Tragedia dell’asilo “I Maggio” all’Aquila. Il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Pallotta: «Maggiore sobrietà e rispetto della deontologia»

AVEZZANO – Questa volta parliamo di noi, dei giornalisti e della nostra professione. Soprattutto dei limiti.

In particolare quelli imposti dal buon senso e dal buongusto, ancora prima delle tante e chiarissime carte deontologiche.

A darci lo spunto per questa riflessione è l’intervento del Presidente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, Stefano Pallotta, in riferimento al modo adottato, da qualche collega e qualche altra testata, per dare le notizie sull’immensa tragedia del piccolo Tommaso.

Il Presidente Pallotta ha fatto suo l’invito di legali e familiari del piccolo Tommaso e invitato giornali e giornalisti a toni più rispettosi

Una riflessione, lo diciamo subito, che condividiamo parola per parola e che questa testata e i suoi redattori cercano di applicare sempre.

Queste le parole del Presidente Pallotta diffuse tramite una nota ufficiale.

La nota del Presidente Stefano Pallotta

«La terribile vicenda del piccolo Tommaso D’Agostino, con il lutto che ne è derivato alla famiglia e alla intera comunità aquilana deve indurre tutti, a cominciare dagli operatori dell’informazione – afferma il presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Stefano Pallotta, raccogliendo l’invito dei legali e dei familiari della piccola vittima – , ad assumere un atteggiamento di sobrietà nella ricerca di notizie e testimonianze.

Stefano Pallotta

La necessità di informare su quanto accaduto un’opinione pubblica sconvolta, la ricerca di dettagli e particolari – prosegue – non può e non deve contrastare da parte degli operatori della informazione, con l’assunzione di un atteggiamento ispirato a senso di responsabilità e di umanità.

Soprattutto perché siamo in presenza di una vicenda che coinvolge anche altri minori, oltre alla piccola vittima, ed è dunque necessario – conclude – fare costantemente riferimento alle nostre norme deontologiche in materia».

Carte deontologiche e norme spesso travolte dalla necessità di fare notizia

Umanità, buon senso e poi le carte deontologiche che si ispirano al concetto della tutela e del rispetto della sfera dei minori ai quali deve esser data la massima protezione.

Indugiare in certi toni, pubblicare certe foto, andare alla ricerca dello strazio da spettacolarizzare, cozza, e questo ormai avviene da anni, con tutto ciò.

Ma cozza anche con le regole alla base del giornalismo.

L’evidenza pubblica ovvero l’interesse pubblico di una notizia. In questo caso l’interesse pubblico è il fatto in se stesso, non la ricerca dello strazio di un genitore e quant’altro.

La “continenza verbale” e la “veridicità dei fatti”, che attiene all’obbligo di verifica, impongono di riportare ciò che è essenziale per dare la giusta e corretta informazione, non sono briglie.

La Carta di Treviso, il Decalogo dei Giornalisti, la Carta dei Doveri e tante altre ancora, insistono, anche su altri settori, proprio su questo.

Corretta informazioni travolta da trasmissioni tv con presunti opinionisti alla comunicazione selvaggia sui social

Essenzialità, verità a tutti i costi e rispetto della dignità delle persone. Tutte, dai migranti, a chi viene sottoposto a procedimento penale e soprattutto alla posizione dei minori.

E allora, noi diciamo che queste Carte Deontologiche non possono esistere solo per impararle a memoria quando si debbono fare i test per la formazione e aggiornamento professionale dei giornalisti.

Debbono tornare ad essere la guida per tutti coloro che fanno questa stupenda professione.

Purtroppo, però, da una trentina d’anni esatti, televisione e social hanno barbarizzato l’informazione, mutandone di fatto le regole.

Trasmissioni di dubbio gusto e di scarsa qualità, dove si analizzano e sezionano i fatti di cronaca fino al midollo, andando a cercare particolari tanto scabrosi quanto fuori del contesto, solo per aumentare l’audience.

Il tutto immancabilmente condito dalla presenza di autoproclamatisi “opinionisti” dalle dubbie competenze e professionalità, il cui unico compito è quasi sempre quello di provocare la rissa televisiva.

La “comunicazione” non “informazione” bulimica dei social, dove tutti possono dire e scrivere tutto senza professionalità, senza un vero ed efficace controllo, dove norme, Carte deontologiche e quant’altro sembrano non avere più senso.

Una sorta di far-west tecnologico, insomma, dove dignità della persona, rispetto e continenza verbale, senza parlare della veridicità dei fatti, diventano vere e proprie bestemmie.

In questo caso il “dio Click” e il “dio Like”, impongono di fare qualsiasi cosa per alzare i numeri.

E allora si cerca la foto più d’effetto, la dichiarazione più drammatica o sconvolgente, il video più raccapricciante per, parafrasando il titolo di un film di Sergio Leone, un pugno di… like.

Grazie Presidente Pallotta, il tuo intervento da un lato ci riporta sulla terra e ci impone di riflettere. Dall’altro rende omaggio a chi queste regole le rispetta, perché le ha fatte proprie.

Concludiamo con una citazione:

«Una testata online nuova, giovane,

con l’obiettivo di valorizzare una corretta informazione,

restando fuori dalla competizione dei “click”».

I nostri lettori l’avranno riconosciuta. Si tratta del messaggio che appare sulla “Home” di Espressione24.

E non è solo una frase. Questa è la nostra filosofia di fare giornalismo.

Notizie, fatti, informazione, verità. Fuori dallo spettacolo, da esagerazioni ed esasperazione, ma soprattutto fuori dalla psicosi dei “Click” e dei “Like”.

Noi, come diceva San Filippo Neri, “Preferiamo il Paradiso”.

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