Il mistero della “cassapanca” galleggiante che salvò l’umanità: l’Arca di Noè

Un bel giorno il Padre Eterno chiamò Noè e gli disse -Senti fatti un’arca di legno lunga trecento cubiti, larga cinquanta e alta trenta.

– trecento che?- Domandò Noè.

– trecento cubiti- Gli rispose l’Onnipotente.

– Che sono i cubiti? – Replicò Noè.

– Il cubito è una unità di misura – disse il Creatore volgendo gli occhi al Cielo – Posso continuare…?-

– Cosa è una unità di mis… – stava per chiedere Noè ma poi ci ripensò.

–  Farai nell’arca un tetto e, a un cubito più sopra, la terminerai; da un lato metterai la porta dell’arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore. Poiché ecco, io farò venire un diluvio di acque sulla terra … –

– …Così ci ripariamo! – esclamò Noè convinto di avere capito

– No, così navigate! – e Noè s’accasciò al suolo disperato: non ci aveva capito niente!

– Fatta ‘sta cosa che ci faccio?- domandò dubbioso che poi aveva inventato da poco il vino e non era nemmeno tanto sicuro di essere sobrio.

Ci metti gli animali no?  E Noè s’accasciò di nuovo in deliquio.

L’ARCA

Alla fine comprese che avrebbe dovuto costruire uno scatolone enorme che si chiamava “Arca”. Studiandoci su scoprì che il cubito era la distanza fra il gomito e la punta del dito medio di un uomo di statura normale: fra i 43 e i 48 cm (qualcuno ritiene 50 cm). Lui aveva sempre creduto che fosse un gestaccio da postribolo ma non era così. Fatti un po’ di conti saltò fuori che quella “cosa” da costruire era uno scafo rettangolare di 150 metri di lunghezza, largo 25 e alto 15 metri, della stazza di circa 24.300 tonnellate, grande quasi come il Titanic: una scatola da scarpe formato magnum.

La costruzione

Per costruirla ci mise un centinaio di anni, chi dice di più chi dice di meno, ma a quei tempi si campava a lungo. Come lo sappiamo? Quando Noè fu nominato nella Bibbia la prima volta aveva 500 anni, quando salì a bordo dell’Arca ne aveva seicento! Non si sa bene di quale legno fosse fatta, in proposito se ne dicono veramente tante quel che si sa dalla Genesi è che era legno resinoso; secondo la religione ebraica era di cedro, secondo quella assira erano canne. Nella Vulgata, la versione della Bibbia in latino, invece, fecero prima: lo decrissero come “legno levigato” e tagliarono la testa al toro.

Lo psicologo israeliano Bennv Shanon avanza l’ipotesi che il racconto di Mosè, colloquio col Padre Eterno ecc. era frutto di allucinazioni. Il Patriarca era sotto l’effetto euforizzante della corteccia di una pianta che cresceva nel deserto del Sinai; chiamata “acacia” dagli israeliani e col cui legno fu costruita l’Arca. ‘sto Benny Shanon non tiene conto del fatto che il Nostro inventò il vino e se proprio doveva essere allucinato magari era semplicemente ciuccato cosa alla quale era già avvezzo (Vedi cap. 9 della Genesi).

La forma

Arca Tonda

L’Arca era una sorta di enorme antesignano portacontainer atto a salvare campioni delle specie viventi del nostro pianeta per preservarle dal Diluvio Universale.

Un professore d’ingegneria idraulica, tale Henry Morris, sostiene che l’Arca era in grado di sopportare onde più alte di 600 metri senza capovolgersi anche perché spingeva naturalmente la prua nelle onde. Ci è ignoto sapere come faceva e anche quale fosse la prua visto che era simile a un cassone. La forma dell’imbarcazione, però è ancora in discussione. L’Arca, pare, avrebbe avuto forma rotonda secondo quanto inciso su una tavoletta di argilla scritta con caratteri cuneiformi e ritrovata fortunosamente in una soffitta londinese: “Metti insieme la barca che costruirai di forma rotonda, fai in modo che la sua lunghezza e la sua larghezza siano eguali”. Doveva essere costruita con fibre di palma intrecciate e incatramate: una specie di grossa borsa della spesa hawaiana a forma di trottola.

L’Arca nel mondo

Una cosa è certa: in quasi tutte le religioni antiche si trova traccia di un disastroso diluvio dal quale si sarebbero salvati solo pochi eletti. Sarebbero scampati alla morte grazie a un vascello costruito appositamente. Oltre alla Bibbia, ne parlano leggende e testi sacri sumeri, babilonesi, assiri, greci, indiani, esquimesi, persiani, scandinavi, irlandesi, hawaiani, cinesi, aztechi, maya, praticamente tutte le culture. Pare che il disastro avvenne nell’8496 avanti Cristo. In quell’anno il nostro pianeta sarebbe stato colpito da un asteroide e l’impatto avrebbe provocato terremoti e maremoti in tutto il globo ma ricerche più recenti fanno risalire l’impatto al 2300 a. C. .

MA PERCHÉ L’ARCA?

