Rabbia sociale e una generazione senza futuro: repressione, militarizzazione e… “ristampa” dei codici civile e penale la dotta risposta delle istituzioni

Paracadutisti a Milano (Foto Ansa)

Non è l’incipit di un sussidiario di diritto del 1930, ma il rivoluzionario contenuto dell’ultimo “Decreto Sicurezza” varato d’urgenza per placare le orde di temibili bambini e orde studentesche che stanno mettendo a ferro e fuoco Milano. Non una rivolta sociale, sia chiaro: solo ladruncoli di AirPod e maranza in trasferta che le forze dell’ordine inseguono come in una comica di Charlie Chaplin.

Mentre la narrazione ufficiale dipinge il capoluogo lombardo come la Gotham City del Nord Italia, la realtà sul campo è decisamente più terra-terra. Le istituzioni schierano reparti mobili e droni per contrastare minorenni il cui massimo crimine organizzato consiste nello scippare una catenina d’oro o rubare una ricarica per la sigaretta elettronica. Le forze dell’ordine, armate di tutto punto, si trovano a dover gestire non dei rivoluzionari politici, ma dei ragazzini con il taglio di capelli a scodella che scappano sul monopattino elettrico. Un dispiegamento di forze titanico per arginare il “grande crimine” delle baby-gang, risolvibile forse più con un capitolato di sberle vecchio stile che con i blindati.

“Non arretreremo di un millimetro davanti a chi minaccia la sicurezza nazionale rubando tre pacchetti di Vigorsol al Carrefour” ha dichiarato un portavoce di Palazzo, scosso dall’audacia dei criminali in erba. Così l’indignazione giovanile e il movimento studentesco cessano di essere una manifestazione sociale per diventare una associazione di ladri di polli! Ma lo Stato non si arrende. Le indiscrezioni del Transatlantico parlano già del livello successivo di allerta per blindare Corso Vittorio Emanuele e difendere i negozi di sneaker dai quattordicenni. Arriva la mobilitazione dei paracadutisti della Folgore. Si lanceranno da un C-130 direttamente sul tetto del Duomo per intercettare il furto di un paio di Nike TN. Mancano solo i NOCS ma arriveranno… .

Se un tempo i buonisti giustificavano qualsiasi nefandezza giovanile sospirando che “è colpa della società” (assolvendo di fatto il singolo), oggi la sociologia da talk-show tacita le coscienze colpevolizzando i media. Negli ultimi trent’anni, (ce lo diciamo?) è stata costruita una società tetragona ai giovani, che ne ignora le necessità, ha abolito l’idea di educarli seriamente e ha azzerato ogni loro prospettiva futura. Di questo, ovviamente, nei palazzi del potere non se ne fa cenno. Molto meglio e più comodo prendersela con l’algoritmo.

A detta dei nuovi geni la dinamica è semplicissima! Un quindicenne annoiato scrive su TikTok “Raga, domani andiamo a devastare Milano” e da ogni angolo d’Italia orde di nativi digitali urlano “Che bello!” . Così partono con treni regionali per dare vita a una nuova, temibilissima calata dei barbari. “Abbiamo intercettato un trend preoccupante su Internet”, ha spiegato un sociologo da bar, “I giovani d’oggi non leggono più Marx, si coordinano tramite coreografie digitali. Se il video fa visualizzazioni, la devastazione è servita. È il nichilismo dei Like.”. Esiste, invece, una contraddizione generazionale stigmatizzata nel film “In nome del Papa Re” dove Monsignor Colombo da Priverno diceva: “I figli so’ diversi, e noi, invece d’esse’ contenti che non ce somigliano, li volemo fa’ diventa’ come noi che, poi, manco se piacemo“.

Rimane l’amaro in bocca. Mentre nei campus americani della Ivy League e tra i corridoi storici della Sorbona le rivolte studentesche si accendono per massimi sistemi, geopolitica e diritti globali, a Milano abbiamo assistito alla declinazione 2.0 della lotta di classe: il saccheggio motivato da un irrefrenabile desiderio di streetwear.

