Michele, Arcangelo per eccellenza e Generale di Dio. Dalla “Linea Sacra” al culto in Abruzzo. La miracolosa grotta di Liscia nel chietino

In precedenza abbiamo trattato di satanassi ed ora, come Dan Brown, trattiamo di angeli, anzi no di arcangeli e tra questi uno in particolare: l’Arcangelo Michele.

CHI È L’ARCANGELO MICHELE?

La Statua sulla cima di Castel Sant’Angelo a Roma

Con lui non si scherza! Nel Nuovo Testamento il termine “arcangelo” è attribuito a Lui. Solo in seguito ne furono insigniti anche Gabriele e Raffaele. I tre sono gli unici arcangeli riconosciuti dalla Chiesa, i cui nomi sono documentati nella Bibbia. Antico patrono della Sinagoga, oggi lo è anche della Chiesa Universale, che lo ha considerato sempre di aiuto nella lotta contro le forze del male.

Il nome Michele che significa “chi è come Dio” è citato cinque volte nella Sacra Scrittura; tre volte nel libro di Daniele, una volta nel libro di Giuda e nell’Apocalisse di San Giovanni Evangelista e ogni volta è considerato “capo supremo dell’esercito celeste”, cioè degli angeli in guerra contro il male. Quest’ultimo (il male) nell’Apocalisse è rappresentato in figura di dragone contornato dai suoi angeli ribelli.

Secondo altre scritture è un angelo che pretendeva essere grande quanto il Padre Eterno. il Sommo Creatore, però, gli fece fare una brutta fine precipitandolo via dai cieli insieme agli angeli suoi seguaci.

L’ARCANGELO NEL MONDO

Dopo l’affermazione del cristianesimo, il culto per San Michele ebbe una grandissima diffusione in Oriente. Nel IX secolo, solo a Costantinopoli, si contavano 15 fra santuari e monasteri e altri 15 nei paesi limitrofi.

Perfino il Nilo ricade sotto la sua protezione. La cattedrale del Cremlino a Mosca, in Russia, è dedicata a Lui perchè considerato il protettore delle “res bellicae” e Ivan Kalita, l’unificatore delle terre russe riposa lì. Insomma non esiste uno stato che non collezioni oggetti, edifici sacri o steli che venerino il Principe degli Angeli.

SAN MICHELE E IL VESCOVO

Il più celebre santuario a nome di San Michele, in Italia, si trova in Puglia sul Monte Gargano. Ha una storia particolare che affonda le sue radici nel 490 quando era papa Gelasio I. Ve la racconto per come la conosco.

Un giorno, tale Elvio Emanuele, signore del Monte Gargano, aveva perso uno dei suoi più bei tori che ritrovò successivamente dentro a una caverna impervia. Siccome non riusciva a tirarlo fuori di lì, cosa fece il geniale signore? Pensò di ammazzarlo con una bella freccia.

Il prodigio della freccia

San Lorenzo Maiorano

Scoccato il letale proiettile dall’arco, questi, inspiegabilmente, fece dietro-front colpendo il signorotto in un occhio. Visto (a metà) il fatto prodigioso, il tizio andò di gran carriera da San Lorenzo Maiorano, allora vescovo di Siponto (oggi Manfredonia) e gli narrò l’accaduto. Il Santo indisse tre giorni di preghiere e di penitenza. Alla fine del terzo giorno ecco apparire San Michele all’ingresso della grotta e rivolgendosi al vescovo pare avesse detto: “Io sono l’arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta, io stesso ne sono vigile custode. Là dove si spalanca la roccia, possono essere perdonati i peccati degli uomini… .Quel che sarà chiesto nella preghiera, sarà esaudito. Quindi dedica la grotta al culto cristiano”.

