Terzapagina – Il Crollo dell’Occidente ed il politically correct…

Immagine di repertorio in relazione a La lingua batte (Radio3 Rai)

La vignetta in apertura è una citazione che ci permette di entrare in argomento: nelle citazioni politically correct forse si perde di vista il soggetto al quale si attribuisce una certa definizione…
Inoltre, ci permette di entrare nell’argomento, ovvero di cercare di capire perché, scivolando nel ridicolo, l’Occidente annunci la sua fine, ormai, imminente, in maniera quantomeno evidente

Steve Brusatte, in “Ascesa e caduta dei dinosauri”, e Edward Gibbon, con il suo “Declino e caduta dell’Impero Romano” (ad esso si ispirò Isaac Asimov per il suo “Il crollo della Galassia Centrale”), hanno in comune un aspetto fondamentale: entrambi si riferiscono alla caduta di un qualcosa che ha avuto conseguenze storiche.

Nel primo caso, la caduta dei dinosauri è conseguita ad un evento di portata cosmica, per così dire, ovvero alla caduta di un meteorite sulla terra, nel secondo, invece, le cause del crollo dell’Impero Romano, in particolare dell’Impero d’Occidente, sono state assai più complesse, paradossalmente, pur essendo solo di natura, prevalentemente, sociali, politiche, amtropologiche e, forse, solo sullo sfondo, invece anche ambientali, legate ad alcune crisi determinatesi nel corso dei secoli tra il 150 e il 450 d.C., col ricorrere di epidemie di peste  bubbonica e vere e propri eventi ambientali.

Kyle Harper ha messo a fuoco molte della condizioni al contorno che definirono il destino di Roma, ma non ci si può dimenticare dei versi di T.S. Eliot, nel suo “La Terra desolata”, quando dice: “Nel mio principio è la mia fine. Una dopo l’altra Case sorgono e cadono crollano vengono ampliate/ vengono demolite distrutte…

Ed è un po’ come dire che imperi vengono creati, si evolvono e decadono o son distrutti e civiltà nascono, crescono, si evolvono e poi crollano e scompaiono!

Certamente, la crisi dell’Impero ebbe anche connotati culturali e strutturali, d’altra parte non si può negare che l’Impero disegnato da Augusto e poi modificato da Marco Aurelio o poco prima, col tempo, non poté più reggere le pressioni esterne su un confine enorme, senza contare che le produzioni di risorse entro l’Impero, in alcuni momenti, divennero insufficienti.

Comunque, Roma, da quando era solo un villaggio su una delle rive del Tevere, abitata da un manipolo di lestofanti, e fino a quando ebbe vita come entità politica unica, ovvero sino a prima di Diocleziano, ma per certi versi anche dopo, costruì un sistema politico, un sistema di organizzazione dello stato e un sistema di leggi, una forma di diritto che sopravvivono ancora oggi e costituiscono un corpus, specie il diritto, che si contrappone, romano il primo, a quello consuetudinario, usuario per certi versi, del mondo anglosassone, che trae origine anche da regole del mondo germanico e barbarico, regole che si codificarono in Britannia ma solo nel primo medioevo.

Il modello politico dello stato romano fu esportato verso il futuro, attraverso il medioevo anche con il famoso Corpus di Giustiniano, e si riprodusse in qualche modo nel cosiddetto Sacro Romano Impero, quello iniziato con i Franchi di Carlo Magno e che, con tutte le modifiche del caso, giungerà sino a Carlo V e andrà anche oltre, sia pur talora solo nominalmente, dissolvendosi solo nel 1806!

L’Occidente, la sua struttura politica e culturale, si è evoluta a partire dalle basi fissate da quell’Impero Romano che terminò la sua esistenza in parte nel 476 d.C. ed in parte nel 1453. Divenne un misto di strutture politiche e sociali sia romane che barbariche, non a caso province e distretti si strutturarono sulle gerarchie romane, gli usi civici, il latifondo (ager publicus) divennero istituzioni dello stato feudale.

Il Cristianesimo, instauratosi entro lo stato romano, con Costantino divenne l’elemento finale di coesione dell’impero e fu trasmesso all’evo successivo, diversificandosi poi all’epoca della Riforma, ma costituendo un elemento di indubbia solidificazione e  coesione culturale.