La vicenda la sanno un po’ tutti ma la riassumo brevemente. Il Padre Eterno era stufo di vedere una umanità avida e corrotta e decise di farla finita (non lui ma l’umanità). Pensò di mandare giù dal cielo tanta di quella pioggia da annegare tutti. Siccome, però, aveva faticato parecchio per creare la Terra e quel che c’era dentro, volle salvare alcuni uomini e delle donne assieme a piante, animali, insetti e via discorrendo stipandoli tutti dentro una grossa nave che li avrebbe contenuti.

Il lavoro toccò a Noè che, chiamato dall’Onnipotente e ascoltate le sue decisioni iniziò a costruire quanto richiesto. Terminato il lavoro la inzeppò di animali e quant’altro. Dopo quaranta giorni di acquazzoni, sulla Terra erano morti tutti annegati. Mosè prese una colomba e la lasciò andare. Quella invece di scappare libera e felice tornò con un ramoscello di olivo nel becco e il Patriarca ne dedusse che le terre erano emerse. L’Arca, ritiratesi le acque, si arenò su una montagna, il monte Ararat. Non capisco come, nella Bibbia, non si sia fatto cenno al puzzo dei cadaveri che, insomma, avrebbe dovuto ammorbare l’aria.

L’Arca olandese

Pensate voi che ai giorni d’oggi non venisse in mente a qualcuno di costruire un’Arca? Certamente si. Il realizzatore è un olandese  che si chiama Johan Huibers.  Il Nostro diede di piglio all’opera  perché aveva sognato l’Olanda sommersa dalle acque, un’angoscia che, sembra , lo perseguitasse da sempre.

La progettazione e la realizzazione del primo modello dell’arca di Johan risale al 1992. Il tizio iniziò a documentarsi leggendo la Bibbia, consultando libri e guardando documentari allo scopo di realizzare una copia identica all’arca di Noè. La prima versione fu costruita nel porto di Schagen tra il 2005 e il 2007, era lunga 70 metri e costò 1 milione di euro. La versione attuale è attraccata a Dordrecht, nei Paesi Bassi. L’opera è costata oltre 4 milioni di euro e si trova su una piattaforma d’acciaio composta da 21 chiatte; può essere trascinata lungo i corsi d’acqua interni da rimorchiatori, ma deve essere trainata da una grossa nave per attraversare gli oceani.

Negli ultimi quattro anni ha attirato oltre 280.000 visitatori. L’ Arca è stata disegnata dalla moglie, Bianca, nella forma originale ed è lunga 130 metri, larga 19 e alta come un palazzo di tre piani ma siccome le mogli sono spesso più parsimoniose dei mariti, l’imbarcazione è più piccola dell’originale. Al suo interno è stato realizzato uno zoo composto da modelli di animali ma tutti in dimensioni reali.  A bordo c’è anche un ristorante e un cinema che non credo fossero nella mente di Noè. L’imbarcazione non se ne starà ferma e secondo i piani del costruttore arriverà sino in Belgio, Germania e Brasile. Un vero e proprio tour via mare che porterà qualche soldino al novello Patriarca.

L’Arca americana

Ken Ham, presidente di Answers in Genesis, e Patrick Marsh, un art director di fama mondiale i cui progetti includono le attrazioni di Jaws e King Kong agli Universal Studios in Florida, decisero di creare un’attrazione per famiglie che incoraggiasse le persone a riconsiderare l’importanza della Bibbia ai nostri giorni.

L’Arca e il creazionismo

Answers in Genesis è un movimento integralista Usa che considera la Bibbia un testo scientifico da interpretare alla lettera. Per negare le teorie evoluzionistiche di Darwin cosa si è inventato Ken Ham? Invece di creare una congregazione religiosa, ha realizzato un immenso monumento alla visione creazionista: una riproduzione dell’Arca di Noè, nelle intenzioni identica all’originale, costruita seguendo le indicazioni del libro della Genesi. I creazionisti sostengono, per gli interessati alla faccenda, la tesi secondo la quale tutto è stato creato dal Padre Eterno contrariamente a quanto affermano gli evoluzionisti seguaci delle teorie di Darwin e delle evidenze scientifiche.

La Location

La ricostruzione si trova a Williamstown, nel Kentucky, ha richiesto poco più di un anno e mezzo per essere costruita. E’ considerata la più grande struttura autoportante con telaio in legno al mondo. Ci sono voluti  7.300 m3 di legno per la sua costruzione. La struttura presenta tre livelli di mostre con un ristorante da 600 posti al ponte superiore. La capacità massima dell’Arca è di 10.000 persone. Come Noè, pure gli ideatori dell’opera si sono scontrati col solito cubito che hanno identificato in quello ebraico della lunghezza di 51,8 cm. . Quest’affare mastodontico è stato definito l’ottava meraviglia del mondo.

