Giustizia, già impegnato il 93% di 280 milioni di fondi europei per il reinserimento socio-lavorativo dei detenuti
(Adnkronos) – Dalla programmazione istituzionale allo sblocco concreto delle risorse sui territori. Il progetto del ministero della Giustizia per promuovere l’inclusione socio-lavorativa delle persone sottoposte a misura penale, inquadrato nel programma nazionale inclusione e lotta alla povertà 2021-2027, è entrato nel vivo. L’obiettivo del Piano è chiaro: superare la logica della sola pena detentiva per costruire un modello strutturato di reinserimento nella comunità, passaggio essenziale per abbattere i tassi di recidiva. Un obiettivo che si sta traducendo rapidamente in fatti concreti: dei 280,30 milioni di euro programmati, infatti, ben 260,14 milioni – pari al 93% del totale – risultano oggi già impegnati.
Lo stato di avanzamento del Piano è stato al centro dell’evento ‘Una Giustizia più inclusiva. Il nuovo modello italiano per l’esecuzione penale”, svoltosi oggi a Roma a Palazzo Madama. Un’occasione per fare il punto sui traguardi raggiunti e delineare le prossime sfide per il rilancio del sistema. “La certezza della pena non deve mai essere disgiunta dalla sua funzione rieducativa -ha commentato il vice ministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto-. Con il piano ‘Una Giustizia più inclusiva’ stiamo gettando le basi per un nuovo modello italiano dell’esecuzione penale. Utilizzando con efficienza le risorse europee, vogliamo costruire percorsi a trecentosessanta gradi che uniscano formazione, acquisizione di competenze e integrazione socio-lavorativa. Il nostro obiettivo è restituire dignità alle persone, offrendo loro una reale seconda chance e garantendo, attraverso l’abbattimento della recidiva, maggiore sicurezza a tutta la collettività”.
Il nuovo modello italiano parte da un potenziamento e da una valorizzazione senza precedenti delle misure di comunità, affiancandosi con altrettanta forza agli interventi all’interno degli istituti. I dati statistici aggiornati al 2026 rivelano infatti che, a fronte dei 65.661 detenuti attualmente presenti negli istituti penitenziari italiani, gli uffici di esecuzione penale esterna hanno attualmente in carico ben 143.027 persone. Di queste, oltre 101mila sono affidate per misure alternative (come l’affidamento in prova, la detenzione domiciliare o la messa alla prova, che da sola coinvolge oltre 27mila individui), mentre le restanti per indagini e consulenze. I progetti di inclusione attiva del ministero che fanno parte del Piano sono concepiti per operare in modo sinergico sull’intero perimetro del sistema: si rivolgono infatti con investimenti mirati sia alle persone attualmente detenute in carcere, sia a questa vasta platea esterna.
Le direttrici pratiche del Piano puntano all’innovazione e all’incontro reale con il mondo produttivo. Una delle novità più attese è lo sviluppo della piattaforma informatica delle competenze del detenuto, un ecosistema digitale interamente coperto dai fondi per 4,94 milioni di euro che permetterà di tracciare le qualifiche delle persone in entrata e in uscita, rendendo i profili pronti per il reinserimento direttamente consultabili dalle aziende. A questo si aggiungono i milioni di euro già iniettati nelle Regioni per avviare tre grandi filoni di intervento pratico. In primo luogo, sono stati già impegnati oltre 144 milioni di euro per gli istituti penitenziari, divisi tra percorsi lavorativi e formativi per i detenuti – con un focus su settori come l’economia verde e l’agricoltura – e la riqualificazione e adeguamento impiantistico degli spazi trattamentali in 90 carceri. Sul fronte esterno, sono attivi quasi 74 milioni di euro destinati a reti territoriali per accompagnare chi sta scontando la propria pena fuori dal carcere.
Infine, un’attenzione particolare è rivolta a minori e giovani adulti: grazie alla recente selezione di 62 enti del Terzo settore, 800 ragazzi in misura penale o in uscita da comunità saranno affiancati da uno specifico ‘Tutor per l’autonomia’. Una figura dedicata che seguirà ciascun giovane dall’inizio alla fine del percorso, costruendo un piano personalizzato di formazione, orientamento lavorativo e reinserimento sociale per accompagnarli verso una vita autonoma fuori dal circuito criminale.
Per analizzare questo scenario, Palazzo Madama ha ospitato oggi un tavolo di confronto istituzionale. L’evento si è aperto con i saluti del sottosegretario alla Giustizia Erika Stefani e del sottosegretario Andrea Ostellari. A seguire, sotto la moderazione di Giuseppe Malara (vicedirettore della direzione approfondimento Rai), sono intervenuti i vertici amministrativi e operativi del sistema: Antonio Sangermano (capo dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità), Antonella Ciriello (capo dipartimento per l’innovazione tecnologica della Giustizia), Ernesto Napolillo (direttore generale dei detenuti e del trattamento), Romolo de Camillis (direttore generale per lo sviluppo sociale e gli aiuti alle povertà – ministero del Lavoro e delle Politiche sociali) e Gabriella De Stradis (direttore generale per il coordinamento delle politiche di coesione). La chiusura dei lavori è stata infine affidata al vice ministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto.
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