Purtroppo il santo vescovo non se ne diede per inteso. Passano due anni ed ecco che Siponto subì l’assedio delle orde di Odoacre. Siccome non ce la facevano più a tenere botta, vescovo e popolo che pensarono? Si riunirono in preghiera ed eccoti riapparire il Principe degli Angeli al vescovo “disobbediente” promettendogli la vittoria. Così, durante la battaglia, le truppe barbare furono oggetto di una tempesta di sabbia e grandine di proporzioni (è il caso di dirlo) bibliche. Gli assedianti che, sebbene  barbari scemi non erano, spaventati, altro non fecero che alzare i tacchi e togliere il disturbo di gran carriera.

Il Vescovo continua…

La Celeste Basilica

Il popolo al colmo della gioia per lo scampato pericolo organizzò un’altra volta, assieme al Vescovo, una processione di ringraziamento verso il posto della prima apparizione. Purtroppo, anche questa volta, l’alto prelato si rifiutò di entrare nella grotta. A causa di questa incomprensibile esitazione, San Lorenzo Maiorano dovette recarsi a Roma dal papa Gelasio I il quale gli ordinò di entrare, insieme ai vescovi, nella caverna, dopo un digiuno di penitenza e senza fare troppe storie.

E ritroviamo il vescovo davanti all’antro ancora un volta. Michele riapparve e fece notare, a mio avviso pure un tantinello seccato, che la cerimonia non era più necessaria, perché la consacrazione era già avvenuta con la sua presenza. Vagli a dare torto… .

Il Miracolo

Quando i vescovi entrarono nella grotta trovarono un altare coperto da un panno rosso. Sopra una croce di cristallo. Su un masso l’impronta di un piede infantile, poi attribuito a San. Michele. I devoti edificarono una chiesa a lui dedicata a protezione della Sacra Grotta che nessuno mai consacrò. Successivamente l’antro divenne celebre con il nome di “Celeste Basilica”.

I suoi protetti

Per la sua caratteristica di “comandante delle legioni celesti” e quindi guerriero, è il patrono dei spadaccini. A questi si aggiungono i commercianti di tutti i mestieri che usano la bilancia, i farmacisti, pasticcieri, droghieri, merciai e fabbricanti di tinozze ed è anche protettore dei radiologi e della Polizia. È patrono principale delle città italiane di Cuneo, Caltanissetta, Monte Sant’Angelo, Sant’Angelo dei Lombardi e compatrono di Caserta.

Roma e San Michele

Roma Castel Sant’Angelo

A Roma, sulla cinta di Castel Sant’Angelo è visibile la statua di San Michele. La storia che sto per raccontarvi risale al 590 d.C. quando l’Urbe fu devastata dalla peste.

Per porre fine a quella che era chiamata “la morte nera” e che stava decimando la città, Papa Gregorio Magno ordinò preghiere pubbliche e una processione solenne durante la quale morirono ottanta persone. La cosa durò tre giorni. Il Pontefice stesso, tenendo tra le mani l’immagine miracolosa di Maria Salus populi Romani, conservata in Santa Maria Maggiore, dipinta da San Luca, attraversò a piedi nudi tutta la città, dalla basilica di Santa Maria Maggiore a quella di San Pietro.

Al ritorno dall’ultima processione, mentre il Papa stava per “passare ponte” e raggiungere il Vaticano, si udirono cori angelici che cantavano: “Regina caeli, laetare, alleluia ! Quia quem meruisti portare, alleluia ! Resurrexit sicut dixit, alleluia !“. San Gregorio rispose: “Ora pro nobis rogamus, Alleluja!”.

In quel momento l’Acangelo Michele apparve sulla parte più alta del castello nell’atto di ringuainare la sua spada, gesto che venne interpretato dal Papa come l’annuncio della fine della peste. Subito dopo l’apparizione, il flagello abbandonò Roma.

Se venite in visita a Roma non solo potrete vedere la statua sulla cima della fortezza, ma anche il ponte che conduce al suo ingresso (ponte Sant’Angelo) ornato con delle statue in diverse pose: sono quelle che precedettero, sulla cima del castello, la statua attuale.