Interno

Che poi tutto questo creazionismo sfocia in un affare miliardario e soprattutto nella collocazione del progetto in un posto a bassa tassazione. Ham è riuscito ad ottenere incentivi e sconti sulle tasse, promettendo di realizzare una struttura capace di attirare molti turisti. Questo è valso una ovazione di critiche in quanto di turisti se ne son visti meno del previsto, quelli che arrivavano, visitata l’Arca se ne andavano senza contribuire all’economia locale (niente souvenir, ristoranti e ammennicoli vari) e anche perché sono in tanti a contestare la scelta di aiutare con danaro pubblico un’iniziativa considerata antiscientifica.

ALLA RICERCA DELL’ARCA

L’Oggetto di Kurtis
Il disegno di Sir John Chardin

Tornando a cose più serie, ancora continua la ricerca dell’Arca originale che pare si trovi, secondo la Bibbia, sul monte Ararat. Nel 1960 il maggiore dell’aviazione turca S. Kurtis durante una ricognizione aerea fotografò uno strano oggetto dalla forma ovale simile a una nave ma non se ne fece niente.

A nulla di preciso hanno portato le numerose spedizioni organizzate fino a oggi in quella regione, compresa quella del novarese Angelo Palego che ci ha lasciato le penne per colpa di un infarto proprio nell’accampamento e del quale ne discuteremo più avanti. Circa la collocazione del prezioso reperto storico ne fa cenno addirittura Marco Polo nel “Milione”: “… e dovete sapere che in quella lontana terra d’Armenia, l’Arca di Noè giace ancora sulla vetta di un’alta montagna, con nevi così persistenti che nessuno è in grado di scalarla”. Nel 1254 il monaco Jehan Haithon riportò: “Sopra le nevi dell’Ararat, un piccolo oggetto nero è visibile in tutti i tempi: questa è l’Arca di Noè”. Esistono addirittura disegni che risalgono agli anni 1647, 1711 e 1840 tra cui quello di Sir John Chardin proprio del 1711 pubblicato nel suo libro “Travels in Persia”.

In realtà che l’Arca esista o meno non ha una grande importanza se non per un fattore prettamente archeologico. Per i credenti quel che conta è la fede che non ha bisogno di dimostrazioni. Il ritrovamento dello storico manufatto darebbe grande lustro agli archeologi scopritori e sarebbe di conforto per quelle religioni che cercano prove bibliche a tutti i costi.

PURE I CINESI CI PROVANO

Le cronache riportano che quindici ricercatori, metà di nazionalità turca, metà cinese hanno ritrovato sul Monte Ararat l’imbarcazione di Noè rinvenendo pezzi di una struttura di legno. Presi dei campioni, se li sono portati appresso e sottoposti a datazione al carbonio 14 e paiono risalire proprio all’epoca in cui è collocato il diluvio universale.

I resti, quindi, sarebbero appartenuti proprio all’Arca di Noè. Un documentarista della squadra di ricerca, tale Yang Ving Cing, ha modestamente sostenuto: “Non possiamo dire al cento per cento che si tratti dell’Arca di Noè ma pensiamo di poterlo affermare al 99,9 per cento”. Naturalmente qualcuno ha pensato che gli archeologi potevano essere i soliti cinesi che vendono roba un po’ farlocca. Ci crederete? Era proprio così. Pare che il gruppo fosse formato da Evangelici presi dalla foja di dimostrare l’esattezza biblica a tutti i costi e che quei pezzi di legno se li erano preparati prima.

ANGELO PELAGO

Angelo Pelago è un ingegnere italiano che ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca dello storico barcone. E’ stato ritenuto (il 17 agosto scorso è morto mentre scalava l’Ararat) la massima autorità mondiale sull’argomento. Per meglio conoscerlo ecco cosa ci racconta: “Ho completato 22 spedizioni sul monte Ararat ed ho camminato sopra l’Arca di Noè a 4350 metri d’altezza. Ora sto preparando la mia ventitreesima spedizione per entrare nell’Arca, proprio nelle stanze dove Noè e la sua famiglia, composta da otto persone, hanno vissuto per 370 giorni, durante il diluvio universale del 2 novembre del 2348 A.C. fino al 12 novembre del 2347 A.C. . La mia ultima spedizione l’ho fatta nell’agosto del 2018 a 83 anni“.

Recentemente Pelago aveva trovato un ulteriore documentazione: “Si tratta della foto del troncone dell’Arca che emerge dal ghiacciaio a 4350 metri, sull’Ararat. E andrò lì. Un mio amico turco, lo scorso 4 dicembre, in collegamento video con me, è arrivato alla porta del pezzo dell’Arca, proprio quello sul quale io avevo già camminato sopra l’11 luglio 1989. Non appena il ghiaccio diminuirà, noi entreremo nell’Arca di Noè. A 4350 metri d’altitudine“. Non ci riuscì: passò a miglior vita proprio durante quella scalata che avrebbe coronato il suo sogno.

Mi corre una precisazione: con la parola Arca ci si è spesso riferiti a una imbarcazione ma non è così. Anticamente, con questo nome, era indicato un mobile a forma di cassapanca nel quale erano conservate le cose importanti da salvaguardare. L’Arca di Noè a questo serviva. Era un grosso contenitore destinato a conservare e proteggere esemplari della vita terrestre che, data la situazione, era fatto per galleggiare. Un saluto da un metro e mezzo.

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