Celebrando i vent’anni dalla morte di San Carlo Acutis: riflessioni di Maria Assunta Oddi

LUCO DEI MARSI – Per i vent’anni dalla morte di San Carlo Acutis, avvenuta il 12 ottobre 2006, manifestazioni, incontri, mostre, momenti liturgici, interviste e documentari  hanno presentato una persona edificante per la contemporaneità del suo messaggio

rivolto soprattutto ai giovani. Anche  il successo del film “Il mio nome è Carlo” trasmesso di recente in prima serata ha contribuito a  suscitare interesse  per la vita del giovane Santo.

A  Luco dei Marsi la reliquia del Santo, esposta nella Chiesa della Madonna dell’Ospedale e la rassegna di pannelli che testimoniano l’interesse del Santo per i miracoli eucaristici nel mondo, ha vissuto una grande partecipazione di un pubblico proveniente da varie regioni. Un interesse nazionale ed internazionale intorno al giovane è nato non per motivi agiografici ma per rispondere al bisogno di certezze capaci di orientare eticamente il pensiero, il sentire e l’agire aprendosi all’altro. Come dice San Francesco. “La grande miseria degli uomini, è che sanno così bene ciò che è loro dovuto e sentono così poco, ciò che devono agli altri”. Superare l’egoismo nella chiusura sociale significa custodire un’umanità libera dall’idolatria dell’io dove nessuno è straniero nel nome dell’unica divina figliolanza.

Un interesse  che al di là della fruizione mistica, culminata in una settimana di fede e preghiera, ha rappresentato un alto valore pedagogico per le nuove generazioni.

I ragazzi, provenienti dalle varie scuole dei Marsi, tramite il racconto di un giovane di solo 15 anni morto per una leucemia, che nonostante la sua malattia ha imparato ad ascoltare il battito del cuore di Dio nel respiro affannato dell’uomo sofferente, hanno compreso che anche il dolore può redimere se vissuto nella prossimità al Tabernacolo.

Carlo, chiamato il Santo del millenial , ha dimostrato con la sua assidua frequentazione dell’Eucarestia, da lui considerata l’autostrada per il cielo, che la santità è realizzabile per tutti.

Dall’età di soli sette anni egli partecipava al banchetto di Dio ogni giorno non per dissociarsi dagli altri ma per invitare gli altri ad assaporare l’amore di chi ha donato la sua vita per redimere dal peccato e confortare nella promessa di Paradiso.

La straordinarietà di Carlo è proprio nell’ordinarietà della sua vita quotidiana. Come tutti gli adolescenti amava lo sport, il gioco, la compagnia degli amici e usare il computer.

Ma tutte le sue azioni finalizzate alla diffusione della solennità eucaristica erano rivolte ad alleviare la povertà e l’oppressione degli ultimi.

In tal senso la sua vita è stata paragonata a quella di San Francesco che fa del Vangelo la liberazione dagli interessi individuali. Carlo soleva dire: “La felicità è uno sguardo rivolto verso Dio. La tristezza è uno sguardo rivolto verso se stesso: Dio non io”.

La fiducia  infinita in Cristo Redentore con l’apertura agli altri nella condivisione e nel servizio sia in Francesco che in Carlo, certamente ognuno con il proprio personale carisma e nel particolare vissuto spazio-temporale, si può indicare con una sola parola:

fraternità.

Nell’era della globalizzazione segnata dall’omologazione della comunicazione mediale Carlo invitava a conservare la propria identità nella fede: “Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”.

L’accettazione del precetto di amare rende l’umanità magnifica proprio come recita  l’Enciclica del Pontefice Leone XIV.

Carlo faceva della carità l’infinito amore di Gesù  per ogni uomo :”Una vita è veramente bella solo se si arriva ad amare Dio sopra ogni cosa ed il prossimo come noi stessi”.

Nell’esortazione apostolica “Cristus vivit” Carlo è stato considerato modello  di santità dell’era digitale  per aver messo la tecnologia con i suoi algoritmi a servizio di Dio. Da autodidatta la sua passione verso gli strumenti informatici lo hanno reso  programmatore sempre più esperto. Ma questa padronanza era finalizzata affinché i giovani considerassero internet uno strumento per avvicinarsi al Signore.

Il Papa a proposito scrisse: “è vero che il mondo digitale può esporti al rischio di chiuderti  in te stesso , dell’isolamento o del piacere vuoto. Ma  non dimenticare che ci sono  giovani che anche  in questi ambiti sono creativi  e a volte  geniali. E’ il caso di San Carlo Acutis”.

Uno sguardo quello di  Carlo che dice a tutti, alle soglie dell’intelligenza artificiale dei suoi tranelli e delle infinite applicazioni, che è possibile anche oggi  vivere l’esperienza del Vangelo.

I resti mortali  di Carlo riposano ad Assis , nella chiesa di Santa Maria Maggiore, Santuario della Spogliazione, dove oggi per il ventesimo anniversario

in una solenne messa a lui dedicata sono stati accolti fedeli e pellegrini di tutte le nazioni che hanno risposto all’esortazione del  Santo a partecipare alla festa eucaristica che ” la nostra meta deve essere  l’infinito, non il finito”.

Maria Assunta Oddi