Dalla Marsica alla Thailandia, suor Anna Grassi porta nel mondo i valori di Gioia dei Marsi

GIOIA DEI MARSI – Dalla Marsica alla Thailandia, il percorso di suor Anna Grassi racconta una scelta di vita che unisce territori lontani nel segno della fede, dell’educazione e del servizio agli altri.

Originaria di Gioia dei Marsi, la religiosa ha intrapreso nel 1974 il cammino missionario che l’ha portata a vivere e operare in una realtà profondamente diversa da quella in cui è cresciuta, nell’ambito della missione delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

La sua esperienza rappresenta un motivo di orgoglio per la comunità gioiese e un’occasione per riscoprire una storia nella quale le radici marsicane si intrecciano con una dimensione internazionale. Il suo percorso assume un significato particolare proprio a Gioia dei Marsi, dove la tradizione salesiana è parte della vita religiosa, educativa e comunitaria e continua a essere trasmessa alle nuove generazioni.

Nata a Gioia dei Marsi nel 1944, suor Anna raggiunse la Thailandia nel settembre del 1974, all’età di trent’anni. La sua scelta si inserisce nella tradizione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, la congregazione religiosa salesiana fondata da san Giovanni Bosco e santa Maria Domenica Mazzarello, che pone l’educazione dei giovani e la formazione della persona al centro della propria missione.

A sottolineare il significato di questa vicenda è il sindaco di Gioia dei Marsi, Gianluca Alfonsi, che richiama il legame tra la storia della religiosa, l’identità salesiana del paese e la memoria collettiva della comunità. «La storia di suor Anna Grassi ci rende orgogliosi perché racconta una donna che, partendo dalla nostra terra, ha scelto di mettere la propria vita al servizio degli altri. Gioia dei Marsi conosce bene il valore della solidarietà. Dopo il terremoto del 1915, la nostra comunità ha ricevuto aiuto e vicinanza in uno dei momenti più drammatici della propria storia. Non dobbiamo dimenticare quella generosità, perché ci ricorda quanto sia importante esserci gli uni per gli altri. Nel tempo, anche la nostra comunità ha saputo restituire quel bene attraverso l’impegno e le scelte dei propri cittadini. La vicenda di suor Anna è una testimonianza significativa di questo legame tra le nostre radici e il mondo», dichiara il sindaco.

Una missione lontana, radici che restano Raggiungere la Thailandia negli anni Settanta significava entrare in contatto con una cultura, una lingua e tradizioni differenti da quelle italiane. Per suor Anna, la missione ha rappresentato l’inizio di un’esperienza di vita nella quale l’incontro con l’altro e la disponibilità al servizio hanno assunto un ruolo centrale. La missione religiosa si costruisce soprattutto attraverso la quotidianità: la presenza accanto alle persone, l’ascolto, la capacità di comprendere realtà diverse e l’impegno nel contribuire alla crescita delle comunità. È un percorso che richiede pazienza e apertura, nel quale il dialogo e il rispetto delle differenze diventano strumenti essenziali.

L’esperienza di suor Anna si colloca nella tradizione salesiana, che riconosce nell’educazione uno strumento fondamentale per accompagnare i giovani e aiutarli a costruire il proprio futuro. Un carisma che non si limita alla dimensione religiosa, ma si traduce in attenzione alla persona, vicinanza, fiducia e responsabilità educativa. È proprio questo il filo che collega la sua esperienza alla comunità d’origine: portare lontano i valori maturati nella propria terra, trasformandoli in un impegno concreto verso altre persone e altre generazioni.

Don Bosco, un legame che appartiene alla storia di Gioia dei Marsi Il percorso di suor Anna richiama una tradizione che a Gioia dei Marsi non è estranea, ma profondamente radicata nella vita della comunità. San Giovanni Bosco è infatti compatrono del paese e il suo messaggio educativo continua a trovare spazio nelle iniziative rivolte ai ragazzi, nella vita dell’oratorio e nelle occasioni di incontro che coinvolgono famiglie e cittadini.

Anche l’Istituto comprensivo intitolato a Don Bosco testimonia il legame tra la comunità gioiese e il santo dei giovani, la cui eredità continua a essere proposta attraverso l’educazione, la formazione e la valorizzazione delle nuove generazioni. La tradizione salesiana si fonda su un’idea di educazione che mette al centro la persona e accompagna i giovani nella crescita attraverso la ragione, la fede e l’amorevolezza. Non soltanto insegnamento, dunque, ma presenza, ascolto e capacità di riconoscere in ciascuno possibilità e talenti da sviluppare.

In questo contesto, la storia di suor Anna assume un significato ancora più vicino alla sensibilità della comunità: la sua esperienza missionaria in Thailandia richiama gli stessi valori di dedizione, attenzione educativa e apertura agli altri che Gioia dei Marsi continua a coltivare attraverso la propria tradizione salesiana.