La Linea Sacra

Ecco, ora, un argomento di meditazione perché non finisce mica qui: c’è da fare i conti con la Linea Sacra. Cosa è? Eccolo spiegato.
La Linea Sacra di San Michele si deve, secondo la leggenda, al colpo di spada che inferse al Demonio per rispedirlo all’inferno e si estende per oltre duemila chilometri.

Attraversa l’Europa partendo dall’Irlanda ed arrivando fino in Israele. Passa per l’Inghilterra, la Francia, l’Italia e la Grecia. Lungo il suo tracciato esistono importanti santuari tutti dedicati a San Michele. Pare che questi luoghi siano carichi di potenti energie ristoratrici che si oppongono a quelle del male.

IL VIAGGIO VERSO I SANTUARI DELLA LINEA SACRA

Sono sette i Santuari dedicati al culto dell’Arcangelo Michele e formano la “ Via Michelita” o “Micaelica”. A volerla seguire altro che il camino di Santiago de Compostela… . Partendo dall’Irlanda i luoghi di culto sono: Skelling Michael), St. Michael’s Mount (Gran Bretagna), Mont Saint Michel (Francia), La Sacra di San Michele (Piemonte), Santuario di Monte Sant’Angelo (Puglia), il Monastero di San Michele (Grecia) e il Monastero di Monte Carmelo (Israele).

Monastero di Skellig Michael

Il nostro ipotetico viaggio parte dall’Irlanda dove si trova il Monastero di Skellig Michael. Da questa isoletta si innalzò in volo il Principe degli Angeli per raggiungere la terra ferma allo scopo di dare man forte a San Patrizio per liberare l’Irlanda dai grandi rettili che l’infestavano.

St. Michael’s Mount.

Continuiamo verso sud dove in Gran Bretagna, sempre su un’isola in Cornovaglia, si trova il monastero di St. Michael’s Mount. Non tutti sanno, che oltre alla celeberrima Mont Saint-Michel ne esiste una copia non molto distante e posta dinnanzi alla cittadina di Marazion. Secondo la leggenda Michele vi apparve nel 495 a un gruppo di Benedettini che proveniva proprio da Mont Saint-Michel.

Data l’apparizione i frati, decisero di costruire, su indicazione dello stesso Arcangelo, in quell’angolo del Regno Unito, un’abbazia . La costruzione, trasformata poi nella fortezza attuale, conserva ad oggi il refettorio e la chiesa.

Mont Saint Michel

Seguiamo la linea sino in Francia, appunto sull’isola di Mont Saint Michel in Normandia. È un’isola double face: collina con la bassa marea e isola con l’alta. Nel 709 d.C., Michele apparve al Vescovo di Avranches, Auberto, testimone del combattimento tra San Michele e il drago. Al termine della lotta avrebbe ricevuto l’ordine di costruire una chiesa sulla roccia. Ora è lì ambita meta del turismo francese

La Sacra di San Michele

Scendiamo in Italia e siamo in Val di Susa, nel Piemonte, dove sorge la Sacra di San Michele, abbazia che ispirò Umberto Eco per la sua opera “Il Nome della Rosa”. Narra la leggenda che Giovanni, vescovo di Ravenna, nel X secolo abbandonò la carica per condurre una vita da eremita sul monte Caprasio. Voleva costruire una chiesetta per la quale accatastava tronchi e pietre che al mattino seguente, però, scomparivano. Giovanni volle rimanere sveglio per “beccare il ladro” e vide un gruppo di angeli, insieme ad alcune colombe, che prendevano il materiale e lo trasportavano in volo sulla vetta del monte opposto. Mentre era lì a rimirare l’opera angelica, San Michele gli indicò quel monte quale luogo sul quale avrebbe dovuto erigere la chiesa.

