Storia e leggende nei borghi (colpevolmente) abbandonati del chietino

Vogliamo discutere su qualche altro borgo abruzzese abbandonato tanto per farci venire un fegato grosso così? Va bene? Se volete visitare la provincia di Chieti ho quel che fa per voi.

BUONANOTTE VECCHIO

Iniziamo da un borgo il cui nome è tutto un programma: Buonanotte. È un vecchio borgo fantasma risalente al XII secolo, a circa 800 metri di altitudine. Una volta si chiamava Malanotte ed ora vi spiego perché.

Le Leggende

In origine, questo suggestivo paesetto si chiamava Malanotte, dal nome del suo antico feudatario, Odorisio di Malanotte, ma due leggende ci raccontano altro.

Una di queste riporta che sia stato originato dalla sconfitta in una contesa con un paese limitrofo. Il perdente avrebbe dovuto pagare uno scotto molto alto: concedere la propria moglie per una notte al vincitore e guarda un po’ i “nostri” persero.

Per gli sconfitti fu una “malanotte” mentre per i vincitori una “buonanotte”.

L’altra storia racconta che un alto membro dell’aristocrazia fu costretto a pernottare qui causa il maltempo.

Siccome non era riuscito a riposare, pensò bene di rinominare il luogo in “Malanotte”. Tempo dopo, tornato a visitare il paese, gli capitò una bellissima giornata estiva. Visto il posto e le incomparabili bellezze locali decise di ribattezzare il paesino in Buonanotte.

Insomma dove andava questo tizio cambiava il nome del posto che lo ospitava a seconda dei suoi personali accadimenti.

Nel 1969, gli abitanti che non ce la facevano più ad essere derisi a causa del nome “da burletta” decisero di cambiarlo in Montebello sul Sangro, decisamente più serioso. Attualmente il paese si divide in due parti: il vecchio borgo  e il nuovo paese.

Il vecchio borgo si presenta male. Le case sono vuote e le pareti delle stanze e i tetti, I fumaioli dei camini che un tempo ravvivavano le case, ora sono distrutti. Non ci sono negozi o bar aperti, le finestre intorno sono rotte, alcune chiuse altre spalancate.

La vegetazione rigogliosa ne sta ricoprendo i resti. Una frana diede il colpo di grazia al posto e le ultime famiglie, negli anni ’70, lo abbandonarono definitivamente per spostarsi più a valle andando a vivere nel “nuovo paese”, più sicuro dal punto di vista geologico.

Ancora sugli alberghi diffusi

Santo Stefano di Sessanio, il borgo diffuso (e recuperato)

Spesso ho fatto cenno agli alberghi diffusi quale miglior modo di salvare i borghi rendendoli spettacolari posti di ricezione turistica.

Ebbene al nostro si è interessato Daniel Kihlgren, un imprenditore italo-svedese (famoso come “l’uomo che salva i borghi abbandonati”).

La sua idea ce la descrive lui stesso: “La mia è una battaglia di civiltà e deve avere un ritorno economico solo per farsi un modello. Da tempo, immaginavo di recuperare un borgo di “architettura minore”, privo di cemento. L’idea era un posto in cui vivere come 70 anni fa, con i mobili di allora, anche se scomodi, i tessuti fatti a telaio come una volta. C’erano aspettative e un modo in cui gli altri mi vedevano che mi stavano stretti”.

Kihlgren ha già operato in Abruzzo,  a Santo Stefano di Sessanio, con il progetto Sextantio.

Questi borghi incastellati, con case e mura costruite non si sa da chi, sono il prodotto socio-antropologico di una comunità. Sarò matto, ma non riesco a trovare niente che sia più seduttivo di questi luoghi, con la loro integrità, l’anima della storia che senti uscire pura dal territorio.” Ce lo doveva dire uno svedese… .

Comunque acquistò nostro il paese abbandonato per dargli nuova vita. I lavori di recupero furono, ahimè, interrotti perché  il suo progetto sarebbe stato in contrasto con un altro che prevedeva la costruzione, in quella zona, di una enorme raffineria di gas. E ci risiamo con la Mala Notte. Sul comune potrebbe calare nuovamente il buio e tornare ad essere una notte poco piacevole per la storia del borgo: una mala notte.

GESSOPALENA

È un antico insediamento rupestre medievale. Un buon restauro conservativo consente di visitare in sicurezza le rovine del paese che lesionato e sopravvissuto al terremoto del 1933 non resistette ai tedeschi che lo distrussero con la  dinamite il 1º gennaio 1944.

Il il posto, purtroppo, aveva la sfortuna di essere sulla linea Gustav. Il borgo è scavato nel gesso che affiora naturalmente lungo la valle dell’Aventino e in particolare proprio a Gessopalena, tanto che il paese viene anche indicato come Preta Lucente.

