Il mistero dei Cavalieri Templari dalla fondazione dell’Ordine alla maledizione del Gran Maestro Jacques De Molay che costò la vita a Re e Papi

Non è che i Templari fossero persone da prendere alla leggera o da litigarci impunemente. Sebbene d’ordine ecclesiastico erano, alla fine, dei soldatacci, gente i cui strumenti di lavoro erano le armi delle quali sapevano farne buon uso alle bisogna.

Non indossavano l’abito talare ma trentasette chili di armatura d’acciaio. L’elmo era tipicamente a forma di pila da cucina e per questo catalogato dagli esperti in armi medioevali col termine di “elmo pentolare”. Volendo essere precisi, il nome reale dell’oggetto era “grand’elmo”. I nostri armigeri portavano una spada e si servivano anche della “mazza turca”, una sorta di ammennicolo dotato di una testa arrotondata composta da sei lame poste in verticale.

Attenzione: Sia la spada che la mazza venivano utilizzate per colpire il nemico in modo da spezzargli le ossa; il ferito sarebbe morto di emorragia interna. Perchè usavano la spada come una mazza? La spada non oltrepassava la corazza o la cotta di maglia di ferro dell’avversario e pertanto, usata a due mani doveva fratturare le ossa del nemico. Se poi questi vestiva “leggero” tanto meglio, un affondo e via. Insomma, protetti da San Giorgio (quello del drago) erano perfette macchine da guerra.

La bandiera dell’Ordine si chiamava “Beauceant”. Non era niente di che: consisteva di un rettangolo verticale composta da due bande, una bianca e una nera. In battaglia era posta in cima a una lancia e protetta da una dozzina di Cavalieri.

I colori avevano un significato. Il vescovo di San Giovanni d’Acri e Jacques de Vitry ci spiegano che il nero è il simbolo della ferocia dei Templari verso il nemico mentre il bianco simboleggia l’amore per i loro amici. “Leoni in guerra, agnelli in pace”, ci fa sapere Jacques de Vitry nel suo “Historia orientalis”.

Spesso i principi religiosi di pace e amore non vanno d’accordo con l’animo degli esseri umani i quali non vedono l’ora di cogliere l’occasione per darsele di santa ragione.

Allo scopo di difendere i luoghi sacri cristiani nella Città Santa di Gerusalemme dalla conquista musulmana ecco che tra l’XI e il XIII secolo, in nome dei più nobili sentimenti cristiani ebbero luogo otto crociate che di mistico poco avevano ma di sanguinario tutto.

I crociati, naturalmente. Lungi dall’essere come il prode Anselmo di Giovanni Visconti Venosta, erano un gruppo misto di persone provenienti da diverse parti d’Europa e da diversi ceti sociali.

C’erano nobili, cavalieri, soldati, contadini, mercanti e anche prelati di diversi gradi. I loro motivi? Religiosi, ma anche economici perché qua e là, tra una battaglia e l’altra, qualcosa si poteva arraffare.

I nostri combattenti per la fede, a dispetto dei principi religiosi e della croce che indossavano, si lasciavano andare a atti di brutalità nei confronti delle popolazioni locali.

Il loro modo ecumenico di difendere gli alti ideali religiosi non era ben compreso dalle popolazioni che pensavano la pace e l’amore dovessero essere gestite diversamente e per quello ancora ce ne vogliono.

Ce la diciamo tutta? Le crociate ebbero, per l’occidente,  come motivazione la necessità di unirsi in una causa comune per difendere (e diffondere) la fede. Però diciamolo il fine sottaciuto era anche quello di espandere il potere e il controllo sui territori del Medio Oriente. Un po’ quello che rimbrottiamo all’Islam oggi nei confronti dell’occidente.

Tutto il mondo è paese e le religioni non sono solo, mi scusi Marx, l’oppio dei popoli ma, forse, anche qualcosa di più materialistico. Insomma, tirando Feuerbach per la barba (ma molto), non sempre addormentano gli animi, ma alle volte sono i moventi dell’umana ferocia.

In questo soave contesto si inseriscono i Templari. Erano un ordine religioso e cavalleresco con l’obiettivo principale di proteggere i pellegrini cristiani in Terra Santa e difendere i territori cristiani conquistati durante le Crociate.

