“C’è potuto dà ‘na scettecàta..ma loco sta!”. Magliano dei Marsi, 13 gennaio 1915: storia di una tragedia e di una rinascita

MAGLIANO DEI MARSI- “A Magliano le strade sono pulite, le case in buon ordine e stato; la piazza poi, un lato della quale è formata dal palazzo Masciarelli, è un esemplare perfetto di tranquillità proprietà feudale”. Queste sono le parole scritte dal celebre viaggiatore inglese Edward Lear in occasione della sua visita a Magliano dei Marsi negli anni quaranta dell’800. Parole che scomparirono in un mare di nebbia e desolazione alle ore 7,52 di quel freddo mercoledì 13 gennaio del 1915. La “Piccola Parigi” come venne definita Magliano da molti non esisteva più, era solo un cumulo di macerie, di urla e di devastazione. I morti estratti dalle macerie furono 561 mentre altri 60 morirono a seguito delle ferite nei vari ospedali di Roma e non solo.

In foto: Magliano dei Marsi, Largo San Rocco
(foto collezione Rodolfo Tavani-D’Alessandro-Aloysi)

La cittadina medievale era scomparsa: non c’erano più né mura e né porte, la chiesa di Santa Lucia era sventrata, i palazzi nobiliari, come le case dei contadini, erano letteralmente ridotti ad un cumulo di macerie. Ma tra i superstiti c’era quella voglia di andare avanti e rimediare a tale orrore. Il titolo che abbiamo voluto inserire in questo articolo fu una frase pronunciata da tale Rosario Gentile, tra i mastri che realizzarono il campanile della chiesa di Santa Lucia, ormai in là con gli anni e sopravvissuto, che disse vedendo intatta la torre campanaria. E fu proprio quel segnale che ingannò i soccorsi che vennero a Magliano dei Marsi in ritardo.

In foto: Magliano dei Marsi poco dopo il terremoto del 13 gennaio 1915
(foto collezione Giuseppe Di Girolamo)

Oltre il terremoto, la popolazione maglianese e marsicana fu preda di una violenta bufera di neve e freddo che ferirono ancor di più il morale dei sopravvissuti. La popolazione maglianese, dopo la smobilitazione dell’esercito, venne assistita ed aiutata da diversi enti e città italiane: Padova, Verona, Vicenza, Cittadella e Savona. Con la loro generosità ed il loro lavoro pratico riuscirono a ricostruire un tessuto urbano e umano in cui il maglianese poteva vivere al sicuro. Vennero creati “I Baraccamenti” delle antiche New Town, dove si poteva iniziare una nuova vita. Ed i baraccamenti di Magliano furono i seguenti:

  • Baraccamento Via Fiume: sorgeva dove oggi ci sono i Giardini Pubblici, contava 26 famiglie con un totale di 116 abitanti;
  • Baraccamento Cittadella: sorgeva nell’attuale Via Poggio Filippo tra l’ex mattatoio e la Cooperativa agricola Alto Salto. Contava 8 famiglie con un totale di 21 abitanti;
  • Baraccamento Padova: sorgeva lungo Via Cicolana fino alla fine dell’odierno paese. All’interno del baraccamento in questione vi era una fontana, contava 24 famiglie con un totale di 101 abitanti;
  • Baraccamento Piedi La Costa e Grotti: sorgeva nell’omonimo (ed attuale) quartiere di “Peo La Costa” in via Antonio Casale. Contava 30 famiglie con un totale di 118 abitanti;
  • Baraccamento Santa Maria: tale insediamento era ubicato nel quartiere di Santa Maria tutt’ora esistente. Contava 47 famiglie con un totale di 216 abitanti;
  • Baraccamento Via Antrosano: sorgeva tra l’attuale Via Vittorio Veneto e Piazza XX ottobre (già Piazza V Maggio). Era il baraccamento più popoloso contava 80 famiglie con un totale di 328 persone;
  • Baraccamento Vicenza; sorgeva lungo l’attuale Via Noce degli Angeli e contava 15 famiglie con un totale di 75 abitanti.

Le ricerche d’archivio hanno svelato l’esistenza di altri due baraccamenti: il Baraccamento D’Alessandro che era situato all’inizio dell’attuale Via Veneto ed il Baraccamento Savona confinanti con quello di Grotti. È un dovere, al limite del Sacro per noi Marsicani ricordare ciò che è accaduto in quella fredda mattina di 105 anni fa: lo dobbiamo alle vittime, lo dobbiamo ai sopravvissuti e soprattutto lo dobbiamo a noi così da spronarci verso una salda cultura della prevenzione.

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