Capistrello. Domani l’inaugurazione di Piazza Giovanni Palatucci, giusto tra le Nazioni e Medaglia d’Oro al Merito Civile

Capistrello – Sarà inaugurata domani alle presso 15:30 a Capistrello, la Piazza intitolata all’ex questore di Fiume, Giovanni Palatucci.

La comunità di Capistrello vuole intitolare questa Piazza con l’obiettivo di offrire un adeguato riconoscimento alla straordinaria opera di quest’uomo medaglia d’oro al valore civile, e nomiato “Giusto tra le Nazioni” per aver salvato oltre 5000 ebrei dai campi di sterminio.

“Una scelta non scontata -ha commentato il Sindaco Francesco Ciciotti- non vogliamo solo onorare la figura di Giovanni Palatucci, allo stesso tempo vogliamo ringraziare tutte quelle persone che con estremo altruismo dedicano la propria vita agli altri, oltre gli schieramenti e oltre le fazioni, considerando il valore della vita come bene supremo e universale”.

Alla cerimonia parteciperanno il Prefetto di L’Aquila, il Questore di L’Aquila, tante autorità militari, civili e religiose del territorio.
Dopo l’inaugurazione, alle ore 17,00, si terrà il concerto della fanfara della Polizia di Stato presso la vicina Chiesa di San Giuseppe.

La Fanfara della Polizia di Stato

Lo scorso anno, in attesa del completamento della Piazza che domani sarà intitolata a Giovanni Palatucci, l’amministrazione comunale di Capistrello, piantumò un’albero e scoprì una targa in occasione dell’anniversario della scomparsa dell’ex questore di Fiume, Giovanni Palatucci, avvenuta il 10 febbraio 1945, nel campo di concentramento di Dachau.

La storia di Giovanni Palatucci


Giovanni Palatucci nacque a Montella, il 31 maggio 1909, è stato un poliziotto italiano, vice commissario aggiunto di pubblica sicurezza e Medaglia d’oro al merito civile. Inizialmente addetto all’ufficio stranieri dal 12 novembre 1937 e poi reggente della Questura di Fiume sino al 13 settembre 1944, quando fu arrestato dai tedeschi delle SS e internato il 22 ottobre successivo nel campo di concentramento di Dachau con il numero 117826, dove morì di stenti il 10 febbraio 1945, 78 giorni prima della liberazione del campo.

Giovanni Palatucci

Il padre di Giovanni Palatucci lo avrebbe voluto avvocato in Irpinia, ma lui, dopo il Liceo a Benevento, era partito, era il 1930, per il servizio militare in Piemonte. Di stanza a Moncalieri, si laureò in Giurisprudenza a Torino all’età di 23 anni e pochi anni dopo divenne vice Commissario aggiunto di P.S. e nel 1938 divenne Commissario e poi Questore reggente, con la responsabilità dell’Ufficio stranieri. Grazie a questo ruolo, con le leggi razziali in vigore, svolse con gran rischio personale un’intelligente attività a favore di ebrei italiani e stranieri.

Distruggendo archivi e procurando documenti falsi, abbia, nel giro di sei anni, ha salvato dalla deportazione (anche con la collaborazione di uno zio, vescovo della Diocesi di Campagna) almeno cinquemila persone. Palatucci continuò la sua generosa attività anche durante l’occupazione nazista di Fiume. Ad un certo momento il C.L.N. fiumano, nel quale Palatucci era entrato con il nome di dott. Danieli, fu informato che i nazifascisti avevano cominciato a sospettare della sua attività; a Palatucci fu consigliato di mettersi in salvo, ma lui rifiutò: una sua fuga, disse, avrebbe messo in difficoltà i sottoposti che lo avevano aiutato.

Arrestato nella sua casa, il 13 settembre del 1944, dalla polizia di sicurezza germanica, il Questore di Fiume – che non aveva fatto nomi nonostante le torture – fu condannato a morte per “cospirazione e intelligenza con il nemico”.

Ingresso campo di concentramento

Dechau

La pena fu poi commutata nella deportazione e, quaranta giorni dopo l’arresto, Giovanni Palatucci entrava nel campo di Dachau con il numero di matricola 117826. Vi sarebbe morto, in seguito agli stenti e alle sevizie patite, due mesi prima della liberazione del campo. Per lungo tempo in Italia, fuori della ristretta cerchia degli specialisti e dei compaesani, il nome di Giovanni Palatucci è stato quello di uno sconosciuto ma nel 1990 lo Yad Vashem, l’Ente nazionale per la memoria della Shoah dello stato di Israele, lo ha dichiarato Giusto tra le nazioni.

È stato merito di Goffredo Raimo, con il suo libro A Dachau, per amore, del 1989, se il nome di Palatucci è tornato nella memoria storica del nostro Paese, tanto che nel 1995, in occasione della festa della Polizia, l’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, conferì a Palatucci la Medaglia d’Oro al merito civile alla memoria. A questo tardivo riconoscimento, seguì, nell’aprile del 2000, uno “speciale” della trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?“; nel settembre del 2001, la RAI ha dedicato all’eroico funzionario di Polizia uno sceneggiato in due puntate dal titolo Senza confini. 

Il Vaticano, dal 2004, lo ha proclamato “Servo di Dio”, titolo attribuito alle persone per le quali è stato avviato il processo canonico di beatificazione. Mentre il 13 settembre 2006 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della manifestazione promossa dal Comitato Giovanni Palatucci, per presentare il volume Bad Times, Good People, sulla vita dei deportati nel campo di concentramento di San Bartolomeo, ha inviato al Presidente del Comitato, dott. Michele Aiello, un messaggio in cui ricorda la figura del dott. Palatucci, ultimo Questore di Fiume italiana, morto nel campo di sterminio di Dachau, come “esempio eroico di coraggio e solidarietà a tutela del valore più alto proclamato dalla Costituzione repubblicana, la dignità umana.

F5La sua straordinaria lezione di generosità e di altruismo ha contribuito a riscattare il nostro Paese dalla vergogna delle leggi razziali dimostrando come in significative occasioni gli italiani seppero anteporre le ragioni della loro coscienza alla violenza della dittatura. La testimonianza di tutti coloro che hanno vissuto quei drammatici avvenimenti richiama ancor oggi al dovere della memoria, soprattutto nel rapporto con i giovani, affinché si consolidi il rifiuto dell’intolleranza, e dell’odio razziale, e si diffonda il ripudio di ogni forma di intolleranza in favore del rispetto delle diverse identità culturali e religiose dei popoli.”

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