Rapporto Gimbe sulla Sanità. Il PD affonda il colpo con Marinelli e Paolucci: «In Abruzzo curarsi sta diventando un lusso»

UN DIRITTO NEGATO – Non sono solo numeri su un foglio di calcolo, ma volti, storie e sofferenze nascoste dietro la porta di casa: la sanità in Abruzzo si riscopre drammaticamente fragile e a farne le spese sono, ancora una volta, i cittadini. L’ultimo report pubblicato dalla Fondazione GIMBE disegna un quadro a tinte fosche per la salute pubblica regionale, tra bilanci in profondo rosso, liste d’attesa infinite ed un vero e proprio “esodo” sanitario verso altre regioni.

Il verdetto che emerge dalle analisi è impietoso e scatena l’attacco frontale del Partito Democratico con il segretario regionale Daniele Marinelli e il capogruppo in Consiglio regionale Silvio Paolucci, che parlano apertamente di “nuova bocciatura” dopo otto anni di amministrazione di centrodestra.

Il disastro dei conti: dal piccolo avanzo al rosso da 180 milioni

Per comprendere la portata del crollo economico occorre riavvolgere il nastro. Se nel 2018 le quattro ASL abruzzesi mostravano una sostanziale tenuta – chiudendo con un piccolo avanzo di gestione (88mila euro) grazie alle coperture regionali – al quarto trimestre del 2024 il disavanzo della spesa sanitaria è schizzato all’impensabile cifra di 180,7 milioni di euro.

Una voragine che pesa come un macigno e che non trova sollievo nel calo previsto per il 2025, anno in cui il passivo delle ASL si attesterà comunque attorno ai 74,5 milioni di euro. A pagare il conto di questo squilibrio, denunciato dai rappresentanti Dem, sono proprio i contributori abruzzesi: 42,5 milioni di euro di maggior gettito derivano infatti dalle addizionali IRPEF, nell’ambito di una manovra fiscale sanitaria di oltre 113 milioni. In sostanza, tasse più alte per servizi sempre più carenti.

La rinuncia alla salute: Abruzzo secondo in Italia solo alla Sardegna

Il dato sociale più doloroso riguarda l’accesso alle prestazioni mediche. Nel 2024 ben il 12,6% degli abruzzesi – pari a quasi 160mila persone – ha rinunciato a visite ed esami clinici. Si tratta di un balzo spaventoso di oltre 43mila persone in un solo anno, con un’incidenza ben superiore alla media nazionale (ferma al 9,9%). L’Abruzzo si attesta così tristemente al secondo posto in Italia, subito dopo la Sardegna, per quota di popolazione rassegnata a non potersi curare.

A questo si aggiunge la fuga verso le strutture sanitarie di altre regioni. La mobilità passiva ha raggiunto costi record: il saldo negativo è passato dai 71,2 milioni del 2018 agli oltre 104 milioni del 2024 (+46,1%). Un’emorragia di denaro e di fiducia che dimostra l’incapacità del sistema locale di offrire risposte concrete.

«Non è un indicatore astratto: significa che per una parte della popolazione curarsi è diventato un lusso o un percorso ad ostacoli impossible. È su questo che una politica sanitaria deve essere giudicata», incalzano Marinelli e Paolucci.

Liste d’attesa e il crollo dei ricoveri negli ospedali sul territorio

I tentativi di smaltire le liste d’attesa accumulatesi negli anni scorsi si rivelano poco più che palliativi: a fine 2023 risultava recuperato appena il 28% dei ricoveri chirurgici e il 29% delle visite specialistiche arretrate del biennio 2020-2021, mentre per la prevenzione oncologica gli screening fermi al 2022 non superavano la soglia del 27%. Per interventi delicati come quelli alla prostata, i tempi di attesa regolamentari sono stati rispettati appena nell’28% dei casi.

A tracciare i contorni di una sofferenza capillare è anche il crollo dell’attività negli ospedali di provincia. Tra il 2018 e il 2025 le dimissioni totali dai presidi della regione sono crollate da 158.631 a 135.482 (-14,59%). I tagli più drastici si registrano nei centri periferici:

  • Ortona: -40% di dimissioni
  • Castel di Sangro: -39%
  • Sulmona: -30%
  • Avezzano: -23%
  • Lanciano: -22%

Esternalizzazioni boom e lo spauracchio del Commissariamento

Nel giudizio complessivo dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), l’Abruzzo stagna al 13° posto nazionale, lontano dalle posizioni di vertice occupate nel 2018. A dieci anni dall’uscita dal commissariamento avvenuta nel 2016, la regione rimane incastrata nel Piano di rientro e, alla luce dei nuovi disavanzi, torna a manifestarsi la minaccia di una nuova gestione commissariale da parte del Governo.

A sollevare forti perplessità sono infine i costi destinati all’esternalizzazione del personale e alle ditte private. Stando alle rilevazioni, la spesa per i contratti di fornitura di personale esterno è passata da 3,81 milioni di euro nel 2024 a 74,93 milioni nel 2025, con un aumento shock di oltre 71 milioni in soli dodici mesi che proietta l’Abruzzo al terzo posto in Italia per valore assoluto.

Un’anomalia sui cui il Partito Democratico chiede immediata chiarezza, sollecitando la Giunta Marsilio a fare trasparenza su quali ASL abbiano sottoscritto tali accordi, per quali figure professionali e a quale prezzo, mentre la medicina territoriale del PNRR resta in gran parte una scatola vuota e le scelte strategiche – come la scelta dei due centri di emergenza-urgenza DEA di secondo livello – continuano ad essere rinviate nel tempo.