Lo Stato di tavoli e faldoni e la repubblica del serramanico: il “Fenomeno Maranza” incombe. Risposte sempre più inefficaci ad una violenza giovanile in apparenza insensata
Tra ordinanze sul decoro, tavoli tecnici e sciami di quattordicenni in Tech Fleece, le istituzioni arretrano di fronte alla ferocia della strada. Cronaca di un assedio burocratico dove la carta si scontra con le lame.
Nota dell’autore – Questo pezzo nasce dall’esigenza di raccontare, attraverso la lente del “pezzo di colore” e ironizzando, il cortocircuito tra la staticità della burocrazia e la velocità della strada.
Lontano dal voler sminuire la reale gravità e l’efferatezza di certi episodi di cronaca, vedi l’ultimo grave episodio avvenuto a Fossacesia, in Abruzzo, il testo si barcamena sul contrasto satirico tra un potere formale arroccato nei suoi protocolli e una realtà giovanile che ha ridefinito le regole del territorio a colpi di lame e cliché generazionali. Un piccolo omaggio, nelle atmosfere, a quel crepuscolo d’autorità magistralmente descritto dal cinema d’autore italiano.
O TEMPORA O MORES
La frase il cui significato è “Che tempi! Che costumi” fu detta dal politico romano Cicerone per mostrare grande rabbia contro la corruzione del suo tempo.

L’ultimo baluardo della legalità repubblicana è caduto nel cuore di una stazione qualunque, sulla banchina di un binario di periferia. Da una parte il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, armato di faldoni, decreti d’urgenza e ordinanze sul decoro urbano. Dall’altra, una falange di quattordicenni in tuta Tech Fleece grigia, armati di cassa Bluetooth a volume illegale e sempre più spesso, di un’efferatezza che non scivola via con una ramanzina.
Il prefetto, nel suo ufficio climatizzato, firma l’ennesimo “Daspo urbano”. Nel frattempo, sul campo, le forze dell’ordine osservano impotenti un fenomeno che ha superato il folklore per farsi feroce. Tentare di arginarli con i vecchi strumenti giuridici è un paradosso: si muovono in sciami compatti, si fanno scudo della minore età e mostrano una totale indifferenza verso l’autorità.
LA SICUREZZA

Ma la vera capitolazione delle istituzioni si consuma sul terreno della sicurezza. Negli zainetti e nei borselli griffati, accanto alle sigarette elettroniche al mirtillo, ormai ha trovato spazio una collezione di lame e coltelli a serramanico. Non si tratta più di spavalderia adolescenziale, ma di una violenza gratuita e fulminea. Per uno sguardo di troppo, per un commento sui social o per il controllo di una panchina, la risposta è diventata il fendente. Un’efferatezza gelida, consumata con la stessa leggerezza con cui si registra un video per un social, che lascia sul selciato ferite profonde e comunità sotto shock.
LA RISPOSTA DELLO STATO

Di fronte a questa deriva, l’arsenale dello Stato mostra tutte le sue crepe burocratiche. Le istituzioni rispondono ai fatti di sangue convocando tavoli tecnici, invocando “piani straordinari di controllo” e proponendo metal detector che rimangono sulla carta. Misure astratte che si scontrano con la realtà della strada, dove la sanzione amministrativa fa sorridere e i decreti ministeriali sembrano scritte sulla sabbia. Lo Stato schiera i protocolli, ma la strada risponde con i fatti, muovendosi a una velocità che la macchina pubblica non sa nemmeno concepire.
I CITTADINI?
I cittadini, dal canto loro, assistono a questo spettacolo con gli occhi sbarrati di chi si scopre ostaggio a casa propria. C’è chi ha smesso di prendere il treno dopo le sette di sera, chi devia il tragitto per non incrociare lo “sciame” e chi, dietro la saracinesca abbassata del proprio negozio, mastica amaro. “Se li guardi storto tirano fuori il ferro, se chiami i soccorsi arrivano quando la piazza è già vuota”, sussurra un commerciante di periferia. “La verità è che abbiamo paura di ragazzini che hanno la metà dei nostri anni e il doppio della nostra ferocia”.
UN FUTURO GIÀ VISTO
Viene da chiedersi quale futuro ci attenda, se la traiettoria rimarrà questa. Lo scenario somiglia sinistramente a una versione moderna, in chiave Trap, di quel cupo crepuscolo d’epoca mirabilmente descritto da Nino Manfredi nei panni di Monsignor Colombo da Priverno nel film “ In Nome del Papa Re”.

Guardando fuori dalla finestra di questa nostra modernità assediata, il celebre monologo sulla Roma papilina ormai fuori controllo: “Roma versa in uno stato miserevole in questi giorni di angoscia e paura. Le porte della città sono murate con pozzolana, le strade deserte come se fosse scoppiato il colera, e ci sono cannoni sulle piazze e barricate. Pattuglie di zuavi battono il selciato giorno e notte. Bande garibaldine operano nel contado, e la rivoluzione incalza dentro e fuori le mura al grido di “o Roma o morte” appare odierno.
Parafrasandolo ai nostri giorni: “Pattuglie di gendarmi battono il selciato giorno e notte, firmando verbali che nessuno pagherà. Bande di maranza operano nel contado delle periferie, e la rivoluzione del borsello incalza dentro e fuori le mura al grido di ‘o la piazza o morte’”.
CHE SI FA?
Il parallelo storico è spietato: ieri come oggi, pare ci sia un potere burocratico asfittico e formale che si arrocca nei suoi palazzi mentre fuori la strada ha già cambiato padrone e regole, dettate non più dalle baionette ma dai coltelli a serramanico.
LE STRUTTURE

Il fallimento è strutturale. Si discetta di disagio giovanile e di riforme scolastiche mentre i presidi territoriali arretrano. La capitolazione finale si avverte nella rassegnazione dei cittadini e nell’imbarazzo di un sistema che cerca di contrastare una violenza spietata e reale con moduli da compilare in triplice copia. “Abbiamo già predisposto un tavolo di monitoraggio interforze per mappare i flussi del disagio” – pare sentir dichiarare un portavoce dell’assessorato alla sicurezza, stringendo un faldone nuovo di zecca – “e confido che entro il prossimo trimestre avremo un quadro statistico chiaro per varare una campagna di sensibilizzazione sull’uso consapevole degli spazi pubblici”. Una dichiarazione formale, rassicurante e asettica.
ALLA FINE
Peccato che, mentre il portavoce termina il discorso, a poche centinaia di metri di distanza, il luccichio di una lama abbia già risolto l’ennesima disputa per una panchina.
Non resta che attendere fiduciosi il prossimo decreto ministeriale. Nel frattempo, per sicurezza, meglio aggiornare il testamento biologico invece di connettersi al Wi-Fi della stazione.
LEO Vito
