crisi internazionale è ora inflessibile. “Non risponderemo mai alle provocazioni con le armi”, ha dichiarato Fratoianni fiero. “Manderemo all’esercito invasore una diffida scritta via PEC e organizzeremo un’assemblea permanente sul bagnasciuga per spiegare al nemico quanto sia antropologicamente fascista occupare le nostre spiagge senza aver prima consultato i comitati di quartiere”. La parata del 2 giugno ai Fori Imperiali è ufficialmente sostituita da una infiorata con distribuzione di hummus di ceci e canti di lotta.
GIUSEPPE CONTE ALL’ECONOMIA: IL TRIONFO DELLA POCHETTE E DEL 110%

Ma il vero motore del governo è in via XX Settembre sede dell’Avvocato del Popolo, Giuseppe Conte, nelle vesti di Ministro dell’Economia e delle Finanze. Per l’occasione, i corridoi del ministero sono stati tappezzati di moquette grigio perla. Luci soffuse ricreano l’atmosfera delle grandi occasioni: quelle delle conferenze stampa in diretta Facebook alle 23:30. Conte ha subito chiarito che l’austerità è un concetto superato e ha introdotto la sua rivoluzione monetaria: l’abolizione del contante a favore del “Voucher 110%”. Per pagare le tasse, i cittadini non dovranno più fare calcoli complessi, ma basterà dimostrare di aver percepito un sussidio a caso negli ultimi sei mesi. Alle perplessità delle agenzie di rating internazionali e dei burocrati di Bruxelles, per il debito pubblico, Conte ha risposto con la consueta, impeccabile flemma, sistemandosi la pochette a quattro punte: “Con questo DPCM abbiamo abolito non solo la povertà, ma anche il sistema di calcolo. Se i conti dello Stato non tornano, emetteremo un decreto correttivo d’urgenza che utilizzarà il danaro del deficit! Lo facciamo con stile, lo facciamo per il popolo”.
LA REAZIONE DELLE OPPOSIZIONI: TRA COMPLOTTI ASTRALI, PONTI SULLO STRETTO E SELFIE CONSOLATORI
Se a Palazzo Chigi si festeggiava a colpi di tisane biologiche e kombucha, dall’altra parte della barricata la sconfitta elettorale è stata accolta con un misto di sconcerto, pragmatismo e nostalgia.
GIORGIA MELONI: L’OPPOSIZIONE PATRIOTTICA DAL SALOTTO DI CASA

La leader di Fratelli d’Italia ha incassato il colpo con la consueta fierezza e un pizzico di amara ironia, convocando una conferenza stampa d’urgenza direttamente dal salotto di casa, con tanto di gatto in braccio.
“Hanno vinto loro, va bene, ne prendiamo atto” – ha dichiarato con gli occhi sgranati a favore di telecamera – “Ma voglio vedere come faranno a difendere i confini della Patria quando Bonelli manderà i monopattini elettrici a fare i respingimenti in mare o quando Fratoianni risponderà alle minacce nucleari mandando una raccomandata con ricevuta di ritorno. Noi vigileremo. Saremo un’opposizione fiera, patriottica, conservatrice.
MATTEO SALVINI: IL “PIANO B” E IL PONTE SULLO STRETTO PORTATILE

Nel quartier generale della Lega, Matteo Salvini ha reagito alla sconfitta con ammirevole resilienza gastronomica, pubblicando immediamente sui social un selfie con un vassoio di arancini e un boccale di birra, accompagnato dalla didascalia: “Amici, la democrazia è sacra, rispettiamo il voto! Intanto si mangia italiano e si pensa al futuro”.
Il Capitano ha poi annunciato che, non potendolo più fare da ministro, finanzierà il Ponte sullo Stretto di Messina tramite una campagna di crowdfunding su Kickstarter, vendendo modellini in scala fatti di Lego ecologici. “Se Schlein vuole l’Italia fluida, noi la collegheremo tutta con un unico grande cantiere infinito. E se i treni non passeranno, ci faremo una pista ciclabile per i loro ministri”.
ANTONIO TAJANI: IL RICHIAMO AL BON TON ISTITUZIONALE E ALLA DIPLOMAZIA FELPATA

Se a destra si grida al complotto e si fa ironia sui social, al quartier generale di Forza Italia Antonio Tajani reagisce con la consueta flemma da ex Presidente del Parlamento europeo. Ai cronisti si presenta composto, impeccabile, definendosi rassegnato: “il leader d’opposizione più sfigato della storia”, costretto a fare i conti con un governo che ha trasformato i caccia militari in furgoni per la raccolta differenziata. Tajani respinge fermamente ogni accusa di nervosismo: “Noi siamo moderati, liberali, europeisti e profondamente atlantisti. Non userò mai parole volgari verso questo esecutivo. Sono figlio di un militare, ho fatto il militare e canto l’inno anche sotto la doccia. Poi, l’affondo finale: “Presentare decreti in base all’armocromia e voler abolire le tasse definendole “gramigna’ è una cosa che a Bruxelles non ci perdoneranno. Ho già scritto a Ursula von der Leyen e al Board of Peace. Ci tengo a precisare una cosa: nei tavoli internazionali Donald Trump non mi ha mai chiamato ‘Tony’. A Giuseppe Conte continuano a mandare i Voucher del 110% intestati a ‘Giuseppi’. La democrazia è una cosa seria, mica Forza Roma o Forza Lazio!
IL GRAN FINALE
Mentre a Bruxelles Ursula von der Leyen pare abbia chiesto il prepensionamento per frequentare un corso di yoga terapeutico, l’Italia si gode il suo nuovo corso. I mercati finanziari tentennano, lo spread sale, ma l’aria non è mai stata così pulita! I Ministri non sono mai stati così coordinati nei toni del pastello. Il futuro è fluido, e se non funziona, c’è sempre tempo per un altro bonus.

Mentre il sipario cala sulla coloratissima messinscena del “Campo XL” e del suo Regno d’Argot, lo spettacolo della politica italiana non cessa mai di stupire. Ogni giorno ci regala maschere memorabili e colpi di scena degni dei migliori canovacci. Quale estensore di questo articolo mi inchino, rimetto a posto i fogli e saluto come i vecchi capocomici: “Qui finisce la commedia e se vi è piaciuta, dateci un segno del vostro gradimento con un applauso“.
Un Saluto
(sipario)
