Celano. Il Sindaco visita il Centro Italiano di Solidarietà “Don Picchi” a Pescara

Le impressioni di Santilli sul suo diario social

CELANO – Le belle notizie, positive, che rasserenano l’animo dei lettori, vanno riportate. Sempre, anche se fanno meno rumore delle “brutte notizie”. Scorrendo le pagine social ci siamo imbattuti in un “post” pubblicato dal Sindaco di Celano, ing. Settimio Santilli, che racconta con passione e sentimento, i momenti salienti della visita effettuata al Centro di solidarietà di Pescara, che si occupa del recupero dei giovani alle prese col problema delle dipendenze.

Lo riportiamo nella versione integrale, così come apparsa sul social, pensando di fare cosa gradita agli interessati ed utile alla divulgazione di un bel messaggio di solidarietà. Un segnale concreto di attenzione e sincera vicinanza, da parte delle autorità ed istituzioni pubbliche, nei confronti di un fenomeno, quello delle dipendenze, sempre più dilagante e preoccupante. Ma anche un invito, un monito, a non perdere la speranza ed il coraggio, a non mollare. Mai. 

Ecco cosa scrive il Sindaco: “Ieri (sabato 16) invitato dal Presidente Annamaria Petrore Durante, ho avuto il piacere di visitare col Sindaco Carlo Masci il Centro Italiano di Solidarietà (CeIS) di Pescara fondato da Don Mario Picchi, nato col “Progetto Uomo”, che non si limita a liberare l’uomo dalla schiavitù delle dipendenze, ma a riportarlo al centro della sua esistenza con l’aiuto di altri. Ho visitato il Centro, stimolato da una coppia di amici, Costanza e Walter ai quali sono legato da una amicizia splendida sin da bambino e da una brillante e appassionata studentessa del ramo Clarissa Rocchi. Una coppia che ammiro e stimo tantissimo, perché sono riusciti insieme con coraggio e determinazione a superare un momento buio della vita di Walter. Lo hanno fatto senza vergogna, senza nascondersi, perché era la cosa giusta per riprendersi la propria vita. Mai è troppo tardi per farlo, hanno saputo insieme fermarsi, sterzare e tornare ad esser una famiglia felice. Sono un esempio positivo. Ci sono riusciti. Tutti hanno i momenti di debolezza nella propria vita indistintamente che li portano a rifugiarsi o gettarsi in falsi miti convinti che siano di aiuto o addirittura che li facciano distinguere ed elevare nella società. Sono dipendenze e ti accorgi che non ne devi più esser schiavo, solo quando ammetti a te stesso l’evidenza. C’è chi inizia da ragazzino per non sentirsi emancipato o lo sfigato e imbranato del gruppo, chi da adulto per noia o perché così fan tutti. C’è chi è più forte o magari solo fortunato e quei momenti li supera, e chi no. C’è chi ha bisogno di aiuto. Quell’aiuto che in questo momento, e me ne faccio una colpa, perché ne ho capito bene solo ieri l’importanza, la nostra città non può dare nemmeno con un semplice Centro di ascolto. Dobbiamo partire da questo per poi creare altro per aiutare le persone. Per arginare il problema dipendenze non bastano, infatti, solo restrizioni e divieti. Non basta arrestare uno spacciatore, il drogato si drogherà ugualmente, non basta negare la vendita di alcolici, l’alcolizzato si ubriacherà ugualmente, non basta chiudere i bar, non basta vietare le slot machine. Non basta. Bisogna riportare la PERSONA al CENTRO di tutto ed aiutarla quando è in difficoltà non finirla di massacrare con facili giudizi e farla entrare nell’oblio più totale dell’isolamento. Spesso ci chiedono aiuto e nemmeno lo capiamo. – A noi non resta che mettere in discussione, ogni giorno, il nostro agire per non credere che abbiamo già dato tutto”. “La pace del cuore nasce da una ribellione interiore, dalla ricerca costante del bene e del vero, dall’opporsi alle piccole e grandi ingiustizie, dal provare sentimenti forti, dal saper dire “no” in nome di ideali alti, nel segno di una rivoluzione nonviolenta ma quotidiana che cambi davvero noi stessi e chi ci è intorno…parole di Don Mario Picchi.”

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