Essendo un minerale tenero, il gesso, ha permesso la realizzazione di abitazioni con tanto di stanze unicamente scavando. Siccome il materiale si sfalda facilmente sotto gli agenti esogeni al turista non è ancora visibile molto: il frantoio, le cui vasche di decantazione furono interamente scavate nella roccia, però, è ancora là. L’insediamento originario di Gessopalena risale circa all’anno Mille, come risulta da alcune citazioni contenute in antichi documenti.

Visitiamo il borgo

Gambe in spalla, percorriamo il crinale del colle lungo la Via Castello, camminando tra i palazzi signorili, le chiese, le botteghe, le scuderie.

Tra le costruzioni sono ancora distingubili le residenze Persiani, Alfieri e Pellicciotti, la chiesa della Madonna del Rosario con i resti del campanile e la chiesa di Santa Annunziata dove è ben visibile un raro esempio di pavimento in roccia di gesso. Una scalinata porta all’ingresso dell’abbazia di Sant’Egidio. È percorribile la “rue dei piccioni”, un vicolo scolpito nella roccia tra i palazzi gentilizi.

Tra i resti le vecchie fornaci per la cottura del gesso, i forni del pane, il torchio da vino, le stalle e le scuderie. Si può visitare il Museo del gesso e la Fondazione della Brigata Maiella. Siamo vicini alla zona monumentale: state pronti a respirare a pieni polmoni l’aria abruzzese.

Gli eccidi

Davanti a voi  il magnifico panorama che spazia dalla Maiella al lago di Casoli fino al mare Adriatico, e poi verso i monti Frentani, la Morgia e Torricella Peligna. Una lapide recita: “Il vento di queste valli, la neve di questi monti, il sole e le notti avvicendandosi tra i ruderi di queste deserte contrade, rinnovino nel ricordo il grido di vendetta allo scempio, alla distruzione, allo sterminio che il nazista oppressore e il tiranno fascista alleato imposero affinché ogni focolare fosse rovina, ogni casa pietra sconnessa e bruciata, ogni affetto, ogni umana speranza, paura, fame, deportazione e morte”.

Il Borgo, infatti, fu oggetto di uno degli eccidi più drammatici messi in atto dai nazisti nella II Guerra Mondiale. Il 21 gennaio del 1944, in contrada Sant’Agata, furono bruciate vive dalle truppe naziste ben 42 persone: erano solo donne, bambini e anziani. A seguito dell’accadimento la gioventù di Gessopalena si raggruppò in una delle prime bande partigiane che in seguito confluì nella più nota Brigata Maiella.

Sapete quanto io insista sullo sfruttamento della storia dei luoghi. Se ci hanno fatto una testa così con i Sassi di Matera, non si poteva sfruttare la peculiarità delle case scavate nel gesso di questo borgo? Non solo, ma anche realizzare rievocazioni storiche sulle vicende naziste, Urlare ai quattro venti la storia della località che risale all’anno 1059? Ne voglio dire ancora una: ad Alghero fanno “una testa così” con la grotta dell’elefante, A Palau con la roccia dell’orso, la testa di cavallo nell’Isola di Filicudi e Gessopalena…?

La Morgia

Il borgo ha un “ammennicolo” che si chiama La Morgia naturalmente non sfruttato turisticamente e parliamone.

Lu Leon

Si tratta di un enorme masso oggetto di storie e leggende. Vi nidificano alcuni rapaci come il nibbio reale ed è sede di un’installazione dell’artista Costas Varotsos. Il luogo merita di essere conosciuto e visitato, la sua bellezza dovrebbe essere annoverata tra quelle che danno lustro all’intera regione. L’ enorme macigno ricorda, nelle forme, un leone accucciato, da qui il nome: “lu leon. Siccome questo”pietrone” sembra fuori contesto dato il differente materiale geologico che lo compone, sono nate alcune leggende.

Sansone, lo Stargate e i fantasmi

Si racconta che l’origine della Morgia sia da attribuirsi nientemeno che all’eroe biblico Sansone, il quale da solo portò, chissà per quale motivo, il masso da Palena a Gessopalena. Messo lì il sasso pare che il nerboruto eroe avesse lasciato anche l’impronta del suo piedone alla base della parete di pietra.

Ad essere onesti un fondo di verità sul masso ci sarebbe, perché la Morgia è un pezzo della Majella che staccatosi dalla montagna in era preistorica, rotolò a valle fermandosi proprio a Gessopalena.

Torniamo a Sansone; siccome doveva espletare una funzione fisiologica ecco lì che liberandosi dal suo fluido corporeo fece nascere il fiume Aventino. Abbiamo finito? Ma anche no. Oggi c’è chi considera La Morgia una porta d’accesso spazio-temporale che conduce al regno delle fate! Che vi devo dire? Andate, vedete e giudicate.