Stanchi? C’è ancora da portare avanti il nostro mistico viaggio. Facciamo ancora un migliaio di chilometri e arriviamo in Puglia, sul Gargano dove sorge il Santuario dell’Arcangelo. Non vi racconterò questa storia: ne ho già abbondantemente fatto cenno in precedenza proprio in questo articolo per cui gambe in spalla e via in Grecia nel Dodecanneso, all’isola di Simy.

Santuario di San Michele Arcangelo di Panormitis

È il sesto santuario a Lui dedicato, eretto intorno al XII secolo. Il luogo sacro vide la sua origine quando una donna dell’isola trovò una immagine del Santo Difensore della Fede. I greci, naturalmente, costruirono un monastero sul luogo del ritrovamento. Una curiosità di questo luogo sono gli oggetti devozionali che vengono lasciati in mare da tutte le parti del mondo. Ebbene questi arrivano miracolosamente nella baia del monastero.

Santuario Stella Maris

Siamo alla fine del nostro viaggio: in Israele. È il Santuario Stella Maris sul Monte Carmelo ad Haifa. Questo luogo è sacro in quanto si narra che vi avesse abitato il profeta Elia e proprio in questo posto si scontrò con i 450 profeti di Baal (non fatemi raccontare la vicenda). La prima fondazione del monastero risale all’epoca bizantina quando alcuni eremiti lo scelsero come luogo di culto .

PURE IN ABRUZZO…

Andando a Montesilvano (ve lo dico in un orecchio) troveremo la chiesa di San Michele Arcangelo. Ci crederete? Anche questa è posta sulla stessa direttrice della Linea Sacra ma nessuno ne fa menzione.

Seppure non se ne parli molto, il culto è molto diffuso in Abruzzo. Ne fu attrice iniziale l’abbazia benedettina di San Michele Arcangelo di Barregio. Ecco che il territorio è ora letteralmente cosparso da comuni ed edifici a lui dedicati. Le sue apparizioni sarebbero avvenute a: Bominaco, Pescocostanzo, San Vittorino e Balsorano per quanto riguarda il territorio aquilano; Lama dei Peligni e Palombaro, oltre a Liscia, nel Chietino; Campli e Civitella del Tronto nel Teramano.

LISCIA E LA LEGGENDA DELL’ACQUA

Ed ecco una storia tutta abruzzese. Siamo in provincia di Chieti a Liscia, dove esiste, appena fuori dal paese, una grotta che fa parte dal santuario di San Michele fatto edificare, nel Settecento, dai Marchesi D’Avalos.

La leggenda, suggestiva, racconta che a un pastore del vicino comune di Palmoli, durante le ore di pascolo, accadeva di smarrire frequentemente lo stesso torello che vedeva, poi, ricomparire verso sera. Incuriosito il pastore seguì l’animale. Mentre andava dietro alla bestia, sbalordito vedeva aprirsi la fitta foresta al loro passaggio. Appena giunto davanti a una grotta il torello s’inginocchiò e apparve l’Arcangelo Michele. Il pastore, a quella vista, svenne. Ripresi i sensi gli venne una gran sete e fu allora che avvenne il prodigio: nella grotta iniziò a gocciolare dell’acqua che dissetò l’uomo.

LA GROTTA

La grotta è lunga circa 10 metri e larga 3 ed scavata nella roccia. Sul fondo un piccolo altare con l’immagine dell’Arcangelo mentre sul lato destro una grossa nicchia presenta una vasca che raccoglie l’acqua sorgiva.

LA TRADIZIONE

I fedeli considerano l’acqua in grado di alleviare le sofferenze umane grazie all’intercessione di San Michele. Sulle pareti si strofinano fazzoletti e oggetti sacri. L’acqua è bevuta prendendola con dei mestoli dalla vasca della grotta.

Termino questa piccola trattazione sul Principe degli Angeli. Fa il paio col mio precedente articolo sui seguaci del maligno. L’Uno controlla l’altro nella eterna lotta tra il bene e il male. Spero di non avervi annoiati e vi saluto.