Il contrasto è quasi lirico. Da un lato, generazioni che sfidano le autorità in nome di ideali transnazionali; dall’altro, quattro ragazzini viziati che hanno svilito decenni di tradizione della protesta studentesca, riducendola a una banale scusa per rimediare una felpa firmata gratis. Più che barricate e scontro ideologico, la “rivoluzione” meneghina ha ricordato un assalto al Black Friday finito male, dimostrando che l’unico vero dogma difeso da questi nuovi, improbabili “ribelli” non è la giustizia sociale, ma oltre alla necessaria risposta repressiva immediata, le istituzioni devono collaborare per affrontare la radice di un problema generazionale e sociale molto evidente, amplificato dal ruolo dei social: il sacro diritto al capo griffato a costo zero.

Dai grandi ideali del Sessantotto siamo passati alle taglie forti del guardaroba. Una gloriosa pagina di storia patria scritta non con il sangue dei martiri, ma con lo scontrino non pagato di una felpa oversize.

Preso dal panico da sondaggio, il Governo ha risposto con la sua arma preferita: il Decreto Legge d’Urgenza. Un testo normativo talmente innovativo da contenere pilastri del diritto che l’umanità dava per assodati dai tempi di Giustiniano. Ecco le straordinarie scoperte scientifico-giuridiche del nuovo testo:

  • Chi rompe paga: Il decreto sancisce che se un minorenne devasta un negozio, i genitori devono rifondere il danno. Gli esperti di diritto sono rimasti sbalorditi: l’articolo 2048 del Codice Civile del 1942 diceva esattamente la stessa cosa da oltre ottant’anni! Così è stato finalmente tradotto in italiano moderno.
  • La riunione sediziosa: Rispolverato direttamente dal vecchio codice penale del ventennio, tre ragazzini che ascoltano musica trap su una panchina rischiano ora l’accusa di “sedizione”. Praticamente, l’assemblea di condominio è a un passo dal colpo di Stato.
  • La certezza della pena (a parole): Il testo invoca a gran voce la reclusione educativa per i giovani delinquenti. Ai tempi andati esisteva il correzionale. Oggi l’ordinamento per i minori tra i 14 e i 17 anni prevede quasi esclusivamente la comunità o la messa alla prova. Sotto i 14 anni, poi, si è per legge totalmente non imputabili. Ma ehi, l’importante è scriverlo nel comunicato stampa.

“Abbiamo introdotto il rivoluzionario principio del “Chi rompe paga“, ha annunciato trionfalmente un esponente del Governo ai microfoni, “Un concetto avanguardistico che cambierà per sempre la storia del diritto civile”. Una domanda sorge spontanea: Staranno mica lì a prenderci per micchi?

Fa sorridere il panico istituzionale di oggi di fronte a questi ladruncoli di caramelle, se si pensa a come venivano gestite le cose nel ’68. Una volta, quando c’erano manifestazioni vere con studenti che imbracciavano armi e facevano sul serio, la risposta dello Stato non era un tweet indignato o un decreto fotocopia.

Entravano in azione i famosi “celerini”. Avanzavano in fila compatta, sguardi di marmo dietro gli scudi antisommossa e battevano il manganello sul plexiglass con un ritmo ipnotico e inquietante. Un richiamo ancestrale che, nella maggior parte dei casi, bastava da solo a congelare il sangue e a calmare istantaneamente i bollenti spiriti dell’orda studentesca. “Quando sentivamo quel tamburellare ritmato sugli scudi capivamo che la ricreazione era finita”, ricorda con nostalgia un ex studente del ’77, “Altro che decreti sulla Gazzetta Ufficiale… Lì c’era una coreografia che funzionava davvero, senza bisogno di TikTok.”

Brutte prospettive. Oggi per quattro maranza in fuga col monopattino, le istituzioni schierano droni, task force digitali e decreti d’urgenza. Segno che i tempi sono decisamente cambiati. Una volta si temeva la P38, oggi lo Stato trema davanti a una diretta Instagram. Resta un dubbio finale: se questa spaventosa escalation di furti di chewing-gum dovesse continuare, quale sarà la prossima mossa? Dovremo forse riesumare il Generale Bava Beccaris con i suoi cannoni ad alzo zero per ripulire Piazza Duomo? L’intelligenza studentesca divenuta ruberia e istituzioni inermi…: ai posteri l’ardua sentenza.

Un saluto