Terzapagina fotografica – Antonio Iannucci in dieci immagini

Cosa spinge un avvocato a fotografare? Forse il suo, come lo descrive egli stesso, “rapporto asintotico con la giustizia”?
Il nostro viaggio nell’album di Antonio Iannucci comincia con questa immagine per molti versi provocatoria.
Si tratta di un immagine emblematica per una relazione analoga.

Scherzosamente si potrebbe avviare un discorso matematico.
Dunque, in analisi matematica, il rapporto della funzione col proprio asintoto può essere assai vario:

1) asintoto orizzontale;

2) asintoto verticale;

3) asintoto obliquo.

Una funzione asintotica lo è all’infinito, ma una funzione che ammetta un asintoto obliquo, se di tipo particolare (la funzione), può attraversare il proprio asintoto, nel qual caso ha un punto di contatto (intersezione) con esso… L’asintoto orizzontale, come particolarità di quello obliquo, può essere anch’egli attraversato.
Ciò premesso, sulla base di quanto osservato, se la posizione asintotica dell’avvocato, rispetto alla giustizia, fosse obliqua o orizzontale, si avrebbe la possibilità dell’attraversamento dell’asintoto e quindi Giustizia ed Avocato si toccherebbero.
Ma abbiamo scherzato sul rigoroso stile che è stato espresso con questa immagine e che fa da preambolo alla seria ed attenta visione in B&N che l’Autore ha proposto nelle immagini che abbiamo selezionato.

Il Vecchio e il Bambino che camminano insieme sulla strada silenziosa del paese sono una metafora del tempo, del suo trascorrere e del suo volare nel mondo delle fiabe che la fotografia può raccontare egregiamente, senza parola alcuna.

Le altre due immagini legate al tempo, son l’orologio, che congela un istante nella immagine, e la figura del Ciabattino che è fissato nell’attimo che caratterizza il suo mestiere senza tempo, oppure forse solo fuori del tempo, del nostro tempo consumato e di consumatori dove nulla più si ripara perché tutto va sostituito col nuovo! Ed ecco qui che Antonio Iannucci fissa con la sua immagine gesti antichi, fuori del tempo corrente e lo fa con un raro occhio, attento e preciso.

Questo gruppo di tre immagini sono una rappresentazione della esplorazione di Antonio Iannucci nel mondo delle immagini in stile “street” e al di là della ispirazione tratta dalla realtà stradale che diventa palcoscenico, ecco la citazione nobile, letteraria, che nasce nell’interesse dell’Autore per un libro, ovvero di quello che si sarebbe dovuto intitolare “Adso (di Melk)” e che, invece, divenne “Il Nome della Rosa”.

Alla nebbia del primo “asintoto” si ricollegano le due immagini dove la nebbia è l’elemento dominante. Una nebbia che crea l’atmosfera che richiama un’altra citazione sempre dal libro di poco sopra “…mi apparve allora nella sua maestosa grandezza l’edificio…” ma qui son covoni di grano o il campanile di una chiesa forse sognata, come segno di un paese che è parte dell’anima dell’Autore.
E la nostra carrellata di immagini giunge infine alla meta, ovvero alla firma, quella immaginata al margine del palinsesto, al margine della pagina di un incunabolo, ancora una volta da giureconsulto.

La penna

Gli occhiali posati sulla pagina del libro aperto e la penna, una stilografica, che sta lì appoggiata a significare una pausa in attesa di dare vita a nuove immagini ed anche altri racconti.
In fondo, Antonio Iannucci è un affabulatore fotografico, ovvero un fotografo che racconta una parte di sé ed una parte del mondo fissando percenzione e immaginario, nella visione dei luoghi attraverso la rappresentazione di uno stile personale, attento e misurato, ma soprattutto le sue immagini comunicano che la sua è una ricerca fotografica, proprio per raccontare il suo tempo, con la sua memoria e con i suoi arcani, le sue riflessioni…

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