«Il legame con Don Bosco è una parte importante della nostra identità», sottolinea il sindaco Alfonsi. «A Gioia dei Marsi i valori salesiani continuano a vivere attraverso la comunità, l’attenzione ai ragazzi, l’oratorio e le iniziative che coinvolgono le famiglie. La storia di suor Anna ci permette di guardare a questa tradizione da una prospettiva ancora più ampia: quei valori non si fermano ai confini del paese, ma possono accompagnare una persona per tutta la vita e raggiungere luoghi lontani. È bello pensare che una nostra concittadina abbia portato nel mondo un impegno così profondo verso gli altri».

L’educazione come ponte tra culture Le Figlie di Maria Ausiliatrice sono presenti in Thailandia dal 1931 e hanno sviluppato nel tempo un’opera educativa e pastorale rivolta alle nuove generazioni. Al centro di questa tradizione vi è la convinzione che educare significhi molto più che trasmettere conoscenze: significa riconoscere le capacità di ogni persona, offrire opportunità di crescita e accompagnare i giovani nella costruzione del proprio futuro.

In un contesto culturale e religioso diverso da quello italiano, questo impegno richiede anche la capacità di incontrare le persone con rispetto, valorizzando il dialogo e la conoscenza reciproca. La missione educativa diventa così un ponte tra culture, un modo per costruire relazioni e contribuire alla crescita delle comunità. È una dimensione che restituisce alla vicenda di suor Anna un significato che supera la storia individuale e la collega a una tradizione internazionale di servizio. Il contributo alla storia salesiana in Thailandia Il nome di Anna Grassi compare anche nella documentazione dedicata alla presenza salesiana nel Paese asiatico.

Tra i contributi a lei attribuiti figura lo studio Un cuore di Padre, dedicato alla figura di don Bosco e al suo significato per i giovani thailandesi. È inoltre coautrice, insieme a Teresa Pharksuwan, di un lavoro storico sulle prime generazioni di Figlie di Maria Ausiliatrice in Thailandia, dedicato alla loro esperienza missionaria e allo sviluppo della congregazione. Questi riferimenti aggiungono un elemento importante alla sua storia: accanto all’esperienza missionaria, emerge il contributo alla ricostruzione e alla conservazione della memoria salesiana. Documentare il percorso di una congregazione significa custodire le esperienze delle persone che hanno contribuito alla sua crescita e trasmettere alle generazioni successive il valore di quel cammino.

La vicenda di suor Anna offre così l’opportunità di conoscere più da vicino una pagina di storia che unisce la Marsica alla realtà educativa e religiosa thailandese, mostrando come l’impegno di una singola persona possa inserirsi in una storia più ampia, fatta di relazioni, esperienze e valori condivisi. Il terremoto del 1915 e la memoria di una comunità per comprendere fino in fondo il significato che questa storia assume a Gioia dei Marsi, occorre tornare alla memoria del terremoto del 13 gennaio 1915, che devastò la Marsica e segnò profondamente il paese. Alla tragedia seguirono l’emergenza, la ricostruzione e un lungo percorso di rinascita, sostenuto anche dalla solidarietà di tante persone e realtà che si mobilitarono per aiutare le popolazioni colpite.

Quella memoria appartiene ancora oggi all’identità della comunità. Ricordarla significa riconoscere non soltanto la sofferenza vissuta, ma anche il valore dell’aiuto ricevuto e la capacità di andare avanti senza dimenticare la generosità di chi si è messo accanto a chi aveva perso tutto. È un legame che il sindaco Alfonsi richiama anche attraverso la storia della religiosa.

«Una comunità custodisce davvero la propria identità quando sa ricordare il passato e riconoscere i valori che desidera trasmettere al futuro. Gioia dei Marsi ha conosciuto la solidarietà nei momenti più difficili e ha saputo andare avanti. La storia di suor Anna ci ricorda che il bene può continuare a generare altro bene e che le scelte di una persona possono diventare una testimonianza per un’intera comunità. È una storia che merita di essere conosciuta soprattutto dai giovani, perché racconta il valore delle nostre radici e la possibilità di portarle nel mondo attraverso gesti concreti di generosità», aggiunge il primo cittadino.

Una testimonianza che unisce Gioia dei Marsi al mondo La vicenda di suor Anna Grassi rappresenta un’occasione per riscoprire il legame tra Gioia dei Marsi e una storia missionaria sviluppatasi lontano dalla Marsica, ma ancora profondamente connessa ai valori della comunità d’origine. Il suo percorso richiama la forza delle radici, il valore dell’educazione e la capacità di mettersi al servizio degli altri. Al tempo stesso, si inserisce in una tradizione salesiana che a Gioia dei Marsi continua a essere vissuta e trasmessa attraverso la vita comunitaria e l’attenzione alle nuove generazioni. La sua esperienza racconta come una scelta personale possa assumere un significato più ampio, diventando motivo di orgoglio per il paese dal quale è partita e occasione per riflettere sul valore di una vita orientata agli altri.

Dalla Marsica alla Thailandia, suor Anna Grassi porta con sé una storia che parla di fede, dedizione e apertura al mondo. Una storia che Gioia dei Marsi può riconoscere come parte della propria identità e raccontare alle nuove generazioni, nel segno di quei valori salesiani che continuano a unire la comunità e a guardare al futuro.