Questo come valutazione preliminare, poi il Novecento, di recente è stato l’ultimo secolo nel quale si può parlare di coesione totale dell’Europa e dell’Occidente, almeno sino al 1968, anno in cui si innestano le prime spinte divergenti.

Tuttavia, né i totalitarismi del ‘900 e le due guerre mondiali, l’ascesa del comunismo, l’ateismo latente e, comunque, la prima diffusione del laicismo da una parte, e la caduta delle ideologie politiche dall’altra avevano davvero minato la struttura culturale dell’Occidente.

Il sopraggiungere del Nuovo Millennio, con una globalizzazione sempre più crescente, il prevalere della finanza sull’economia, della tecnologia sulla scienza, dell’appiattimento sulla meritocrazia e, non ultimo, un diffuso destrutturalismo filosofico, politico, culturale, etico e identitario con l’aggiunta di un laicismo, anche politico, estremizzato ed estremizzante, accompagnato dal sorgere di un relativismo di ogni concetto ed idea, hanno stabilito le basi del declino progressivo e per certi versi, che sembra inarrestabile dell’Occidente.

Il “politically correct”, malpreso a prestito dalla cultura anglosassone, si è tradotto nell’assunzione che il significato di una espressione non sia quello semanticamente risalente all’etimologia e alla sua valenza letteraria, ma invece alla significanza che assume rispetto alla interpretazione che ne danno o potrebbero dare gli individui e, questo, come se il significato non venisse dalla lingua ma dall’uso che se ne fa.

In questo modo dire “negro” significa usare un termine con valenza razzista, mentre “nero” sarebbe corretto, solo che questa cosa sarebbe difficile da spiegare ai Watussi o agli Zulu rispetto ai Bantù o a Ibo a Funali e via dicendo, senza dimenticare Hutu e Tutsie per i quali il colore presenta differenze non sempre avvertibili se non nei casi estremi così come dire loro che “le razze non esistano” potrebbe portare a reazioni incongrue!

Occorre poi parlare di consigliere maschio e “consigliera” femmina, di generi e non di sessi perché questo sarebbe discriminante con l’uso corrente. Non dobbiamo dimenticare che dalle schede anagrafiche è già scomparsa la dizione sesso “M” o “F” a favore del “genere” “M”o “F”, e così non è più corretto parlare di padre e madre ma di genitore “1” e genitore “2”.

Poi si arriva a dover emendare alcuni film ritenuti espressione razzista o classista. Facciamo un esempio: “Lawrence d’Arabia” che fu un film teso a rivalutare anche i bedù, diviene un’inaccettabile espressione del colonialismo inglese, così come “Khartum” sarebbe una valutazione colonialista del Mahdi e del movimento da Egli promosso.

In nome di questa impostazione che si va delineando, le scuole debbono rifuggire i modelli tradizionali perché, altrimenti, musulmani e via dicendo potrebbero essere discriminati.

Infine, giungiamo alle estreme analisi secondo le quali dire che un tipo di pasta sia una “tripolina” o una “abissina”, significherebbe esaltare il fascismo del ventennio, ma si dimentica che l’Abissinia entrò nella Nostra sfera di interesse all’epoca di Barattieri e la Libia e la Tripolitania nel 1911 con la guerra contro i turchi…

Ed ecco la ragione della vignetta in apertura: il “politicamente corretto” sta mutando il modo di veder le cose, costringendo alla destrutturazione culturale e tradizionale dell’Occidente cercando di sostituire il corpus base con una sorta di sincretismo che non ha basi ma che crea solo contraddizioni, disorientamento e alla fine finisce con l’imbalsamare le possibili capacità interpretative in un complesso gioco nel quale cadono anche le strutture del ragionamento, della logica e, infine, della capacità di giudizio che si riflette anche sull’applicazione della giustizia e del diritto. E così veniamo alla conclusione del discorso: il riconoscimento del fenomeno, ovvero del crollo dell’Occidente a fronte dell’inserimento di una visione sincretista che ne sta distruggendo le basi culturali, storiche,tradizionali per tacer del resto, come avrebbe detto Jerome K. Jerome…



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