Erano un ordine religioso cavalleresco cristiano medievale. Una volta per essere un sant’uomo non bisognava essere unicamente d’animo dolce e altruista, si poteva anche decidere di passare a fil di spada gli avversari della fede cristiana e diventare, per questo, quasi santi.

Il termine Templari deriva dalla sede che l’ordine occupava: si erano insediati in quelle che erano le antiche scuderie del tempio di Re Salomone a Gerusalemme.

Dirò di più, qualcuno dice che, scavando tra i resti del tempio, avessero trovato dei tesori che sarebbero poi stati alla base della loro ricchezza e addirittura qualcosa che avrebbe sconvolto Santa Madre Chiesa la quale sarebbe stata posta sotto “ricatto”.

Non era facile diventare un cavaliere templare. Bisognava pronunciare dei voti prima di entrare nell’ordine, come nei monasteri. L’obbedienza al Signore era la promessa più importante ed era obbligatorio frequentare le funzioni religiose, così come il celibato. Niente piaceri mondani: solo ammazzare gli infedeli.

Ed ecco la formula del giuramento dei templari:

Io, cavaliere del sovrano ordine militare del tempio, prometto obbedienza e fedeltà  al mio Signore Gesù Cristo, al Suo Vicario Pontefice Romano ed ai Suoi Successori legittimamente eletti.

Prometto che difenderò i Misteri della Fede, i Sette Sacramenti, i Quattordici Articoli della Fede, il SImbolo della Fede, sia degli Apostoli che di Sant’Atanasio, il Libro del Vecchio e del Nuovo Testamento, con i commentari dei Padri della Chiesa, l’Unità Divina e la pluralità delle Persone nell’Unica Trinità.

Prometto sottomissione al Sovrano Maestro dell’Ordine ed obbedienza secondo gli Statuti di Nostro Padre San Bernardo.

Credo nell’eterna verginità, prima, durante e dopo il parto della Vergine Maria, figlia di Gioacchino e di Anna, della tribù di Giuda, della stirpe del Re Davide.

Sarò pronto a difendere la fede cristiana ogni qual volta sarà necessario.

Non venderò i beni dell’Ordine, nè li alienerò, nè permetterò che siano alienato o venduti da nessuno.

Non consegnerò le città e le fortezze dell’Ordine ai suoi nemici.

Non negherò il mio aiuto con le parole e le buone opere alle persone devote, soprattutto ai Monaci Cistercensi ed ai loro Abati, nostri fratelli e compagni.

In fede, a Dio piacendo, e secondo la mia volontà, mi impegno a mantenere tutte queste promesse.

Che Dio e i suoi Santi Evangeli mi aiutino
“.

Era un monaco francese vissuto attorno all’anno 1100 e fondatore dell’abbazia di Chiaravalle e alcuni sostengono fosse anche parente del fondatore dell’Ordine dei Templari. Era un tipo molto considerato negli ambienti ecclesiastici tanto che sia la Chiesa cattolica, sia quella anglicana e luterana lo considerano un santo. Dirò di più, nel 1830 papa Pio VIII lo dichiarò dottore della Chiesa e Dante Alighieri lo citò nel Canto XXXI del Paradiso. Il Santo è il simbolo della scienza contemplativa. Nell’occasione sostituisce Beatrice per guidare Dante alla visione finale di Dio.

Se Dante lo mette nell’ultimo canto della Divina Commedia pensate quanto, il Santo, era importante. Disse la sua su tutto. Accusò di scorrettezza il vescovo di Noyon e di simonia quello di Verdun. Nel 1138 riuscì a fare eleggere vescovo di Langres suo cugino Goffredo della Roche-Vanneau. Fece eleggere ad Arcivescovo di Bourges Pietro de la Châtre e poi la la sostituzione del vescovo di York con un suo amico cistercense.

Guai a contrastare San Bernardo che se la prese col clero di mezza Europa e pure con Pietro Abelardo, uno dei maggiori e famosi filosofi e pensatori cristiani del medioevo.

