Casa di Cura San Raffaele di Sulmona. Per i sindacati ormai è “allarme rosso”

L’AQUILA – Casa di Cura San Raffaele di Sulmona e Unita Operativa Spinale, lanciano l’allarme il segretario provinciale della Cgil-Fp, Antony Pasqualone, il segretario territoriale della Cisl, Mauro Incorvati e il segretario provinciale della Uil-Pl, Antonio Ginnetti, che chiederanno un incontro immediato all’assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì, per trovare una soluzione a una vertenza che si trascina ormai da mesi. Assente la politica, nell’incontro in Prefettura di ieri mattina convocato a seguito della proclamazione dello stato di agitazione del personale. In ballo la tenuta di posti di lavoro e la sopravvivenza del prezioso servizio di unità Spinale, considerato una eccellenza nazionale.

“L’Abruzzo rischia di vedere un ridimensionamento dell’importante servizio dell’Unità operativa spinale, oltre alla perdita di 11 posti di lavoro, se la Regione non interverrà subito con il riadeguamento del budget della casa di cura San Raffaele di Sulmona. All’incontro oltre alla proprietà e ai lavoratori del San Raffaele, erano presenti il direttore del dipartimento regionale di Salute e Welfare e un dirigente della Asl. La casa di cura San Raffaele, lo ricordiamo, eroga un servizio di altissima intensità assistenziale – spiegano Ginnetti, Pasqualone e Incorvati – Si tratta di  prestazioni sanitarie importantissime e complementari al pubblico che producono anche mobilità attiva. Si parla sempre di complementarità tra sanità pubblica e privata e poi questo non avviene quasi mai. La casa di cura invece esce da questi schemi e proprio per questo è necessario un intervento immediato che andrà a salvare, oltre al servizio, anche gli 11 posti di lavoro degli operatori e la loro professionalità. C’è stato ieri, intanto, il tavolo di monitoraggio sulla sanità a Roma. Dopo il tavolo chiederemo l’incontro con la Verì – aggiungono – Non si può più attendere. È necessario che la Giunta e l’assessore, oltre ai buoni intenti mostrati finora, passino ad agire concretamente. Ne va, oltre che dei posti lavoro, del depauperamento della sanità dell’entroterra, già fortemente penalizzata. Resteremo comunque vigili – concludono Pasqualone, Incorvati e Ginnetti – su questa vicenda e se nulla dovesse cambiare siamo pronti anche alla mobilitazione”.

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