Epc e servizi energetici, alta domanda di incentivi ma risorse insufficienti

(Adnkronos) – Contratti di prestazione energetica, PPP, verifiche dei risparmi e applicazioni concrete. Sono stati questi i temi al centro della conferenza Fire ‘Servizi energetici: modelli, contratti e misura e verifica delle prestazioni’, svoltasi ieri a Bologna e condotta da Daniele Forni (Fire). Usare meglio l’energia, ha sottolineato Forni, significa non soltanto ridurre bollette ed emissioni, ma anche accrescere competitività, continuità operativa, valore degli asset e capacità di gestione dei rischi. Il mercato dei servizi energetici è interessato da importanti evoluzioni normative e finanziarie, con un ruolo crescente dei contratti Energy Performance Contract (EPC) e delle ESCo certificate. L’analisi, elaborata da Fire su dati Gse, della misura PNRR M7-I17 ha evidenziato come su 286 richieste complessive, solo 124 sono state ammesse, per 1,57 miliardi di euro di incentivi riconosciuti, mentre 147 non sono state istruite per esaurimento delle risorse. Significativa anche la concentrazione territoriale: Puglia, Lombardia e Lazio assorbono circa due terzi degli incentivi riconosciuti. I dati evidenziano una domanda superiore alle risorse disponibili, mentre il settore si prepara a ulteriori novità normative, dal recepimento delle direttive EED ed EPBD alla revisione della norma UNI CEI 11352 sulle ESCo. 

Gare complesse, baseline contestate e ripartizione dei rischi sono, secondo Piergabriele Andreoli (Renael), gli ostacoli alla diffusione degli EPC nella pubblica amministrazione. Per superarli servono piani M&V definiti prima della gara, aggiustamenti codificati, verifiche indipendenti e governance lungo l’intero contratto. Come prospettiva futura ha richiamato i Climate Performance Contract, per valorizzare anche i benefici di adattamento climatico e i danni evitati. Luca Biancucci, (Acer Bologna), ha parlato del percorso di riqualificazione energetica del patrimonio ERP: 39 milioni di euro investiti su 38 fabbricati attraverso il Superbonus e di un ulteriore progetto da circa 20 milioni per 23 edifici, candidato alla misura M7-GSE ma non finanziato. L’esperienza evidenzia le potenzialità dei modelli PPP ed EPC e la necessità di nuove risorse per realizzare interventi già progettati e cantierabili. 

Tommaso Comberiati (Consip) ha illustrato gli strumenti per ottimizzare la spesa energetica della Pubblica Amministrazione, intervenendo sia sui prezzi di acquisto sia sui consumi. Nel 2026 sono previste otto iniziative di gara nel settore energia, di cui sette già pubblicate per circa 9,5 miliardi di euro. Focus sui nuovi accordi quadro per i servizi energetici integrati, sui contratti a risultato e sugli strumenti MePA e SDA per gli interventi di efficienza energetica e le fonti rinnovabili. Camilla Franceschi (RÖDL), ha approfondito la sentenza del 5 febbraio 2026 (C-810/24) della Corte di giustizia UE, che ha giudicato incompatibile con il diritto europeo la prelazione del promotore nella formulazione del Codice del 2016, per le implicazioni sulla parità di trattamento e sulla concorrenza. La portata sulle procedure soggette alla disciplina successiva richiede un’analisi distinta. Franceschi ha inoltre illustrato la proposta di regolamento europeo sugli appalti presentata il 9 settembre 2026: un possibile passaggio dalle direttive a regole direttamente applicabili, con semplificazione, digitalizzazione e maggiore peso alla qualità delle offerte. La proposta è ancora all’inizio dell’iter legislativo e non modifica le norme oggi vigenti. 

 

Federico Zizzini (Cassa Depositi e Prestiti), ha presentato il supporto a Roma Capitale, nell’ambito dell’advisory InvestEU, per il programma “Scuole Verdi”: circa 1.100 edifici scolastici in cinque lotti, oltre l’80% nelle classi energetiche E, F o G. Per gli interventi di riqualificazione completa sono previsti obiettivi minimi di risparmio di energia primaria del 40–50%, differenziati per lotto; si tratta di target progettuali. Il modello contempla concessioni fino a 30 anni, baseline costruite su diagnosi e modelli calibrati entro ±5% sui consumi storici normalizzati e verifiche annuali a livello di lotto. 

Un caso applicativo, portato in sala da Lorenzo Genestreti (Comune di Rimini), è la comunità energetica rinnovabile “COMUNÉ” di Rimini, sviluppata con un partenariato pubblico-privato (PPP) tra Comune e Plan Green 2E. Il progetto prevede nella prima fase sei impianti fotovoltaici per 1,75 MW, circa 2,7 milioni di euro di investimento privato e una concessione ventennale. Le stime presentate indicano circa 40.000 euro annui di risparmio per il Comune e circa 331.000 euro annui di incentivi destinati alle famiglie: valori previsionali, non risultati consuntivi. Il caso mette in luce anche verifiche strutturali delle coperture, disponibilità delle aree, manutenzione, piano economico-finanziario e controllo degli obblighi lungo la concessione. 

Fabio Minchio, EGE SECEM, ha richiamato le criticità operative di EPC e contratti-tipo: baseline che invecchiano, perimetri variabili e aggiustamenti non di routine. Tra le soluzioni proposte figurano una figura tecnica terza, protocolli M&V già in gara e regole per la revisione delle baseline e i relativi effetti economici. Paolo Gangemi, MAPS Energy, ha approfondito l’uso di baseline normalizzate e modelli digitali tracciabili, con attenzione all’incertezza: confrontare semplicemente consumi prima e dopo un intervento non basta senza correggere le variazioni di clima, produzione e utilizzo, secondo riferimenti come IPMVP e ASHRAE Guideline 14. Per il comparto industriale Elio Raccichini, Renovit, ha illustrato l’evoluzione degli EPC verso sistemi integrati di cogenerazione, fotovoltaico, accumuli e tecnologie termiche, con misure e controlli avanzati per collegare prestazioni energetiche, risultati economici e flessibilità. Dalla discussione in sala è emersa la criticità della riscrittura dell’art. 193 del Codice dei Contratti Pubblici: se le uniche alternative fossero la procedura competitiva e il dialogo competitivo, che non sono ritenute compatibili con la dimensione limitata di molti contratti Energy Performance Contract tipici della pubblica amministrazione locale, il rischio è di limitare fortemente il mercato degli EPC. 

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