Ma non basta. Il 15 febbraio 1145, fu eletto a Roma papa Eugenio III. Questi era cresciuto all’ombra del Santo tant’è che era divenuto cistercense proprio a Chiaravalle. All’indomani dell’elezione, Bernardo, congratulandosi con lui gli disse che in giro era voce: “che non siete voi a essere papa, ma io e ovunque, chi ha qualche problema si rivolge a me”.

Era talmente santo che scrisse il “De Laude novae militiae”, un testo dove  difendeva la guerra religiosa e ideologica condotta dagli eserciti di fedeli cristiani!!

Il sant’uomo aveva le sue belle idee sui Cavalieri del Tempio. Li considerava monaci guerrieri che usavano due spade: una per la lotta contro il Male, tutta spirituale e l’altra, meno spirituale, da usare in difesa degli ultimi e oppressi, cioè i pellegrini sottoposti alle angherie dei saraceni, i quali ne attaccavano spesso i convogli.

Qualcosa del suo pensiero?  “Certo non si dovrebbero uccidere neppure gli infedeli se in qualche altro modo si potesse impedire la loro eccessiva molestia e l’oppressione di fedeli. Ma nella situazione attuale è meglio che essi vengano uccisi piuttosto che lasciare la verga dei peccatori sospesa sulla sorte dei giusti e affinché i giusti non spingano le loro azioni fino all’iniquità” (D.L., III, 4). Che poi se la cosa l’avesse detta qualche islamico hai voglia a stracciarsi le vesti… .

Per quante maledizioni lanciassero gli infedeli ai templari non c’era niente da fare per toglierseli da torno. Si racconta che avessero il dono della longevità: alcuni di loro sembra raggiungessero o addirittura superassero i 70 anni di età, in un’epoca, il Medioevo, in cui l’aspettativa di vita media era attorno ai 40. Insomma menavano come fabbri e campavano quanto una tartaruga delle Galapagos: una disdetta per i nemici. Secondo alcuni era un dono di Dio, secondo altri merito dell’elisir di Gerusalemme, una bevanda a base di vino di palma, aloe e canapa che pare fosse la loro bevanda preferita, altri ancora ricercavano la ragione nella dieta che seguivano.

In effetti il buon Bernardo di Chiaravalle lasciò precise indicazioni sulla loro alimentazione nella cosidetta “Regola primitiva dei templari.”

Potevano mangiare carne solo tre volte alla settimana, mentre gli altri giorni i pasti erano prevalentemente a base di vegetali: cereali, verdure, frutta che coltivavano. Il consumo di bevande alcoliche, spesso nella forma del famoso e già citato elisir, era consentito ma con moderazione. Si trattava di una dieta bilanciata, considerando che erano guerrieri (ricordate i trentasette chili di armatura?) e che svolgevano una grande attività fisica in battaglia o durante l’addestramento. Anche l’igiene era importante: si lavavano le mani prima di mangiare e cambiavano spesso d’abito. Insomma  la pulizia era considerata un’attività sacra.

Ho accennato precedentemente al fatto che forse possedevano qualcosa con la quale ricattare Santa Romana Chiesa. Non so se sia vero, sta di fatto che il pontefice Innocenzo II, tra il 1130 e il 1143, emanò la bolla Omne datum Optimum con la quale dichiarava i Templari alle dirette dipendenze del papa. Non finisce qui perché l’Ordine godeva di importanti prerogative:

Poteva accumulare beni e nessuno poteva tentare di ottenerne o rivendicarne il possesso. In quanto difensori della cristianità, i Templari avevano il diritto di essere dei “pigliatutto“ che potevano arricchire impunemente le casse del loro ordine. La scusa era che le ricchezze erano finalizzate alla tutela dei cristiani e di quella che era l’unica e vera religione: il cristianesimo. Erano inoltre esentati dal pagamento di numerose tasse e potevano costruire cappelle e luoghi di culto.

Con questi presupposti l’Ordine dei Templari divenne ricchissimo: le numerose donazioni lasciate in eredità a questo ordine considerato l’estremo baluardo della cristianità, insieme ai privilegi garantiti dalla bolla papale del 1139, permisero di raggiungere un ingente patrimonio. 

