“Milonia”, Leombruni e l’Orsa Amarena: il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise si dissocia dalle scelte degli organizzatori: «Avevano il dovere di informarci»
PESCASSEROLI – Monta, e non poteva essere altrimenti, lo scandalo attorno alla presenza dello stand della “Macelleria Leombruni”, il cui titolare è sotto processo per l’uccisione dell’Orsa Amarena avvenuta tre anni or sono, all’evento “Milonia” 2026 dello scorso fin settimana in località Cesoli di Ortona dei Marsi.
In particolare, ha colpito al presenza contestuale degli stand del Pnalm, nonostante la presenza del “banco macelleria”. Il Comune di Ortona dei Marsi, col Sindaco Buccella, si è subito dissociato dalla manifestazione, attribuendo le scelte alla Pro Loco di Cesoli.
La direzione del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise lo ha fatto oggi con il seguente comunicato: «Milonia è una manifestazione importante per Ortona dei Marsi e per la Valle del Giovenco: racconta produzioni locali, tradizioni e territorio. Per questo il Parco la patrocina da anni e partecipa con un proprio punto informativo.
Quest’anno, però, è accaduto qualcosa che riteniamo grave e che merita chiarezza.
Tra gli operatori presenti alla manifestazione, proposti e invitati dalla Pro Loco di Cesoli (frazione di Ortona dei Marsi) c’era anche un’attività riconducibile alla persona coinvolta nel procedimento giudiziario relativo all’uccisione dell’orsa Amarena.
Per un Ente che ha tra i propri compiti fondamentali la tutela dell’orso bruno marsicano, trovarsi nello stesso contesto pubblico con una situazione di questo tipo non è un dettaglio. Una cosa è la giustizia, che deve fare il proprio corso nelle sedi competenti. Un’altra è il piano etico e istituzionale.
Ed è proprio questo il punto.
L’evento, Milonia non è un evento del Parco, per cui non spettava al Parco chiedere conto degli altri partecipanti. Sarebbe stato corretto, però, da parte dell’organizzatore mettere l’Ente nelle condizioni di valutare consapevolmente la sua presenza.
Anche l’Amministrazione comunale di Ortona dei Marsi ha ritenuto opportuno prendere pubblicamente le distanze da quanto accaduto, chiarendo che le scelte organizzative sono riconducibili alla sola Pro Loco di Cesoli.
La vicenda sarà discussa anche all’interno del Comitato della Comunità a Misura d’Orso di Ortona dei Marsi. Perché essere una Bear-Smart Community significa anche questo: affrontare apertamente i temi difficili e scomodi e assumersi insieme la responsabilità delle scelte che riguardano la convivenza con l’orso.
Infine, due parole su alcune immagini fatte circolare in questi giorni.
Dal servizio fotografico pubblicato sulla pagina Ortona dei Marsi Prima Pagina, composto da numerose immagini della manifestazione e dei diversi espositori presenti, sono state selezionate proprio la foto dello stand del Parco e quella dell’attività commerciale in questione, accostandole una sopra l’altra con l’effetto di suggerire una vicinanza e una relazione che il contesto complessivo della manifestazione non restituisce.
Gli stand a Milonia erano distribuiti in più postazioni, con numerosi espositori e attività in diversi punti. Isolare due immagini da un insieme molto più ampio e presentarle come se raccontassero da sole l’intera situazione non contribuisce a far capire i fatti: aiuta soltanto a costruire una narrazione strumentale.
La selezione fotografica è stata certamente accurata. Peccato lo sia stata un po’ meno la restituzione del contesto.
Il Parco continuerà a fare ciò che ha sempre fatto: stare nei territori, lavorare con le comunità e perseguire con determinazione e coerenza la tutela dell’orso bruno marsicano».
Due sole notazioni.
Giusto sottolineare che gli organizzatori avrebbero dovuto informare il Pnalm, e non solo, dell’ingombrante presenza di Leombruni, ma è anche vero che Cesoli non è Manhattan e, per quanto si voglia, una volta accertata la presenza di colui che è accusato di avere sparato e ucciso uno dei simboli del Pnalm e dell’Abruzzo, sarebbe stato estremamente utile a livello etico, morale e simbolico che il Parco avesse fatto i bagagli abbandonando platealmente la manifestazione, magari facendo seguire subito un comunicato di condanna su quanto avvenuto.
Le foto, poi, non hanno valore di ricostruzione logistica, ma il Parco deve comprendere che le esigenze di cronaca obbligano a mostrare con chiarezza l’accaduto. Nessuna strumentalizzazione, che sarebbe peraltro inutile e dannosa, quindi, ma solo riportare i fatti per quel che sono.
