Paolucci e Blasioli sulla protesta per il Pronto Soccorso di Pescara: “La Asl assuma e non spenda per un servizio che crea solo danni e fughe dei pazienti”

PESCARA – “Siamo con i sindacati per il potenziamento di un Pronto soccorso che deve curare la comunità e contro la decisione della Asl di Pescara di esternalizzare parte delle funzioni del reparto di emergenza, aggiungendo così ai già ingenti danni all’utenza anche la beffa per medici, operatori sanitari e forze che aspettano di essere assunte per potenziare il reparto.

Nel mese di ottobre la Asl, su richiesta della CGIL, ha prorogato di soli 10 giorni il bando per la ricerca dei medici a tempo determinato.

Perché solo 10 giorni? Perché non a tempo indeterminato? Per questo stamane abbiamo voluto dimostrare stamane aderendo alla mobilitazione organizzata dalla CGIL davanti al presidio e questo chiediamo alla Asl, perché è ciò che ha chiesto la città in un Consiglio straordinario tenutosi a febbraio ed è anche ciò che abbiamo richiesto a più riprese in Consiglio regionale.

Questa è la rotta da seguire: potenziare e mantenere nel pubblico i servizi, modificare l’organizzazione dei reparti e del Pronto Soccorso, per garantire cure adeguate ed evitare file interminabili e ricoveri per giorni nei corridoi”, commentano il capogruppo e il consigliere regionale Pd Silvio Paolucci e Antonio Blasioli reduci dal picchetto di oggi davanti all’ospedale di Pescara.

“Da mesi chiediamo il potenziamento della dotazione organica anche del pronto soccorso, ma è rimasto inascoltato persino l’appello da noi fatto con una missiva al Comitato ristretto dei sindaci, invocato perché smuovesse la Asl e attuasse il documento votato a Pescara nel Consiglio di febbraio – rimarcano i consiglieri più volte intervenuti sul tema–.

Nonostante queste siano richieste anche delle parti sociali, la Asl prosegue dritta verso una esternalizzazione dispendiosa e anche temporanea, pur di non dare risposte e possibilità al personale che aspetta da anni di essere integrato o stabilizzato, risolvendo così almeno il problema degli organici sotto dimensionati.

È indispensabile agire, perché altrimenti l’unica cosa destinata a potenziarsi sarà la mobilità passiva, già in crescendo, la fuga verso altri presidi fuori regione, verso mete dove queste cose non accadono. L’ultimo concorso lo bandì il manager Armando Mancini nel 2019, era per 4 posti, sono entrati 8 lavoratori (alcuni già lavoravano a Pescara in PS), ma col tempo ne sono rimasti più o meno la metà, per via di concorsi esterni e interni, è dunque necessario farne ancora e prevedere che chi vince debba prestare servizio alcuni anni prima di poter andare via.

Ma ad oggi, a parte la proposta letta sulla stampa e le richieste anche delle parti sociali di procedere alle assunzioni dirette, nulla abbiamo visto in questo senso e la toppa dell’esternalizzazione, che di fatto finirebbe col privatizzare parte dei servizi, è peggio del buco, perché non è destinata a risolvere: ad oggi continuano le segnalazioni su disservizi, il sovraffollamento e le lunghe attese, una carenza di personale medico e sanitario tale che ci siamo ritrovati a leggere che gli utenti erano invitati a rivolgersi ad altri ospedali, anzi a “canali alternativi” al Pronto soccorso.

È dunque il momento di agire, ma oculatamente, perché è in ballo il diritto alla salute di tutti”.

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