Avevano messo su persino un sistema bancario ed erano arrivati al punto di prestare danaro ai sovrani i quali per pigliare pigliavano ma quanto a dare erano vagamente riluttanti. Alla fine si ritrovarono padroni di una intera flotta navale e di numerosi beni immobili, alcuni di loro possedevano castelli, e amministravano territori.

L’ attività finanziaria dell’Ordine prevedeva che i pellegrini, quando si recavano in pellegrinaggio a Gerusalemme, a San Giacomo di Compostela o a Roma, potessero depositare presso l’Ordine il loro denaro.

Nacque così il “buono di deposito”. Cos’era? Quando un pellegrino consegnava ai Templari una somma, il fratello Tesoriere gli restituiva una lettera sulla quale era scritto l’importo depositato. Questa missiva manoscritta ed autenticata dal sigillo prese il nome di “lettera di cambio” divenuta poi la “cambiale”.

Il pellegrino poteva, così, viaggiare tranquillamente senza denaro. Arrivato, andava dai Templari del posto e riceveva indietro tutti i suoi soldi in moneta locale. I Templari svilupparono ed istituzionalizzarono anche il servizio di cambio-valuta per i pellegrini.

L’Ordine del Tempio aveva due principali tipi di patrimonio immobiliare: le Commende (o monasteri) situate in Occidente e le fortezze in Medio Oriente e nella penisola iberica.

È dalla casa di Gerusalemme in Palestina che l’ordine prende il nome di “Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone” abbreviato in “Ordine del Tempio“.

Naturalmente se da una parte guadagnavano, dall’altra dovevano impegnarsi militarmente e così combatterono un po’ ovunque, persino a Gaza.

Il loro potere economico faceva si che stessero sulle balle a diversi regnanti, spesso proprio quelli che dovevano restituire i prestiti.

Quando cadde San Giovanni d’Acri, un territorio vicino Gerusalemme e i musulmani iniziarono a riprendersi i loro territori a qualcuno in Europa non parve vero per levarseli da torno con la scusa che ormai non servivano più a nulla ed iniziarono le persecuzioni contro di loro.

Si era levata una vera campagna denigratoria che asseriva fossero dediti alla sodomia in quanto viaggiavano in due su un solo cavallo altri che adoravano Bafometto, in pratica Satana.

Era  il venerdì 13 Ottobre del 1307 quando iniziava alle prime ore dell’alba in tutta la Francia l’operazione segreta voluta da Filippo il Bello. L’obiettivo era arrestare tutti i templari presenti sul territorio francese e sequestrarne i beni. Da allora quella data divenne simbolo di jella.

Coloro che furono catturati provarono le delizie dell’Inquisizione. Guglielmo di Nogaret, guardasigilli di Filippo il Bello fece confessare ai malcapitati, sotto tortura, di tutto e di più ed un motivo c’era per questa persecuzione: le confessioni estorte avrebbero permesso al re di entrare in possesso degli averi appartenenti all’ordine templare. La legge canonica dell’epoca prevedeva che coloro i quali fossero stati accusati di eresia perdessero  tutti i crediti contratti e tutti i propri beni.

In realtà tutti i beni passarono all’ Ordine dei Cavalieri di San Giovanni (detti anche Giovanniti, Gerosolimitani od Ospitalieri), poi chiamati Cavalieri di Malta, tuttora alle dipendenze dalla Santa Sede che si bisticciarono, in seguito, col re, i possedimenti dell’Ordine.

Jacques De Molay

Era il Gran Maestro dei Templari e fu l’ultimo a morire. Prima torturato vide la sua morte sul rogo a Parigi vicino Notre Dame. Al momento di spirare maledì i responsabili della cospirazione ai quali augurò di presentarsi davanti al tribunale di Dio entro un anno.

Per la verità la cosa ebbe il suo effetto: Papa Clemente V che aveva dato il nulla osta alla persecuzione dei Templari morì il 20 aprile 1314 pare di cancro mentre il 29 novembre si spense Filippo IV vittima di un incidente di caccia. Quello stesso anno passò a miglior vita anche Guglielmo di Nogaret avvelenato. Ma non finisce qui.

