Ecosistema Urbano 2026, Paolo Romano: “L’Aquila bocciata: 78° posto in Italia tra spreco di fondi pubblici e l’immobilismo della Giunta Biondi”

Foto: Laquilablog.it

L’AQUILA – Pioggia di finanziamenti straordinari, proclami, passerelle e inaugurazioni a favore di camera non bastano a fare di una città un luogo vivibile. A certificarlo in modo increscioso è l’edizione 2026 del rapporto “Ecosistema Urbano” di Legambiente e Sole 24 Ore, che assegna a L’Aquila un deludente 78° posto su 106 capoluoghi italiani.

Con un punteggio complessivo di appena 48,21, ben distante dalla media nazionale di 55,72, il capoluogo abruzzese si conferma incagliato nei bassifondi della graduatoria, fotocopia esatta del risultato dello scorso anno e in calo rispetto al 2024 (quando era 75ª). Una stasi colpevole che spoglia la narrazione trionfalistica dell’amministrazione guidata dal sindaco Pierluigi Biondi, svelando un’amara realtà: dopo nove anni di governo di centrodestra, la qualità della vita degli aquilani continua a peggiorare, a fronte di risorse economiche che pochissimi altri comuni in Italia hanno avuto la fortuna di gestire.

Tutti i numeri del disastro: auto, rifiuti e verde negato

Entrando nel dettaglio dei singoli indicatori statistici, il quadro che ne emerge è quello di un collasso strutturato della pianificazione urbana. L’Aquila sprofonda in quasi tutte le voci chiave per la vivibilità e la sostenibilità:

  • Tasso di motorizzazione (105° posto): Una città schiava dell’auto privata, dove muoversi senza un mezzo proprio tra centro, quartieri e frazioni è diventato un’impresa al limite dell’impossibile.
  • Verde urbano e alberi (97° posto): Sebbene L’Aquila vanti una 14ª posizione per “verde totale” grazie alle montagne e ai parchi che la circondano, la piantumazione urbana è un fallimento. Mancano alberi nei quartieri, davanti alle scuole e lungo le strade.
  • Piste ciclabili (88° posto) e Isole pedonali (80° posto): La ricostruzione post-sisma avrebbe dovuto rappresentare l’occasione storica per ripensare la mobilità dolce e la sicurezza degli spazi pubblici, ma il ritardo accumulato è imbarazzante.
  • Raccolta differenziata (85° posto): Il servizio rifiuti perde quattro posizioni rispetto allo scorso anno. A fronte delle criticità di ASM e dei costi sempre più elevati che gravano sulle tasche dei cittadini, il servizio offerto resta insufficiente e privo di un piano industriale serio.
  • Perdite della rete idrica (82° posto): Nonostante un lieve recupero dovuto alla ripresa dei cantieri dei sottoservizi dopo ben otto anni di paralisi, la dispersione d’acqua rimane una piaga inaccettabile.
  • Trasporto Pubblico Locale (73° posto): Il sistema non attrae utenti a causa dell’assenza di un piano organico e del mancato adeguamento del contratto di servizio di AMA.
Paolo Romano

La denuncia: “Città vetrina sorda ai bisogni dei cittadini”

A scagliarsi contro l’operato dell’amministrazione è Paolo Romano (L’Aquila Nuova), che sottolinea la profonda sproporzione tra le risorse stanziate negli anni e i risultati effettivi conseguiti a beneficio dei cittadini.

“Il problema è innanzitutto politico. Si è preferito investire risorse straordinarie e strumenti di programmazione sulla rappresentazione di una città che cresce sugli eventi, sulle inaugurazioni e sulla visibilità nazionale del solo sindaco. Ma una città non si misura dalla capacità di organizzare manifestazioni: si misura da come vivono le persone, da come funzionano i trasporti e dall’efficienza dei servizi essenziali.”

Romano non risparmia una stoccata ironica sulle recenti uscite mediatiche del primo cittadino: “Biondi avrebbe dovuto affrontare questi problemi strutturali per tempo con la stessa fatica che gli è costata correre per i 72 gradini della scalinata di Rocky Balboa a Filadelfia. Apprezzo l’autoironia e la spensieratezza, ma rendere L’Aquila una città vivibile e moderna lo avrebbe fatto ricordare molto più a lungo dai suoi concittadini.”

Dopo quasi un decennio di governo Biondi, non è più tempo di alibi o di scaricabarile sulle gestioni passate: i numeri di Ecosistema Urbano 2026 presentano il conto a una gestione che ha barattato la vivibilità quotidiana dei propri quartieri e frazioni con l’effimera vetrina delle apparenze.