La scomparsa dell’umano secondo Marcello Veneziani, sugli scaffali ‘Homo Alien’
(Adnkronos) – Un viaggio a più tappe nella lenta ma inarrestabile sostituzione dell’uomo e delle sue capacità. Un itinerario che, passo dopo passo, sta portando anche alla sostituzione “di Dio e della natura”. Il giornalista e scrittore Marcello Veneziani si interroga sulla sfida lanciata dall’Intelligenza Artificiale in questi ultimi anni. Una riflessione che Veneziani presenta nel saggio ‘Homo Alien. La sostituzione dell’umano in nove tappe’ che Marsilio manda sugli scaffali dal 3 novembre.
Per Veneziani il pericolo insito nella diffusione, quasi senza regole, dell’Intelligenza Artificiale è grave e sempre più pressante. “Sulle piccole, fragili spalle dell’uomo – avverte infatti nell’introduzione del suo libro – grava un peso enorme: è in corso la sostituzione dell’umano, di Dio e della natura. Non ci sono precedenti nella nostra storia, sta mutando radicalmente il destino del mondo, ma ci andiamo incontro con la noncuranza di un passaggio ordinario, automatico, privo di pathos e di apprensione, come una giornata qualunque che volge inevitabilmente alla sera”. Un destino in via di rapida trasformazione che, secondo l’autore, deve essere inserito in un processo più ampio e complesso. Un contesto che prevede da una parte la caduta dell’umanesimo, con la sua cultura, il suo pensiero, la religione, la storia e la civiltà. E dall’altra l’avanzata della tecnologia con l’avvento degli androidi e dei mutanti, della bioingegneria e dei nuovi mezzi, a partire dal più capillare, il telefonino. Nel mezzo di questo processo, per Veneziani, c’è la percezione della fine del pianeta a causa dell’uomo.
E’ in questo quadro che si sviluppa l’Intelligenza Artificiale. Un mezzo che, per potenziare l’intelligenza umana, diventa il suo sostitutivo. Risultato: secondo Veneziani l’uomo è a rischio. “È ancora possibile – si chiede – frenare la supremazia della tecnica che insidia l’umano? È possibile resistere all’alienazione, al nichilismo e all’avvento di un fare assoluto che vanifica il pensare? E, in positivo, è possibile concepire la vita come avventura, scommessa e progetto anziché come accelerazione fatale e automatica verso il disumano?” Domande alle quale l’autore risponde senza nascondere i suoi dubbi ma con una convinzione netta: “Non so se sia possibile, ma so che è necessario”.
—
cultura
webinfo@adnkronos.com (Web Info)