Durante il supplizio de Molay lanciò anche questa maledizione: “Maledetti! Siate tutti maledetti fino alla tredicesima generazione della vostra stirpe!” ed ecco cosa accadde:

Il figlio di Filippo, che era salito al trono dopo la scomparsa del padre con il nome di Luigi X, morì due anni dopo lasciando la moglie incinta. Il bambino, re Giovanni I, non visse che cinque giorni. Il regno passò allora al secondogenito di Filippo il Bello, Filippo V, che sedette sul trono per appena cinque anni. Cinque anni dopo morì anche l’altro fratello, Carlo IV, senza lasciare eredi. Era l’ultimo dei Capetingi.

Dopo tredici generazioni e cinque secoli toccò al Re di Francia Luigi XVI. Pare che durante la sua esecuzione, il boia Charles-Henri Sanson, prima di calare la ghigliottina sulla testa del sovrano, gli avesse sussurrato: “Io sono un Templare e sono qui per portare a compimento la vendetta di Jacques de Molay” e zac! Andò come andò… . Come avevo anticipato meglio lasciar perdere i Templari.

Se volete saperne di più sul grande Maestro leggetevi “Il pendolo di Foucault” di Umberto Eco dove molte pagine sono dedicate alla sua figura.

Alain Demurger, uno dei principali studiosi della vicenda Templare, fa notare che con quelle torture, nacque anche lo stato moderno (sic!). Con i beni confiscati ai Templari, infatti, il re di Francia non solo risanò le proprie casse, ma distribuì alla borghesia (che si arricchirà) la gestione e la conduzione di molte attività che prima appartenevano all’Ordine del Tempio. Ecco perchè nessuno se la prese con Filippo il Bello, anzi, quasi quasi quel gesto iniquo e violento godette di un silente assenso.

Naturalmente, in quella occasione sparì nel nulla, dal porto di La Rochelle, anche l’intera flotta templare che issava come bandiera il teschio con le ossa incrociate. Ce la ritroveremo, qualche secolo dopo, sulle navi dei pirati “fratelli della costa” col nome di Jolly Roger.

Forse non tutti sanno che molti dei più noti comandanti di navi pirata erano massoni di discendenza templare (come il famoso capitan Kidd). Sulle loro navi si applicava una sorta di assoluta democrazia (ogni testa, un voto e gli stessi comandanti erano eletti o destituiti per alzata di mano. Alle famiglie dei morti o dei feriti in battaglia era riservata una specie di “previdenza”, assegnando loro una parte del bottino. Infine  il trattamento goduto dai marinai sulle navi pirata era spesso migliore di quello che le Regie Marine europee riservavano alle loro ciurme. Anche questa è stata una conseguenza di quel fatidico “venerdì 13”.

Se, letto l’articolo, vi scappa l’uzzolo di diventare templare ebbene è possibile contattando il sito dell’Associazione “Templari Oggi”. Badate bene è una associazione, anche se benemerita, ma nulla più. Non vi aspettate la vita di Rutger Hauer in LadyHawke anzi la bella Isabeau (Michelle Pfeiffer) scordatevela proprio. Di lotte, battaglie epiche o scontri alla “Chanson de Geste” non se ne parla nemmeno. In compenso potrete acquistare il mantello bianco con la croce che, tra l’altro, costa due soldi. Allora cosa fa un templare moderno? Cito dal sito di “Templari oggi”:

“Non Nobis, Domine, Non Nobis, Sed Nomini Tuo Da Gloriam”

Risvegliare i valori della cavalleria e della tradizione dei poveri cavalieri di cristo detti templari, attraverso la preghiera comune e la meditazione, la difesa della fede cattolica e gli studi storici.

Presidiare le innumerevoli chiese abbandonate, mantenendole con decoro ed aprendole alla popolazione dei fedeli almeno alcuni giorni al mese; soprattutto impedendone l’utilizzo ad operatori di male.
Lotta contro l’esoterismo e la magia dilagante, soprattutto fra i giovani; operazioni di pulizia nei confronti dei satanisti operanti nelle nostre diocesi
.”

Ora sapete quel che c’è da sapere sul’Ordine Templare e addirittura come diventare un suo adepto pensateci sopra. Beauséant!! (è il grido di battaglia dei Templari).

Un saluto