Meno patate, più zucchero: come è cambiato il valore dei nostri 5 euro in un secolo

(Adnkronos) – Oggi con cinque euro potete comprare circa 3 kg di patate. Ma quante ne avreste potute comprare cento anni fa? Se lo è chiesto l’Istat che nel suo report sui prezzi al consumo ‘Storie di dati – le trasformazioni dell’Italia’ ha misurato il fenomeno dell’inflazione sul lunghissimo periodo e alle dinamiche più importanti (come il raddoppio dei prezzi relativi alle abitazioni dal 2000 al 2025) ha scelto di affiancare l’evoluzione della struttura dei prezzi relativi con un esempio pratico. Prendendo come esempio i prodotti alimentari e un ‘budget’ da cinque euro, l’istituto si è chiesto quanti se ne sarebbero potuti comprare in passato, andando a ritroso fino al 1926. 

Se è vero che oggi si possono comprare meno patate, così come pane e latte, i beni trasformati industrialmente sono al contrario diventati più alla portata delle tasche moderne: si passa da 1,3 kg di pasta secca di grano duro nel 1926 ai quasi 3 kg nel 2025, da 700 grammi a poco meno di 4 kg di zucchero oggi. Nel 1926 il prezzo dello zucchero era quasi 2,5 volte quello del pane, nel 2025 è meno di un terzo. 

Dal 2000, si legge nello stesso report Istat, niente ha spinto più in su l’aumento dei prezzi in Italia come quelli relativi alla casa: per l’aggregato di abitazione e utenze (trainato dalle spese per elettricità e combustibili) in 25 anni ci sono stati incrementi superiori al 100%, che ha trainato la crescita generale dell’indice dei prezzi al consumo fino a un +63%.  

Dopo la casa, nella classifica Istat, ci sono alcolici e tabacchi, servizi finanziari e assicurativi, alimenti e bevande, alloggi e ristorazione, trasporti (carburanti compresi). L’aumento dei prezzi è stato inferiore al 30% per i servizi d’istruzione e sanità, mentre c’è stata addirittura una diminuzione prossima al 60% del costo dei beni e dei servizi di informazione e comunicazione; per i beni industriali non energetici nel loro complesso, l’incremento dei prezzi tra il 2000 e il 2025 è stato di poco superiore al 25%. 

L’evoluzione di lungo periodo dei prezzi dei beni e dei servizi mostra differenze significative in termini sia di intensità sia di persistenza. Per l’Istat “i prezzi dei beni, oggi in gran parte di natura industriale, beneficiano – al netto delle dinamiche cicliche (come mostra il caso dell’energia) – in misura maggiore rispetto a quelli dei servizi, dei progressi della produttività del lavoro e dell’esposizione alla concorrenza internazionale: dalla metà degli anni ’50 a oggi i prezzi dei beni sono aumentati di circa 30 volte, quelli dei servizi di circa 60”. 

Negli anni ’70 e nei primi anni ’80, spiega l’Istat, la dinamica dei prezzi è in forte accelerazione per entrambe le componenti, con tassi superiori al 20% (in corrispondenza degli shock petroliferi e delle tensioni inflazionistiche che hanno caratterizzato quel periodo), mentre a partire dalla metà degli anni ’80 “i prezzi dei beni rallentano in misura più rapida, con i servizi che mantengono dinamiche più persistenti. Il differenziale si amplia progressivamente, dagli anni Duemila fino ai nostri giorni, per effetto di una crescita molto contenuta dei prezzi dei beni e sistematicamente più elevata di quelli dei servizi”. 

Un’eccezione nel trend c’è stata con lo shock energetico più recente preso in considerazione dall’Istat, quello del 2022. Una deviazione che però ha le stesse caratteristiche di quanto sta accadendo ora con il conflitto in Medio Oriente. Lo shock del 2022 ha determinato “un’impennata dei prezzi dei beni, che raggiungono tassi a due cifre, anche per effetto delle tensioni nelle catene di approvvigionamento; in questa fase, la dinamica dei prezzi dei servizi resta relativamente più moderata, sebbene in accelerazione, mostrando una maggiore inerzia. Nell’ultimo triennio il rallentamento della crescita dei prezzi dei beni è stato sensibilmente più rapido rispetto ai servizi, ma all’inizio del 2026, l’esplosione del conflitto nel Golfo persico ha portato a una nuova impennata delle quotazioni dei beni energetici”. 

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