Ultima leggenda che fa venire i brividi. Si tramanda che vicino alla Morgia sorgesse un paesino chiamato Pesco Rottico. Nei pressi del borgo si ergeva una ricca abbazia.

Purtroppo i rapporti tra cittadini e monaci non erano buoni, tanto che quest’ultimi furono costretti ad abbandonarla. A causa di questo si crede che il masso  sia ancor oggi infestato dagli spiriti dei sant’uomini che da secoli vagano in cerca della loro antica dimora.

LETTOPALENA

La Chiesa

Lettopalena era un antico borgo medievale dei possedimenti feudali di Antonio Caldora, dei Di Capua e dei d’Aquino. Danneggiato dal terremoto del 1933, fu completamente distrutto anch’esso dalle mine tedesche.

Volendo vedere il posto è d’obbligo visitare l’abbazia benedettina di Santa Maria di Monteplanizio del XI secolo. L’attuale abitato è stato ricostruito su uno sperone lungo la sponda destra dell’Aventino, dalla parte opposta rispetto a quella del vecchio abituro. Andando verso il fiume si giunge al ponte. Da lì, seguendo un piccolo sentiero, tra amene cascatelle, si arriva alle rovine del paese distrutto. Alcuni edifici sono ancora visibili ma la vegetazione ha avuto la meglio. Una piccola strada porta alle rovine della vecchia chiesa che conserva ancora pezzi  di parete, un oculo e la zona dell’altare.

LA FINE

Destino volle che  quel paesello si trovasse anch’esso sulla Linea Gustav, il fronte che andava dall’Adriatico a Montecassino e che i tedeschi tentavano di difendere dagli attacchi dall’Ottava armata inglese e degli americani.

Quando la linea iniziò a sfaldarsi, il generale Kesserling ordinò di fare “terra bruciata” del paese. Il resto è storia. Donne, bambini e molti vecchi, furono cacciati dalle abitazioni, poi i tedeschi minarono una casa, la fecero saltare in aria e continuarono con tutte le altre. Finirono a tarda sera: un lavoraccio… . Dopo aver razziato il bestiame i tedeschi si diedero alla fuga inseguiti dagli abitanti. Da qui, poi, nacque la Brigata Maiella.

La Brigata Maiella

I partigiani della Brigata non portavano le stellette sul bavero ma un nastro tricolore. La formazione era composta da repubblicani non aderenti al CNL che si erano rifiutati di giurare fedeltà al Re ritenuto corresponsabile della dittatura fascista e del disastro della guerra. Dopo l’esperienza come banda di patrioti aggregata alle unità inglesi del maggiore britannico Lionel Wigram, fu deciso di assegnare la Brigata al Regio Esercito dal solo punto di vista amministrativo ma senza alcun vincolo di subordinazione alla struttura militare e alle gerarchie.

Se avete ancora  tempo e voglia di andare in giro non mancate di visitare il Sacrario della Brigata. Un grande arco con catena introduce al viale alberato. Sulle rocce a destra sono incisi i nomi delle località che videro impegnati i suoi partigiani. Sul piazzale in fondo una lapide riporta la motivazione della medaglia d’oro concessa alla sua bandiera. Una cappella raccoglie i resti e ricorda i nomi dei patrioti caduti.

COSA FARE?

Lo dico? Ma si… . Perché non realizzare, a Lettoplalena, un percorso della memoria che attraversi anche gli altri comuni coinvolti nel conflitto mondiale?

Magari qualche tedescone viene a vedere cosa i suoi nonni o i suoi genitori hanno combinato da queste parti settantacinque anni fa (ieri). Mi permetto di porgere un suggerimento.

Un progetto di valorizzazione dei borghi deve, per logica, essere avviato, pagato e guidato dalla Regione che ne acquisterebbe in prestigio e… turismo.

Non varrebbe la pena creare una serie di portali, uno per ogni borgo “fantasma” affidandone la gestione alle comunità locali e la pubblicità a qualche agenzia?

La Regione potrebbe, poi, attraverso un suo portale, inviare informazioni di eventi (ad esempio) o notizie di importanza regionale, inserendole direttamente e simultaneamente su tutti quelli dei borghi attraverso un pannello gestito dalla Regione stessa.

Il costo della realizzazione non è alto e darebbe una spintarella all’economia locale. La cultura, se ben gestita, è fonte di lavoro e di guadagno.

Finiscono qui i miei articoli sui borghi fantasma. Reduce da un tampone negativo (ahia che fastidio!!) vi porgo un saluto estivo da un metro e mezzo di distanza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *